Nella bici c’era un vuoto, un caro amico l’ha colmato: ecco la “bici fotovoltaica” che “ricarica”

biciventurelliLa parola “sostenibilità”, oggi divenuta di uso comune e certe volte anche un pò abusata, si può estrinsecare in un processo, in un prodotto, in una nostra singola azione quotidiana, riuscendo ad innescare sempre più una virtuosa competizione verso il miglioramento continuo. In questo contesto, non poteva sfuggire alle attenzioni dei progettisti, uno dei simboli fondamentali della mobilità come la bicicletta, che spesso di presta alle innovazioni anche più bizzarre (vedi post “bicicletta elettrica e fotosintesi clorofilliana: punto di contatto nella bici fotosintetica”)    nella sua evoluzione elettrica e non, non poteva non incontrare il fotovoltaico, oggi diffuso, grazie agli incentivi degli scorsi anni, denominati “conto energia”,  in oltre 600.000 installazioni sui tetti degli italiani, in una corsa importante alla diffusione cercando proprio di emulare la storica bici. La cosa più bellaventurelli per me è che questa evoluzione viene da un caro amico, persona di grande competenza ma che trasmette immensa passione, che io stimo moltissimo, come Massimo Venturelli (foto a destra), Presidente ATER (Associazione Tecnici Energie Rinnovabili), e che, non certo casualmente, viene dalla regione da sempre simbolo incontrastato della bici come l’Emilia Romagna.  Come molti sanno, i moduli fotovoltaici producono energia elettrica in corrente continua, la stessa utilizzata per far funzionare tutti i dispositivi elettronici portatili, sempre più presenti nella nostra vita quotidiana. Le batterie di questi dispositivi hanno l’esigenza di essere ricaricate frequentemente attraverso l’impiego di normali carica-batterie dotati di spina 220VAC. E’ possibile anche ricaricare i dispositivi tramite una semplice presa USB attraverso un adattatore da automobile (il classico spinotto da infilare nell’accendisigari dell’auto). Massimo è però andato oltre cercando di trovare una soluzione per ricaricare la nostra batteria se siamo in bicicletta e magari immersi nella natura, dove non è facile reperire una presa 220V, e dove, nello stesso tempo, è necessario aspettare troppo tempo prima che la carica abbia raggiunto un livello di carica accettabile. L’ingegnosa soluzione Massimo l’ha trovata, inserendo dei moduli fotovoltaici a bordo della bicicletta, in particolare nelle ruote, potendo ricaricare il nostro dispositivo pedalando tranquillamente in bicicletta. Si tratta di un dispositivo fotovoltaico a bordo della bicicletta, che costituisce una sorta di “ciambella fotovoltaica” inseribile tra i raggi di qualsiasi comune bicicletta, che, esposta alla luce, è sufficiente a caricare un qualsiasi dispositivo portatile. Dopo il grande successo della presentazione ufficiale ad Ecofuturo, festival delle Ecotecnologie e dell’autocostruzione, tenutosi a fine luglio scorso in Umbria presso la struttura di Alcatraz di Jacopo Fo, la bicicletta, dotata di due diversi tipi di celle fotovoltaiche, installate in altrettanti sistemi lenticolari sonFestival2014inseriti all’interno delle ruote sarà presente anche al Sondrio Festival, che si apre domenica 5 ottobre a Sondrio. Con nuovo prototipo è possibile caricare ben due dispositivi contemporaneamente (uno per ruota). I moduli impiegati, possono esprimere una potenza di picco di 25W, potendo funzionare, particolare certo non di poco conto, anche con luce diffusa. I prossimi, ulteriori sviluppi del sistema, vedranno l’impiego di batterie fisse a bordo, in modo da poter sopperire all’assenza di luce e soprattutto rendendo il mezzo indipendente dal punto di vista energetico, potranno così funzionare a lungo e senza problemi di autonomia luci, sistemi GPS, navigatori satellitari ecc.. Ulteriore, prossimo sviluppo sarà ovviamente l’applicazione del sistema a biciclette con pedalata assistita, in modo che queste potrebbero ricaricarsi alla luce del sole, arrivando a non aver più bisogno della rete elettrica. Con questa nuova realizzazione di Massimo, la bici si consacra come “mezzo per ricaricarsi”, nella più ampia accezione del termine. Un altro grande frutto dell’ingegno italiano, e del quale il caro Massimo Venturelli, che sono certo continuerà a stupirci: parafrasando il mitico Corrado Mantoni nella sua “Corrida”, direi “… e non finisce qui!!“.

Sauro Secci

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