Europa No Carbon: avanti con sfumature diverse

eiaIl format del bollettino rappresenta indubbiamente quello più utile a monitorare nel tempo un fenomeno evolutivo, la cui forma più diffusa è indubbiamente rappresentata, quotidianamente, dai bollettini meteo. Ci sono altri fenomeni che ovviamente richiedono verifiche periodiche molto più rarefatte nel tempo. Uno degli ambiti in grandissima transizione è indubbiamente quello dell’energia e della decarbonizzazione dei modelli energetici. A provare a verificare che energia “tira” in Europa, ci ha provato una istituzione americana come EIA (Energy information administration Usa), con il rapporto “European nations are increasing electricity generation using no-carbon sources” secondo il quale “negli ultimi anni, i tassi di penetrazione della produzione di energia no-carbon sono aumentati dal 50% al 56%, i paesi dell’Unione europea lavorano per raggiungere gli obiettivi di energie rinnovabili e di emissioni di gas serra. L’aumento dei livelli di produzione da fonti rinnovabili, insieme ala produzione nucleare, fanno sì che molti Paesi europei generino una gran parte della loro elettricità da fonti no-carbon”.

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Il rapporto rimarca come “le fonti no-carbon producono energia mentre non rilasciano praticamente emissioni di anidride carbonica, e comprendono il geotermico, l’idroelettrico, il nucleare, solare (sia a livello di utility che di solare distribuito), l’energia delle maree e la produzione eolica. Sebbene le centrali a biomasse emettano anidride carbonica durante il loro funzionamento, l’intero ciclo di vita dei combustibili da biomassa è spesso considerata carbon neutral ai fini del soddisfacimento degli obiettivi di questi Paesi”.
Situazioni che presentano però connotazioni diverse nel 2012, nello scacchiere europeo, con Francia, Islanda, Norvegia, Svezia e Svizzera che producevano già più del 90% della loro elettricità netta da fonti no-carbon, e altri paesi come Austria, Slovacchia, Finlandia, Slovenia, Danimarca, Spagna, Ungheria e Portogallo che producevano almeno il 50% della loro energia elettrica con fonti no-carbon. Molto variegate ed eterogenee le quote di rinnovabili tra i diversi paesi, partendo dal 100% dell’Islanda alla grandissima percentuale di nucleare della Francia ma anche di Slovacchia e Repubblica Ceca, Svizzera e Belgio, nazioni, le ultime due, che si accingono ad abbandonare il nucleare, pur essendone ancora fortemente dipendenti.
L’Italia si trovava nel 2012 sopra la 30% di fonti no-carbon, con un 2013 e a quanto sembra anche un 2014, quando siamo riusciti a toccare quote superiori al 50%, piazzandosi davanti alla “virtuosa” Gran Bretagna, ancora in buona parte nucleare dipendente e poco sotto la Germania, prima protagonista europea del “miracolo” rinnovabile. Un trend importante ma da consolidare fortemente quello italiano, considerando che nel 2002, l’energia no-carbon nazionale, quando ancora erano presenti le sole rinnovabili storiche come geotermico ed idroelettrico, in attesa di eolico e fotovoltaico, si collocava sotto il 20%. Secondo Eia, “La quota di produzione senza emissioni di carbonio nei paesi europei dovrebbe continuare ad aumentare, dato che gli obiettivi del pacchetto clima e energia dell’Unione europea sono sia una diminuzione delle emissioni di gas serra che l’aumento della quota di consumo di energia prodotta da fonti rinnovabili”.

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Un grandissimo balzo in avanti quello delle energie no-carbon nel decennio 2002-2012, qulleo che emerge dal rapporto, secondo il quale “i Paesi hanno aggiunto le fonti rinnovabili per il loro mix di produzione. 18 Paesi generano almeno un terzo della loro produzione da fonti no-carbon e 13 ne generano almeno la metà, erano rispettivamente 13 e 10 nel 2012”. Evidente come già dicevo per la situazione italiana, il ruolo preminente, in questa grande evoluzione , di solare, eolico e biomasse, come si legge nel rapporto “Ad esempio, mentre la quota di produzione no-carbon complessiva della Germania è aumentata solo di poco tra il 2002 e il 2012, dal 38% al 41%, rispetto questo periodo c’è stato un grande cambiamento all’interno del portafoglio no-carbon, con la quota di produzione nucleare in calo di 12 punti percentuali. La quota di energia solare, eolica e biomasse della Germania è aumentata di 15 punti percentuali rispetto allo stesso periodo. Come gli Stati Uniti, che nel 2012 hanno generato il 32% della loro elettricità da fonti no-carbono, i Paesi in Europa producono la maggior parte della loro elettricità senza emissioni di carbonio da fonti nucleari e idroelettriche, con un portafoglio più piccolo per altre fonti rinnovabili. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni, tuttavia: insieme all’energia idroelettrica, nel 2012 quasi il 30% della produzione elettrica netta totale dell’Islanda proveniva da fonti geotermiche, mentre la Danimarca ha prodotto oltre il 50% della sua elettricità da eolico e biomasse”. Un rapporto-bollettino che richiede indubbiamente aggiornamenti periodici per capire gli effetti delle politiche messe in atto dai diversi paesi, che dovrebbero procedere finalmente senza indugi, come purtroppo fino ad oggi, troppo spesso è successo in paesi come l’Italia.

Sauro Secci

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