Pianeta Terra 2050: 25 milioni di km di asfalto la avvolgeranno

asfalto_vignettaAscoltando domenica 31 agosto, il discorso di Papa Francesco parlare un piazza San Pietro a Roma, in occasione della 9a giornata per la custodia del creato, richiamando i forti valori profondamente etici e religiosi per la tutela dell’ambiente che ci è stato dato in custodia, sono stati molti i richiami anche allo sradicamento della aberrante cultura dello spreco in tutte le sue forme, che enormi danni sta arrecando proprio alle zone più povere e cruciali del mondo, ricche di minerali o ancora più perversamente di biodiversità. Relativamente al consumo di suolo planetario, una delle forme di maggior peso lasciate dalla pesante antropizzazione moderna, che si manifesta con grande sottrazione di foreste, aree agricole e forme di biodiversità di grande valenza, è costituita dalla costruzione di serpentoni sempre più sterminati di asfalto, che avrebbero l’esigenza di una migliore pianificazione, magari rettificando un modello di sviluppo che nel tempo ha letteralmente massacrato la cosiddetta “filiera corta” con merci costrette, molte volte senza motivi funzionali veri, decine di migliaia di chilometri, molti dei quali proprio su piste di asfalto. Secondo alcune recenti proiezioni, saranno più di 25 milioni di chilometri, leasfalto_pavimentazione nuove strade che verranno costruite in tutto il mondo entro il 2050, una autentica colata di asfalto della lunghezza stimabile in 600 volte il diametro terrestre. Una autentica apocalisse per gli ecosistemi e proprio per evitarla, un team di scienziati, hanno elaborato una “road map”, alla ricerca di un equilibrio fra necessità di sviluppo economico e sociale e tutela dell’ambiente.
Gli studiosi si sono concentrati sull’agricoltura, dal momento che la domanda alimentare mondiale dovrebbe raddoppiare entro la metà di questo secolo e “buone strade “sono di vitale importanza per gli agricoltori, dal momento che possono acquistare fertilizzanti per aumentare le produzioni e portare le colture ai mercati, potendo minimizzare così gli sprechi, con costi minori, come ha spiegato uno dei coordinatori del progetto, Gopalasamy Reuben Clements dell’università australiana James Cook.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature (link in calce al post), ha avuto una evoluzione temporale di quasi due anni, con l’obiettivo di riuscire a tracciare i più importanti ecosistemi e biodiversità del mondo, identificando aree nelle quali nuove strade danno benefici potenzialmente maggiori, altre aree in cui va assolutamente è assolutamente da evitare la colata di asfalto e ‘zone di conflitto’, dove costi e benefici potenziali sono considerevoli. Per alcune regioni le elaborazioni svolte dal team di ricerca, possono essere migliorate, integrandole con informazioni locali dettagliate, anche se, secondo un autore dello studio, Andrew Balmford del Dipartimento di Zoologia di Cambridge, il quadro complessivo elaborato risulta essere consistente. Secondo William Laurance, della australiana James Cook University, “abbiamo bisogno di strade per le nostre società ed economie, quindi la sfida è scegliere dove metterne di nuove e dove evitarle”. Laurance e Balmford, che hanno lavorato con colleghi di Harvard, Cambridge, Melbourne, Minnesota e di altre università, hanno individuato le aree che potrebbero trarre maggior beneficio da nuove strade in quelle convertite all’agricoltura ma che non rendono abbastanza.

distribuzione_strade_fig1

Roads are indicated in black; white areas lack mapped roads. The quality of road maps varies greatly among nations, with many smaller and unofficial roads remaining unmapped. We generated this map using data from the integrated gROADS…

nature13717-f2

a, b, The environmental-values layer (a) integrates data on terrestrial biodiversity, key habitats, wilderness, and environmental services. The road-benefits layer (b) shows areas broadly suitable for agricultural intensification,

nature13717-f3

Shown are priority road-free areas (green shades), priority agricultural areas (red shades), conflict areas (dark shades), and lower-priority areas (light shades).

Al riguardo interessanti le osservazioni di Nathan Mueller dell’Università di Harvard, secondo il quale “ci sono ancora distese nel mondo in cui l’agricoltura può essere notevolmente migliorata senza grandi costi ambientali. Nelle foreste tropicali invece stendere asfalto determinerebbe danni ambientali peggiori con scarsi vantaggi. Secondo lo studio poi, in gran parte del mondo, come Amazzonia, Sud-Est asiatico, e in Madagascar, i costi ambientali di espansione delle strade sono enormi. Una rilevazione ulteriore, fatta dagli autori dello studio, riguarda infine il fatto che una pianificazione proattiva e strategica per ridurre i danni ambientali dovrebbero essere al centro di qualsiasi discussione sull’ampliamento stradale, auspicando che il sistema elaborato dallo studio, possa essere adottato da governi e agenzie di finanziamento internazionali, per aiutare lo sviluppo equilibrato e la conservazione della natura. Un aspetto davvero molto importante, in un momento nel quale in molti paese, l’espansione delle strade non è pianificata ed è sostanzialmente caotica, mentre risulta sempre più grande l’esigenza di un approccio più proattivo per fronteggiare la più esplosiva era di espansione delle strade nella storia dell’umanità. Visto il dato citato in premessa, costituito dal fatto che la lunghezza totale di nuove strade attesa entro la metà del secolo potrebbe circondare la Terra per più di 600 volte, c’è davvero poso tempo da perdere per cercare di rettificare la rotta .

Sauro Secci

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