Per il tabacco, storico biondicatore ambientale, un futuro da biocombustibile tra luci ed ombre

tobacco-childNella lotta ai cambiamenti climatici un capitolo molto importante sul quale mitigare gli impatti dei combustibili fossili è costituito indubbiamente dal settore dei trasporti. Un settore, quello dei trasporti sul fronte del quale, a fianco della trazione elettrica, che sta facendosi largo sempre con maggiore forza nell’ambito della mobilità terrestre leggera, grazie ai grandi progressi nel campo delle batterie e dei sistemi di accumulo, appaiono a più riprese sulla scena i biocarburanti, sempre al centro di controverse diatribe tra utilizzazioni food e no food e pratiche spesso indiscriminate nell’uso dei suoli. Sono infatti ancora i settori della mobilità marittima e della navigazione e di quella aerea, per i quali la trazione elettrica sembra ancora lontana da una possibilie, definitiva consacrazione, che i biocarburanti tornano ripetutamente all’attenzione. Nel caso specifico che mi appresto ad analizzare è ancora una volta la navigazione aerea al centro dell’attenzione, dopo che, proprio qualche mese fa avevo parlato della possibilità di utilizzo dell’olio alimentare ricostruito come combustibile per aerei (vedi post “Dopo la frittura anche l’olio prende il volo“). Questa volta al centro dell’attenzione, per l’utilizzo come biocombustibile, una pianta controversa come il tabacco, da sempre croce e delizia dei fumatori ed anche grande bioindicatore della qualità dell’aria che respiriamo. Si, proprio un grandenecrosi_tabacco bionidicatore il tabacco, utilizzato per rilevare la presenza di un inquinante a cui è molto sensibile come l’ozono.  La foto a lato illustra una foglia di tabacco esposta a concentrazioni di ozono relativamente basse con presenza di numerose necrosi fogliari. Nello specifico la pianta è stata trattata con ozono alla concentrazione di 70 ppb (0,14 mg/mcubo) per 7 ore al giorno per un periodo di due settimane. Ma torniamo al tema da affrontare e, specificatamente all’idea di un grande costruttore di aerei come la Boeing, di produrre biocarburante per aerei utilizzando piante di tabacco modificate, una idea che potrebbe portare ad una sostanziale riduzione delle emissioni inquinanti legate al trasporto aereo stimolando al contempo certe economie come quella del Sud Africa, dove la pianta verrebbe coltivata. La Boeing in stretto contatto con la SkyNRG_logo_buonocompagnia aerea sudafricana South African Airways (SAA) e la società SkyNRG produttrice di jetfuel sostenibile (link sito), sta cercando di espandere la produzione dell’impianto ibrido Solaris detenuto da quest’ultima, sostenendo che l’utilizzo del tabacco potrebbe rivelarsi una coltura energetica che gli agricoltori avrebbero la possibilità di far crescere variandone l’impiego tradizionale per l’industria del fumo. Proprio in Africa si stanno in questo momento testando le nuove piante, modificate per non contenere nicotina, con l’obiettivo di riuscire a portare sia su larga che su piccola scala la produzione nei prossimi anni. Mentre all’inizio della sperimentazione il carburante modificato veniva estratto esclusivamente dai semi della pianta, si sta oggi testando una metodologia che permetterà che il biocarburante sia ottenuto dall’intera pianta. Evidente è ovviamente il potenziale di riduzione dell’impatto ambientale del nuovo biocarburante, rispetto ad un carburante tradizionale, con un calo delle emissioni di anidride carbonica stimabili tra il 50 e l’80 per cento rispetto al carburante derivato del petrolio durante l’intero ciclo di vita. Secondo lo specialista di tematiche ambientali della South African Airways della  Ian Cruickshank, “utilizzando il tabacco ibrido, possiamo sfruttare la conoscenza di coltivatori di tabacco in Sud Africa a crescere un raccolto per la produzione di biocarburanti senza incoraggiare il fumo. Questo è un altro modo in cui SAA e Boeing stanno guidando lo sviluppo di biocarburanti sostenibili, rafforzando al tempo stesso un’opportunità economica per la nostra regione.” La scelta intrapresa dal team di imprese non ha mancato di sollevare le polemiche di molte associazioni e gruppi ambientalisti, messi in allarme dal fatto, visti anche i ricorsi storici, che un tale business possa alimentare la deforestazione (vedi post “Biocarburanti e cambiamenti climatici: il virus olio di palma“) spingendo gli agricoltori a volere appezzamenti di terreno da coltivare sempre più grandi a danno degli equilibri degli ecosistemi, in un paese peraltro già abbondantemente depredato come l’Africa ed in cui la dimensione delle colture è capace di distruggere completamente il tessuto connettivo dei territori e la sostenibilità delle colture.

 A seguire un video che introduce l’iniziativa del team di imprese giudata da Boeing

 

Sauro Secci

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