Civiltà minerarie europee “in rete”: ecco “Mineraria”, con a capofila un sito che fa parte delle mie radici

cava_calvi_1884Parlando delle mie radici, la civiltà mineraria ha costituito indubbiamente una parte fondamentale per la mia formazione. Infatti, quando sono nato, nell’oramai lontano 1956 nel piccolo paese di Bomba nel comune di Cavriglia (AR), stava nascendo uno dei progetti strategici industriali più importanti per il nostro paese di quel tempo, con il passaggio da una modalità di escavazione della lignite (il combustibile più povero nella scala dei “carboni”) fino a quel momento effettuata duramente “in galleria”, ad una modalità decisamente più intensiva ma nel contempo meno pericolosa per i minatori, effettuata con modalità “a cielo aperto”, del tutto simile a quella praticata nelle pianure tedesche del bacino della Ruhr, nel nord ovest della Germania, che però lacerava profondamente i territori. Una modalità che permise però in quegli anni, di dare vita al cosiddetto “Progetto Santa Barbara”, finalizzato alla costruzione della omonima centrale termoelettrica a combustibile solido, la più grande del tempo in Italia, entrata poi in esercizio nel 1958. Una traccia importante anche nella mia famiglia, in migrazione da una civiltà contadina ad una industriale ed operaia, dove mio nonno era contadino e mio padre minatore e operaio meccanico di miniera. Nel 1973, nel pieno della prima grande crisi petrolifera, connessa con il conflitto arabo-israeliano del Kippur, le scelte governative optarono per lo sfruttamento anche dell’aria mineraria a nord ovest dello storico e più ricco bacino lignitifero di Castelnuovo dei Sabbioni, nel frattempo esauritosi, caratterizzata da lignite di più scadente qualità. Una scelta che determinò, nel 1980, l’evacuazione del mio paese natale con la ricollocazione della popolazione nei paesi limitrofi, e lo sradicamento di quella forte comunità oltre che lo sconvolgimento profondo del paesaggio, prima di arrivare, esattamente il 1 aprile del 1994 all’esaurimento ed alla cessazione dell’attività mineraria estrattiva ed in tempi successivi alla conversione della centrale termoelettrica a lignite a ciclo combinato a gas, avvenuta nel 2006. E’ ancora forte il ricordo delle notti passate con il rumore ed i cigolii delle macchine di scavo che ridisegnavano il paesaggio intorno, insieme a quel grande vuoto che si andava generando: non poter far vedere ai tuoi figli le tue radici, la casa dove sei nato, etc.. Al prezzo da me pagato in giovinezza, ha corrisposto però il fatto che quel mondo mi ha anche dato l’opportunità di esprimermi professionalmente permettendomi di dare sfogo alle mie passioni in ambito lavorativo, oggi più che mai forti per cercare di dare una piccolissima voce al disegno di un nuovo modello energetico. In quella stessa centrale termoelettrica ho infatti mosso i primi passi per poi conoscere a fondo l’intero parco termoelettrico nazionale di ENEL, in uno degli ambiti per me più belli come il monitoraggio ambientale, quel grande pacchetto di discipline cioè, capace di mettere in gioco tutte le tecnologie per il controllo degli impatti degli impianti sui territori di riferimento. Un rapporto, quello con l’energia, che mi ha permesso oggi di evolverlo con il nuovo scenario energetico, aggiungerei una autentica rivoluzione, per la verità non poco osteggiata, che il mondo delle energie rinnovabili e della efficienza energetica sta completamente ridisegnando, per aprire una nuova pagina, davvero nel segno delle nostre origini rivisitate, dopo oltre due secoli di era fossile color “grigio fumo”. Non posso certo per questo misconoscere però,  il ruolo che anche le centrali termoelettriche hanno avuto nel periodo post-bellico per risollevare il paese durante la ricostruzione, ed anche le grandi azioni di prevenzione ambientale messe in atto da ENEL in quegli anni di cui sono stato diretto testimone. mine_castelnuovoIn questo mia lunga evoluzione professionale, pur non avendo mai lavorato direttamente all’interno della miniera, ho avuto però modo di operare e gestire per circa 10 anni, dal 1981 al 1990, il centro di calcolo ed elaborazione dati della programmazione geo-topografica della miniera di Santa Barbara, venendo in contatto con quel mondo, che pure, al pari del monitoraggio ambientale, che è sempre stato la mia attività principale, aveva una molteplicità disciplinare di grande rilievo, conoscendo indimenticabili colleghi di lavoro, alcuni dei quali oggi non sono più tra noi, che ricordo ancora con grandissima stima ed affetto, per la passione e l’amore per il proprio lavoro. A distanza di molti anni, eborgo dopo che il comune di Cavriglia, dove sono nato e risiedo, ha recentemente dato vita al Museo delle Miniere e del Territorio “Mine”, proprio sulla sommità del vecchio borgo abbandonato di Castelnuovo dei Sabbioni, a pochissimi passi da dove, molti anni fa, ho frequentato le medie inferiori, oramai da anni franate a valle (link sito), mi ha fatto davvero piacere apprendere che proprio il Museo Mine è destinato a divenire il capofila, come promotore di un progetto pilota europeo inserito nell’ambito della nuova programmazione 2014-2020 di “Horizon 2020” e finalizzato a digitalizzare e mettere in rete ben quattro museicercs minerari europei istituiti dopo la chiusura di altrettanti distretti minerari. Oltre al museo MINE di Castelnuovo dei Sabbioni al quale sta dando come sempre un grandissimo apporto lo straordinario archivio fotografico di un grande cultore ed appassionato della civiltà mineraria come Emilio Polverini oltre che gli archivi documentali di ENEL, faranno rete quelli del Museo de las Minas de Cerces, della miniera di carbone del centro catalano di Cercs in Spagna (link sito) (foto sopra), della miniera francese di uranio, dismessa alcuni anni fa, di Limoges ureka(link sito), nel Massiccio Centrale e dove è nato “le musée de la mine d’uranium” (immagine a sinistra), nel cuore della Francia e collocata in un distretto minerario molto composito (oro, argento, rudnik_scienceantimonio, rame, etc.) e della miniera di mercurio di Idrija in Slovenia (link sito), dove è nato “Idrija Mercury Mine” La miniera slovena è stata la seconda miniera di mercurio al mondo per importanza, e dopo la sua chiusura, è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO (vedi foto a sinistra), oltre che resa fruibile ai visitatori. Tramandare la memoria e i tratti caratteristici fondamentali come quelli della civiltà mineraria che hanno caratterizzato tante comunità, è un valore assoluto per proseguire il cammino e lo scopo del nascente progetto è proprio quello di digitalizzare e mettere in rete gli archivi dei quattro musei minerari europei, alla luce delle più recenti tecnologie evolutive di internet, di grandissima potenzialità e penetrazione ed oramai imprescindibili, anche visto il target di riferimento elettivo, costituito proprio dalle nuove generazioni. Il progetto si avvarrà del supporto tecnico-scientifico del Centro di geotecnologie dell’Università di Siena. L’obiettivo è quello della creazione di una piattaforma per condividere con altri musei, la dotazione del proprio “giacimento”, un gioco di parole, mai più appropriato, corrispondente ai diversi reperti raccolti, costituiti da oggetti, contributi audio, fotografie, filmati, documenti cartacei, opportunamente schedati che con il nuovo progetto potranno avere avere nuova vita e penetrazione proprio grazie alle nuove tecnologie. Un obiettivo complesso, ma proprio per questo stimolante, per la diversità delle storie dei diversi distretti minerari e dei musei coinvolti, ma fondamentale per la formazione di conoscenze e consapevolezze di un vasto patrimonio europeo. L’esperienza potrà essere allargata e disseminata a molti altri Stakeholder, tra le molte altre realtà esistenti nell’ambito dell’Unione Europea.

Un progetto, quello che il Comune di Cavriglia sta portando avanti, che non può non farmi ricordare, da vecchio abitante di Bomba, una straordinaria figura per la nostra zona e per tutto il Valdarno, come il compianto Professor Giovanni Billi, mio compaesano della “periferia di Bomba” (io delle “Strisce Rosse” lui de “Il Linci”), noto a tutti come “il Geologo del Valdarno”, per anni referente del Museo Paleontologico dipaleo Montevarchi (link sito), che ho avuto l’immensa fortuna di avere come insegnante di matematica e scienze alle medie inferiori, frequentate proprio a Castelnuovo dei Sabbioni negli oramai lontanissimi anni ’60 e di cui conservo in casa due splendide opere realizzate per ARCA-ENEL. Indimenticabili le lezioni di scienze del Professor Billi, alcune delle quali fatte, facendoci repertare fossili di varia natura per il Museo che detiene la maggior parte dei reperti proveniente proprio dal bacino lignitifero di Santa Barbara, che ancora, in quegli anni, si potevano facilmente trovare anche in aree collaterali alla escavazione mineraria. Un personaggio che, come pochi, mi ha fatto capire l’importanza di amare un lavoro, a maggior ragione poi, se questo lavoro affonda le radici sul territorio dove sei nato e vissuto.

Una umile riflessione ed un auspicio che mi sento di dare di seguito, anche a valle della presentazione ufficiale del progetto, avvenuta presso il Museo Mine di Castelnuovo dei Sabbioni sabato 30 agosto, a cui ho partecipato, si richiama ad alcuni passaggi di due dei coordinatori anziani del progetto, il Direttore del Museo Mine Gianfranco Molteni, quando ha rilevato che obiettivo di un museo, a maggior ragione se inserito in una logica di rete, “è conservare ma anche costruire“, e l’altro coordinatore Angiolo Caselli, che introducendo il tema dei cantieri scuola in Europa anche all’interno di strutture così ricche di valore testimoniale, ha toccato l’assoluta esigenza di tramutare progettualità di questo tipo per formare i giovani sui nuovi profili professionali, ed in questo caso il riferimento alla grande rivoluzione energetica, non può e non deve essere assolutamente casuale, vista anche la tematica di partenza, e i tanti nuovi profili professionali che proprio la green e la white economy stanno proponendo. Ecco di seguito la mia riflessione condivisa:

“la lunga e dura esperienza mineraria del bacino lignitifero del Valdarno Superiore, oltre a rappresentare un elemento culturale ed economico fondamentale da tutelare e tramandare, per questo territorio, è oggi di grandissima attualità. Infatti, utilizzare combustibile disponibile in loco “a bocca d’impianto”, in un contesto oggi definibile come “filiera corta o cortissima”,  è stato, in piena era fossile e con le tecnologie disponibili allora, precursore della rivoluzione energetica oggi in corso,  grazie alle energie rinnovabili e alla efficienza energetica, con un modello energetico finalmente non più concentrato e sotto il controllo di pochi, ma distribuito e quindi più democratico, più partecipato, in cui ogni cittadino ha la possibilità di andare oltre il ruolo di semplice utilizzatore, potendo divenire anche produttore. Dico questo perchè per anni e sino ad oggi, gran parte dei combustibili fossili, e la quasi totalità di quelli solidi utilizzati anche attualmente nelle centrali termoelettriche italiane, non solo non sono nazionali, ma addirittura di matrice “transoceanica”. Tradotto in altre parole, secondo me è fondamentale il valore testimoniale dell’iniziativa, teso a tutelare e mettere in rete i valori della civiltà mineraria in tutte le forme, ma sarebbe davvero bello, attribuire all’azione progettuale anche componenti di prospettiva, orientate al coinvolgimento ancora maggiore delle nuove generazioni, in un contesto in piena rivoluzione come quello dell’energia, che tanti messaggi e chiavi di lettura sta fornendo, (per ora solo parzialmente recepiti), per uscire dalla gravissima crisi di sistema che stiamo vivendo, basata unicamente sulla crescita e sul folle superamento della parola “limite”, che troppo frettolosamente ha accantonato enormi valori umani, presenti anche e in quantità, nella civiltà mineraria, come in quella contadina che pure sono convissute in questo angolo di Toscana. Una visione del futuro la mia, che vede proprio la grandissima rivalutazione dei piccoli e piccolissimi impianti tecnologici in luogo di grandi e grandissime opere,  troppo spesso impattanti e con gravi effetti collaterali, dimostrati ampiamente sul campo. E si badi bene che questo non vale solo per il mondo dell’energia ma per tutti i “sistemi a rete” (esempio: il trattamento e la depurazione delle acque, etc.), per i quali non saranno più necessarie immani opere, come continui potenziamenti di immensi elettrodotti “quantitativamente consistenti”, quando investire sulla “qualità” e sull’intelligenza delle reti in un grande abbraccio tra passato remoto e futuro, reso oggi finalmente possibile dalle nuove tecnologie. Una serie di aspetti che richiedono la fondamentale formazione di nuove figure professionali. Un aspetto che anche il Comune di Cavriglia, in cui Mine ha sede, conosce bene, per esempio, relativamente alla realizzazione del nuovo elettrodotto ad alta tensione, che auspico fortemente, se non ci saranno intoppi in questa grande rivoluzione, non più necessario nei termini originari tra quattro anni, quando ne sarà rivalutata  l’opportunità di realizzazione. Credo si tratti di un aspetto essenziale, sopratutto se contestualizzato nell’ambito di un Progetto Europeo, come Horizon 2020, che deve avere proprio nella dimensione di prospettiva il suo valore fondante di base”.

A seguire un contributo filmato, per me molto bello, estratto di un filmato realizzato dall’Istituto Luce sul progetto “Santa Barbara”  e sull’inizio dell’escavazione a cielo aperto nel bacino lignitifero di Castelnuovo dei Sabbioni nel Valdarno Superiore (Arezzo) 10/01/1963

Sarò ripetitivo e non me ne curo, ma quando parlo di radici e di miniera non posso non concludere questo post con un meraviglioso, immortale brano musicale che è un pò il simbolo della mia giovinezza e che mi accompagnerà per tutta la vita, oltre che l’autentico inno al mestiere più duro al mondo, composto ed eseguito da uno dei gruppi che ha fatto la storia della musica italiana come i leggendari New Trolls. Grazie a Vittorio, Nico e Giorgio per questa perla che da oltre 40 anni spiega come poche, in forma artistica, la vita, il sudore ed il sangue dei minatori nelle miniere. Un tributo lasciato pesantemente dal popolo italiano anche fuori confine come la mattina dell’8 agosto 1956 (anno in cui sono nato) in una miniera di carbone, denominata “Bois dumarcinelle Cazier”, a Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio (nella foto a destra il monumento alle vittime), recentemente inserita tra i patrimoni dell’Unesco, e dove trovarono la morte 262 minatori, molti dei quali italiani, su un totale di 274 presenti nella miniera. Si tratta del terzo disastro minerario nella storia dei minatori italiani emigrati, dopo quelli di Monongah e di Dawson nelle miniere di carbone degli Stati Uniti. Nel video che accompagna lo splendido brano dei mitici New Trolls anche alcuni fotogrammi di quel tragico 8 agosto 1956 a Marcinelle.

  • NEW TROLLS “UNA  MINIERA” 1969 – AUTORI: Giorgio D’Adamo – Vittorio De Scalzi – Nico Di Palo

TESTO:

Le case le pietre ed il carbone dipingeva di nero il mondo
Il sole nasceva ma io non lo vedevo mai laggiù era buio
Nessuno parlava solo il rumore di una pala che scava che scava

Le mani la fronte hanno il sudore di chi muore
Negli occhi nel cuore c’è un vuoto grande più del mare
Ritorna alla mente il viso caro di chi spera
Questa sera come tante in un ritorno.

Tu quando tornavo eri felice
Di rivedere le mie mani
Nere di fumo bianche d’amore.

Ma un’alba più nera mentre il paese si risveglia
Un sordo fragore ferma il respiro di chi è fuori
Paura terrore sul viso caro di chi spera
Questa sera come tante in un ritorno.

Io non ritornavo e tu piangevi
E non poteva il mio sorriso
Togliere il pianto dal tuo bel viso.

Tu quando tornavo eri felice
Di rivedere le mie mani
Nere di fumo bianche d’amore.

Sauro Secci

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