Per il riciclo “C’è ancora la strada”

asfalti-ecologiciUn simbolo fondamentale della nostra esistenza di uomini in cammino, è sicuramente costituito dalla “strada”, come elemento intorno al quale ha viaggiato, sacro e profano della vita dell’uomo. E’ indubbio che, venendo alla seconda dimensione citata, la strada, come simbolo della crescente antropizzazione del pianeta, sia divenuta il motore fondamentale della urbanizzazione in atto oramai da decenni, che vede superata da molti anni la soglia di oltre il 50% degli abitanti del pianeta che vive in grandi città. Un tema, quello della strada, dagli innumerevoli risvolti ambientali, visto che proprio alcune settimane fa, avevo parlato di un ritorno alle vecchie e romantiche “strade bianche”, proprio per minimizzare il fenomeno dell’isola di riscaldamento urbano (vedi post “Riscaldamento in aree urbane: ritornano le “strade bianche” per ridurre le temperature“). Tornando però a come oramai l’immaginario collettivo dell’uomo moderno vede la strada, cioè una linea nera di asfalto che solca in modo indelebile territori una volta incontaminati, questa è da sempre connessa strettamente all’impatto ambientale, dal momento che il primo atto della prevaricazione umana nei confronti del paesaggio naturale comincia sempre con la costruzione di una nuova strada. Un riferimento indelebileasfalto_pittura la strada, intorno alla quale nascono case, città e agglomerati urbani. In un contesto di ricerca di nuovi equilibri di sostenibilità e di rinnovabilità, da parte dei paesi industrializzati, non si può più prescindere dalla necessità della movimentazione carrabile di uomini e materiali. A fianco di politiche che siano capaci di ridurre preventivamente il trasporto su gomma nel nostro paese, sono sempre più numerosi gli studi e le ricerche che si concentrano sulla costruzione di strade con tecnologie ecosostenibili, orientate alla riduzione degli impatti ambientali sul territorio. Importante al riguardo, anche il Decreto Ministeriale del Ministero dell’Ambiente n° 53 dell’ 8 Maggio 2003, il quale impone una quota minima del 30% per l’utilizzo di prodotti ottenuti da materiali riciclati da applicare nella realizzazione di beni e manufatti destinati ad opere pubbliche. La circolare ministeriale n° 205 del 15 luglio 2005 inoltre, chiarisce le disposizioni del decreto, fornendo le definizioni e le caratteristiche tecniche minime dei materiali riciclati che dovranno essere utilizzati nella realizzazione di opere edili e stradali. A seguire una carrellata delle principali tecniche di asfaltatura sostenibile.

  • FRESATO RICICLATO: In generale gli interventi pubblici destinati alla manutenzione o al rifacimento di strade esistenti sono orientati alla ricostituzione degli strati superficiali del pacchetto stradale, il tappetino di usura e lo strato di collegamento. I due layer stradali vengono rimossi da una fresa meccanica che, con l’ausilio di un tamburo rotante con asperità in acciaio, demolisce e frantuma la pavimentazione. I materiali di scarto che provengono da questa operazione non sono considerati rifiuti, così come definiti dal Codice dell’Ambiente(d.lgs 152 2006), ma sottoprodotti, vale a dire materiali per i quali non sussiste l’obbligo del disfacimento in quanto riutilizzabili per processi industriali successivi. La legislazione italiana, allineata alle altre normative estere, con una sentenza del Consiglio di Stato del 2013, ribadisce il concetto, elevando il fresato di asfalto a materiale riutilizzabile. Il materiale di matrice asfaltica proveniente dalle operazioni di fresatura è completamente reimpiegabile nei successivi cicli di rifacimento del manto stradale. Una volta rimosso e spezzettato dalla fresatrice, l’asfalto assume l’aspetto di un bitume invecchiato, un materiale con caratteristiche di maggiore viscosità e minore elasticità rispetto ad un asfalto di nuova produzione. Una volta sottoposto a miscelazione con nuovi leganti, il sottoprodotto diventa equiparabile ad un asfalto vergine e può essere nuovamente impiegato per la stesura del nuovo tappeto di usura. Si tratta di un processo di riciclaggio che può avvenire sia a caldo che a freddo, in specifico impianto fisso o con macchinari semoventi, direttamente presenti sul cantiere di lavoro. Il riutilizzo del bitume fresato, riduce significativamente l’emissione di emissioni inquinanti nell’ambiente, riduce l’impatto ambientale dovuto allo sfruttamento delle cave per la produzione di nuovo materiale e limitando il consumo energetico legato al trasporto del materiale di scarto in discarica. Le tecnologie di riciclo a freddo, innalzano maggiormente le percentuali del risparmio energetico ottenuto, non impiegando energia per la produzione di calore ed avvalendosi di macchinari in grado di produrre in cantiere il nuovo conglomerato, senza dover spostare il materiale negli impianto di riciclaggio.
Filiera-pneumatici-fuori-us

Filiera pneumatici fuori uso (PFU) – Fonte Yokohama-Greentire

  •  ASFALTI MODIFICATI: Strade riciclate possono essere realizzate anche utilizzando materiali di scarto direttamente in fase di produzione degli asfalti. Uno dei casi più significativi è rappresentato dalla gomma riciclata dai pneumatici fuori uso, i cosidetti PFU (vedi post “Pneumatici fuori uso (PFU): una “strada giusta” contro l’abbandono anche per loro“) e dei contenitori in plastica. Ammontano a circa 350.000 tonnellate, di vecchi pneumatici che vengono smaltiti annualmente in Italia. Un corretto recupero di questo materiale, effettuato con impianti in grado di separare la gomma dalla tela e dal metallo presenti nei pneumatici, rende possibile ottenere polverino di gomma capace di modificare la composizione dell’asfalto tradizionale. La gomma può essere aggiunta direttamente al bitume, oppure al conglomerato, modificando così la percentuale lapidea presente nell’asfalto, con riduzione dell’impato sulle cave. In entrambi i casi viene prodotto un materiale con elevate prestazioni di elasticità che si traduce in una maggiore durata della pavimentazione ed in un migliore comportamento verso fenomeni di fessurazione. Il maggiore vantaggio ambientale è costituito soprattutto dall’eliminazione di rifiuti ingombranti come i pneumatici fuori uso ed alla riduzione del consumo energetico e delle emissioni dannose dovute ai trasporti a discarica. Sul piano prettamente tecnologico, il tipo di asfalto ottenuto, grazie alla presenza della gomma, è caratterizzato da interessanti proprietà di abbattimento del rumore di rotolamento, con una notevole riduzione dell’impatto acustico, altro impatto certamente non trascurabile delle opere stradali convenzionali. Molti i progetti di ricerca in questo ambito, anche in Italia, dove nel 2009 la Provincia di Torino ha avviato la ripavimentazione del tronco stradale tra Vernaria e Borgaro utilizzando esclusivamente asfalti modificati con polverino di gomma, per un totale di 16000 m2. Nel 2011 è stata poi la Provincia autonoma di Bolzano, che ha intrapreso le operazioni di pavimentazione di alcune strade della val Venosta utilizzato asfalto ottenuto con gomma riciclata ai fini di abbassare le emissioni rumorose. Per quanto riguarda invece la sperimentazione legata all‘inserimento della plastica proveniente da bottiglie e contenitori, è stata avviata recentemente in Canada nel Comune di Vancouver, seguito a ruota da alcune città Europee, tra le quali Madrid. La plastica, una volta fusa, assume le caratteristiche di un collante che verrà successivamente miscelato al bitume tradizionale, ottenendo così un prodotto completamente equiparabile agli asfalti comuni sia in termini di durabilità che di resistenza. Si tratta di una miscelazione che avviene a freddo: alle basse temperature e nella quale il composto plastico diventa adesivo, trasformandosi in un collante. Il ciclo produttivo a freddo consente inoltre di eliminare l’immissione di fumi nell’atmosfera e di ridurre sensibilmente il consumo di energia richiesta dall’intero processo. Allo stato evolutivo attuale delle sperimentazioni, i costi sono considerati ancora troppo alti per decretare l’immissione del prodotto sul mercato. Nel lungo periodo però, è facile prevedere un significativo abbattimento dei costi di realizzazione, soprattutto in relazione al risparmio che si otterrà durante il ciclo produttivo, dovuto al minore consumo di energia e di carburante normalmente utilizzati per la produzione di asfalti tradizionali.

Essendo molto tempo che nei miei post non faccio inserti musicali, non posso perdere questa irripetibile occasione per celebrare la strada, con l’immenso, indimenticabile, attualissimo “Signor G”.

Sauro Secci

 

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2 risposte a Per il riciclo “C’è ancora la strada”

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