I sempre più incredibili paradossi della civiltà dei consumi: le api in fuga dalle campagne verso le città a causa dell’agricoltura intensiva

apiPiù volte mi sono occupato, dello stato inquietante stato del più grande bioindicatore dello stato dell’ambiente planetario, come le api (vedi post “Bioindicatori ambientali: a rischio le api, il più grande sensore ambientale planetario“). Non posso non tornare oggi ha parlare di questo incredibile e straordinario insetto, alla base oltre che dello stato dell’ambiente, anche della fecondità del nostro pianeta, di fronte ad una notizia ancora più inquietante. Si tratta del fatto che le api, stanno letteralmente abbandonando le campagne, loro habitat naturale, migrando verso le inquinate città dove paradossalmente si sentono meno minacciate. L’allarme è stato denunciato dalla UNAAPI, l’Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (link sito). Una fuga verso le città, quella delle api, determinata dalla agricoltura intensiva, che facendo largo uso di pesticidi e di prodotti di sintesi, minaccia seriamente gli insetti impollinatori, provocando morie con sempre maggiore frequenza. Secondo il presidente di Unaapi, Francesco Panella, le conseguenze della migrazione delle api in città sono gravissime, anche perché, insieme alle api, rischiano di scomparire anche farfalle, coccinelle e libellule, tutti insetti di fondamentale importanza per l’equilibrio degli ecosistemi agricoli. In testa ai paesi meno ospitali per le api, non potevano mancare gli USA, sede di molte delle maggiori multinazionali dell’”agricoltura pesante” e dove ogni anno la popolazione di api diminuisce all’incredibile ritmo del -30% a causa del ricorso massiccio all’uso di pesticidi nelle campagne. Una situazione talmente allarmante da indurre il presidente Obama a stanziare 8 milioni di dollari per salvare le api negli USA e ad istituire una apposita task-force per salvare le api e il loro habitat. Come avviene spesso anche nel mondo dell’energia, del quale parlo prevalentemente nel mio blog, si tratta di un compito arduo, dal momento che le lobbies dei pesticidi hanno grande influenza negli USA e stanno ostacolando qualsiasi tentativo di ridurre l’impiego di sostanze chimiche tossiche per gli insetti.
Secondo il presidente di UNAAPI Panella, “trattiamo il processo produttivo agricolo come se si trattasse di fare automobili o frigoriferi, senza tenere presente che invece abbiamo a che fare con la natura e con la sua complessità”. Venendo al nostro paese, le api, fortunatamente, hanno vita un po’ meno difficile, grazie alla messa al bando degli insetticidi sistemici più pesanti e deleteri. Nonostante questo, secondo Panella, quella appena trascorsa è stata una pessima annata per il miele italiano, a causa delle particolarmente sfavorevoli condizioni climatiche sfavorevoli, che ha visto tutte le fioriture primaverili principali, dal millefiori all’arancio nel meridione, all’acacia nel centro Nord, ai minimi storici a causa del clima. Anche nel settore dell’apicoltura poi, non può mancare la minaccia della concorrenza sleale cinese, che stalogo_beelife minacciando il reddito dei 50 mila apicoltori italiani, con un miele cinese che arriva sui nostri mercati a basso costo ma con bassissima qualità. Un comparto comunque fondamentale da tutelare da tutti i punti di vista, come già detto, con dei costi di avvio di una attivitàà di apicoltura per la quale è sufficiente un investimento compreso tra i 50 e i 70 mila euro, in un settore capace di produrre ogni anno in Italia ben 200.000 quintali di miele di elevatissima qualità. Abbiamo davvero un motivo in più per dire “Salviamo le api”. Proprio UNAAPI, ha lanciato in questo periodo una campagna per salvare questo incredibile e straordinario insetto, dal titolo “BeeLife” (link sito) a cui tutti quelli che vogliono bene al nostro pianeta sono chiamati all’appello. A seguire il video di lancio “lo senti il ronzio” della Campagna BeeLife di UNAAPI con il presidente UNAAPI.

Sauro Secci

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