Rapporto Bes 2014 di CNEL e ISTAT: crescono le rinnovabili e migliora la qualità dell’aria

logobuonoL’inadeguatezza del famigerato e perverso PIL (Prodotto Interno Lordo), come indice di qualità della vita dei popoli, è oramai sotto gli occhi di tutti, evidenziata ancor di più dalla profonda crisi economica che ha investito i modelli capitalistici, orientati unicamente dalla crescita come componente quantitativa dello sviluppo, palesando ancora di più il concetto di “Limite” a livello planetario (vedi post “L’economia, l’ossessione della crescita illimitata e il piano B“). Su questa sempre più pressante premessa anche il nostro CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), insieme ad ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), hanno messo a punto, dallo scorso anno un nuovo indicatore, denominato BES “Benessere Equo e Sostenibile in Italia” (vedi post “Benessere umano: non di solo PIL e Spread vive l’uomo”). Ed è proprio di questi giorni la presentazione della seconda edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile” (Bes 2014) scaricabile in calce al post, finalizzato a fornire un quadro complessivo dei principali fenomeni sociali, economici e ambientali del nostro paese, proponendosi come guida utile alla identificazione delle priorità di azione di supporto al raggiungimento di un benessere equo e sostenibile alle generazioni presenti e future. I risultati del progetto legato alla elaborazione del BES, sono il frutto di un importante lavoro svolto tra il 2011 e il 2013 da rappresentanti delle parti sociali e dell’associazionismo riunite nel Comitato d’Indirizzo, e dalla comunità scientifica, attraverso una Commissione Scientifica. Sono stati inoltre raccolti i suggerimenti dei cittadini coinvolti attraverso un’indagine campionaria, incontri sul territorio e interventi sul sito. Il Rapporto Bes 2014 si basa su 12 domini del benessere (ambiti tematici) in Italia con la elaborazione di 134 indicatori, che permette di comprendere quali sono le principali criticità e quali le potenzialità, e le dinamiche positive in atto nel nostro Paese. Fondamentale, in un rapporto legato alla sostenibilità, il capitolo ambientale, strutturato in sei dimensioni che descrivono il contributo dell’ambiente al benessere collettivo come:

  • qualità delle acque; 
  • qualità dell’aria; 
  • qualità del suolo e del territorio; 
  • biodiversità; 
  • valutazione soggettiva della qualità dell’ambiente naturale; 
  • materia, energia e cambiamenti climatici.

Il graduale recepimento delle normative comunitarie, ha reso possibile per il nostro Paese, di compiere significativi passi avanti in termini di tutela ambientale, nonostante che gli indicatori presi a riferimento evidenzino delle sofferenze per l’Italia, prevalentemente dovute alla carenza di armonizzazione dei sistemi di governance locali e alla mancanza di continuità nella gestione delle politiche, legata alla assoluta essenza di pianificazioni di lungo periodo negli ambiti energetici ed ambientali. Il 2013, rispetto all’anno precedente, fa emergono segnali contraddittori, con un lieve miglioramento della qualità dell’aria, con ilqualita_dellaria numero di comuni denunciano l’allerta per la salute umana superando il valore limite previsto per il particolato PM10 per più di 35 giorni l’anno che scendono da 59 a 52. Una lieve crescita viene registrata anche sul fronte del verde urbano nei comuni capoluogo di provincia, mentre rimangono sostanzialmente stabili le aree verdi protette. Passando alle energie rinnovabili, il nostro paese si colloca sopra la media europea per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, soddisfacendo in misura crescente il consumo interno lordo di elettricità, in un ambito dove la Direttiva quadro 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, fissa che nel 2020 l’Italia dovrà coprire con produzione da fonti rinnovabili, il 17% dei consumi finali di energia, nei settori di elettricità, riscaldamento e raffreddamento, trasporti. Nel settore elettrico, nel 2012, in Italia si è registrato un aumento rispetto al 2010 sia della produzione lorda elettrica da fonti rinnovabili sia della sua incidenza sul consumo interno lordo di energia elettrica. Nel 2012, la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili è stata pari al 26,9% con un + 3,1% rispetto all’anno precedente. Scendendo a livello regionale nel 2012 rispetto al 2011 la produzione è risultata nettamente superiore rispetto alla richiesta interna in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano, con elevati livelli anche in Piemonte (32,8%), Toscana (33,4%), Molise (78,6%) e Calabria (58%). Valori decisamente più bassi in regione a più bassa penetrazione da rinnovabili come in Liguria (6,7%, quasi invariata nell’ultimo triennio) e nel Lazio (10,5%) (vedi figura seguente).

fig1_rinnovabili_fabbisogni
Ampliando il respiro del rapporto a livello europeo, l’Italia nel 2011 presentava un valore del 23,6%, superiore alla media Ue27 attestata al 20,4%, ma ancora lontano da paesi che superano il 50% dei consumi di energia elettrica generata da fonti rinnovabili, come Svezia (58,7%) e Austria (55,2%).

figura2

Percentuale dei consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili sul totale consumi interni lordi. Anno 2011 – Fonte: Eurostat, Energy statistics

Passando alla analisi delle singole fonti , nel corso degli anni è c’è stato una crescita del fotovoltaico che nel 2012 ha coperto il 20% della produzione complessiva di energia elettrica, dell’eolico e delle biomasse (entrambi che si attestano a circa il 14% della produzione. In controtendenza, con un netto calo, invece la quota di energia prodotta da fonti idriche (dal 78,2% al 45,4%) e geotermiche (dal 10,0% al 6,1%).

fig3_contributo_fer

Energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile per tipo di fonte, composizione percentuale. Anni 2004 e 2012 – Fonte: Terna

Sempre nel 2012, risultano in calo il consumo di risorse materiali interne e l’emissione di gas serra, riduzioni in parte dovute alla forte contrazione della produzione a fronte della grave crisi economica e dal rallentamento delle attività. L’aggregato dei consumi interni di materiali rappresenta, l’insieme dei materiali trasformati dall’uomo, dei flussi fisici potenzialmente dannosi per l’ambiente naturale e per gli equilibri eco sistemici, limitatamente ai materiali che sono immobilizzati in stock o il cui ciclo di vita termina nel nostro Paese.

Sauro Secci

 

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