Nuove prospettive per la mobilità con lo zampino del nucleare: ecco l’auto al “torio”

torioPotrei definire un autentico sogno quello di comprare un auto che potrà arrivare a fine vita senza mai fermarsi ad una stazione di rifornimento, ma il sempre più grande ed effervescente mondo della mobilità sa riservarci anche di queste sorprese. Si tratta della progettazione di un veicolo, a cui sta lavorando la società americana del Connecticut, Laser Power System, che utilizza come combustibile il torio, un elemento radioattivo abbastanza disponibile in natura. Tanti ovviamente gli interrogativi del lettore di fronte ad una tale notizia, ha cominciare dai dubbi legati agli aspetti di sicurezza e se un domani potremo davvero vederla sulle strade. Il prototipo a cui sta lavorando Laser Power System, si basa su un generatore di elettricità che sfrutta l’energia del decadimento radioattivo del torio, un elemento che, per ogni grammo, secondo LPS, può rilasciare un’energia equivalente a quella prodotta dalla combustione di circa 28mila litri di benzina, non dando luogo al alcuna emissione nociva. Circa otto grammi di torio sarebbero sufficienti per “un pieno” della durata di 100 anni, in sostanza abbastanza energia da far marciare la vettura molto più a lungo della sua vita utile determinata dalle componenti meccaniche, che diverrebbero inservibili per vecchiaia molti anni prima dell’esaurimento del combustibile nucleare. Il Torio (simbolo “Th”), è un elemento chimico, metallo radioattivo naturale, utilizzato per la fabbricazione di vetri speciali e in filamenti per lampade a incandescenza. Si tratta di uno degli elementi più densi che si trovano in natura. Molto presto, l’auspicio dell’aziendacadillac_auto_torio americana, l’energia per far muovere le macchine potrebbe arrivare proprio da questo elemento. Come accennavo, si tratta di un elemento molto abbondante sulla crosta terrestre al pari di metalli come il piombo e circa tre volte più diffuso dell’uranio, oltre che di facile estrazione e raffinazione (l’unico isotopo presente in natura è direttamente utilizzabile per il processo ipotizzato). La concentrazione delle riserve di torio è localizzata negli Stati Uniti e in Australia, con alcune stime molto interessanti in India. I tempi di realizzazione del propulsore sono stati previsti in circa due anni. Secondo l’azienda sviluppatrice, il nuovo vettore sarebbe intrisecamente sicuro, dal momento che la reazione nucleare è costantemente sub-critica, e per questo non in grado di autosostentarsi e sfuggire al controllo. Per la gestione è infatti sufficiente smettere di stimolare dall’esterno la reazione nucleare affinchè questa cessi. Nulle le emissioni della nuova auto nella fase di esercizio, mentre divrebbe essere considerata la sola quota di emissioni di CO2 emessa durante il processo di estrazione e raffinazione del minerale. Dalle indiscrezioni emerse sul nuovo propulsore, il funzionamento si innescherebbe con l’eccitazione del Torio in una struttura vagamente simile a quella di un laser. In tali condizioni il Torio, anzichè reagire emettendo un fascio di luce coerente, si riscalderebbe fortemente per il processo di decadimento radioattivo, probabilmente sotto lo stimolo dell’eccitazione del laser, provocando così il riscaldamento del materiale. Il calore così generato può essere sfruttato per produrre vapore in pressione, con il quale si aziona una turbina che genera l’elettricità, newrteutilizzata per alimentare il motore elettrico. Secondo LPS un motore a Torio del peso di 250 kg sarebbe in grado di erogare una potenza elettrica di circa 335 CV essendo pienamente compatibile, a livello di peso e di ingombri, con l’installazione su un’auto. Secondo gli esperti si tratta di una notizia che richiederà qualche verifica ed approfondimento. Il contenuto energetico ricavabile dal decadimento radioattivo del Torio è di un’ordine di grandezza compatibile con i numeri dell’annuncio, tenendo conto che l’esatta quantità di energia ricavabile dipende anche quale sia l’elemento chimico fino a cui si prevede di riuscire a far spingere il processo di decadimento, tuttavia l’isotopo 232, praticamente l’unico esistente in natura, ha un tempo di dimezzamento estremamente lungo e per ottenere una potenza accettabile occorre evidentemente accelerarlo di almeno 15-16 ordini di grandezza, in una simile del tutto simile a quella dell’Uranio. Una linea di sviluppo di cui si dispone sicuramente di un numero insufficiente di elementi per poter trarre conclusioni precise, anche se è tuttavia possibile che l’energia annunciata possa provenire non solo dal decadimento radioattivo del Torio, ma proseguendo fino a ottenere una piccola quantità di un isotopo fissionabile dell’Uranio sul quale avverrebbe invece la fissione nucleare, anche questa comunque subcritica e quindi non dando luogo a rischi di sfuggire al controllo. Significativa, sul tema torio, anche la presa di posizione di posizione del Premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, che nel 1985 evidenziò la percorribilità di questo tipo di reazione nucleare come alternativa più sicura rispetto alle configurazioni basate su uranio e plutonio, specie relativamente rispetto ad implicazioni in termini di ricadute belliche e di rischio di contaminazione. Vedremo cosa si riserverà anche lo sviluppo di questa, per certi versi, pittoresca linea di sviluppo, sulla linea della de carbonizzazione del settore trasporti.

A seguire un video sulla vettura

Sauro Secci

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