Africa megadiscarica della società dei consumi: l’emblematico caso del sito ghanese di Agbogloshie

agbogbloshieUno dei temi che tocco più frequentemente è quello relativo ai siti più contaminati dell’Italia e del mondo, che non sempre coincidono con quelli più industrializzati, ma che vedono proprio le aree del pianeta più povere e disperate, diventare megadiscariche della imperante società dei consumi, basata esclusivamente sulla crescita intesa solo in termini quantitativi, assolutamente irrispettosa verso il nostro pianeta, invece che di una “economia circolare” tesa a rivalutare assolutamente il valore del riparare e dello scambiare, autentici capisaldi dei modelli utilizzati dai nostri avi (vedi post “Alla ricerca della via di uscita dalla crisi: ecco l’”Economia Circolare” e la riscoperta del valore del blacksmith“riparare”). L’Africa è indubbiamente uno dei continenti dove maggiormente si localizzano queste grandi megapattumiere del mondo. Ci aiuta ogni anno ad aggiornare questa triste vista sul mondo, un report redatto dall’Istituto Blacksmiths (link greencrosssito) e da Green Cross International (link sito sezione italiana), Associazione umanitaria a sfondo ambientale guidata dall’indimenticabile Michail Gorbaciov: Eloquente il titolo del report scaricabile in calce al post “THE WORLDS WORST 2013: THE TOP TEN TOXIC THREATS”, autentica triste TOP10 dei siti più contaminati del pianeta. Sono otto i Paesi la cui popolazione è minacciata dagli agenti chimici con le località elencate in ordine alfabetico per nazione e non per gravità delle situazioni:

  1. Matanza-Riachuelo, Argentina (composti organici volatili, soprattutto toluene)
  2. Hazaribagh, Bangladesh (cromo)
  3. Agbogbloshie Dumpsite, Ghana (piombo, cadmio, mercurio)
  4. Citarum River, Indonesia (piombo, cadmio, cromo e pesticidi)
  5. Kalimantan, Indonesia (cadmio, mercurio)
  6. Delta del fiume Niger, Nigeria (petrolio)
  7. Dzershinsk, Russia (agenti chimici, incluso sarin, piombo e fenoli)
  8. Norilsk, Russia (metalli pesanti)
  9. Kabwe, Zambia (piombo)
  10. Chernobyl, Ucraina (radiazioni)

Salta subito agli occhi la preponderanza dei siti africani ed asiatici, e non poteva essere diversamente, proprio perché molti dei siti corrispondono alle zone più povere e degradate del mondo. Parlando di Africa potrei orientarmi a parlare della ben nota e gravissima situazione del delta del Niger, oppressa da numerose grandi società delle energie fossili, ma mi voglio invece soffermare in particolare su un altro dei siti più allarmanti e non meno compromesso, come quello di Agbogbloshie Dumpsite, nel Ghana, sito contaminato daE-Lagosewaste metalli pesanti autentici killer degli ecosistemi come piombo, cadmio e mercurio. Si tratta della seconda area inquinata per vastità in tutta l’Africa occidentale, costituita da una immensa discarica incontrollata di materiali elettronici, i cosiddetti RAEE, come frigoriferi, computer, forni a microonde, ferri da stiro, registratori, televisioni. Si tratta di tipologie di rifiuti estremamente eterogenei e tali da rendere estremamente complessa qualunque azione di riciclaggio. Il Ghana, uno dei più poveri paesi del mondo, importa ogni anno 215mila tonnellate di elettronica di consumo di seconda mano dai paesi industrializzati, con stime e previsioni in espansione, che prevedono un raddoppio delle importazioni di “E-WASTE” o “RAEE”, (rifiuti elettronici), da oggi al 2020. Questi apparecchi dopo essere stati smontati dai tanti disperati delle discariche, vengono riutilizzati per quanto possibile, poco per la verità, vista la povertà delle tecnologie adottate dagli emarginati di questo paese, che fanno permanere nelle discariche ben 129mila tonnellate l’anno di e-rifiuti. La distruzione di questi materiali provoca la dispersione nell’ambiente di sostanze pericolose, tra cui piombo e altri metalli pesanti. Una tale situazione, per la sua estrema gravità, ha avuto l’attenzione da parte della Banca Mondiale, che ha lanciato un’allarme internazionale. Secondo il responsabile dello sviluppo sostenibile della Banca Mondiale, Zoubida Allaoua, l’impatto negativo di questi rifiuti sull’ambiente potrebbe essere mitigato solo attraverso l’uso di tecnologie di cui il paese non dispone assolutamente. Oggi infatti, i rifiuti elettronici vengono accatastati e bruciati nell’enorme area, situata nel centro della parte industriale della capitale Accra, oramai tristemente noto come uno dei più inquinati del pianeta, dove molti giovani vengono impiegati per le operazioni di smaltimento, con seri rischi di compromissione della loro salute. Le tossine prodotte dalla combustione, prevalentemente utilizzata per le e operazioni di smaltimento, sono quelle più pericolose, soprattutto per i bambini, potendone inibirne anche la crescita e lo sviluppo.

A seguire un breve contributo video che ci da una idea della situazione del degradato subborgo della capitale ghanese Accra. Fotogrammi davvero inquietanti con l’immagine delle mucche al pascolo tra i fumi dei fuochi della mega-discarica improvvisata che richiamano un pò anche la nostra “Terra dei fuochi” e delle bufale da mozzarella.

 

 

Sauro Secci

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4 risposte a Africa megadiscarica della società dei consumi: l’emblematico caso del sito ghanese di Agbogloshie

  1. cristina simoni ha detto:

    E’ incredibile, sono rimasta basita e impotente!

  2. Pingback: Africa megadiscarica del mondo: un progetto di cooperazione europeo coordinato dall’Italia per i RAEE | L'ippocampo

  3. Pingback: RAEE “autoestinguenti”: una nuova idea dalla University of Illinois | L'ippocampo

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