Monitoraggio spiagge di Legambiente: tanta plastica e segnali di “fumo” nei “beach litter”

sigarette-spiaggiaNon sono passati che pochi giorni, da quando avevo approfondito il tema dell’enorme impatto ambientale indotto dalla “attività dei fumatori”, dopo aver consumato il loro “oggetto del desiderio” come la sigaretta (vedi post “Fumo e inquinamento: quello lasciato nell’ambiente dalle sigarette è da brivido“) ed ecco arrivare, puntuale anche quest’anno, il monitoraggio delle spiagge di Legambiente. I rifiuti più frequenti rinvenuti sulle nostre spiagge sono costituiti da bottiglie e contenitori di plastica, seguiti a pari merito da tappi coperti e, guarda un pò, proprio dai mozziconi di sigaretta, ed ancora stoviglie usa e getta di plastica, cotton fioc e inerti edili come mattonelle e calcinacci.

Sono questi i risultati principali dell’indagine curata da Legambiente secondo il protocollo scientifico del ministero dell’Ambiente e di Ispra, nell’ambito della campagna “Spiagge e Fondali puliti” (Clean up the Med), sui cosiddetti “beach litter”, quei rifiuti costuiti da materiali solidi persistenti prodotti dall’uomo, ad esclusione, di residui semisolidi che ha interessato l’intero bacino del Mediterraneo. Per rifiuto da spiaggia (beach litter), si intende in sostanza quello rinvenuto sulla linea di costa. Si tratta di un tipo di rifiuto può avere diverse provenienze, come abbandono in loco o spiaggiamento dovuto a mareggiate o vento o ancora originato dalle attività dell’entroterra, quali abbandono di rifiuti lungo i fiumi o una cattiva depurazione.
Le operazioni della tre giorni di Spiagge e fondali puliti, svoltesi dal 23 al 25 maggio scorso, hanno impegnato i volontari di Legambiente congiuntamente ai tanti cittadini che si sono uniti a loro. L’indagine sulla beach litter è stata eseguita di Legambiente nella prima metà di maggio, interessando un’area complessiva di 130.040 mq, pari a quasi 20 campi da calcio, con 24 spiagge monitorate, elencate e presentate nella immagine seguente ed uniformemente distribuite su tutto il territorio nazionale.

scheda

Le aree oggetto di indagine sono state selezionate in maniera da poter effettuare ogni singolo campionamento su spiagge libere, sulla base di uno specifico protocollo di monitoraggio messo a punto dal ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA . Come ha rilevato la direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni, “l’obiettivo è quello di indagare la quantità e la tipologia di rifiuti presenti sulle spiagge italiane e del mediterraneo al fine di contribuire all’applicazione della direttiva europea sulla Marine Strategy. Un provvedimento che dà chiare indicazioni sull’impatto dei rifiuti marini e sull’obbligo di intervenire e rappresenta un’importantissima occasione per attuare finalmente politiche coordinate tra i diversi settori che riguardano il mare.” Come sostiene la Muroni, “secondo diversi studi, circa il 70% dei rifiuti marini affonda e circa il 15% resta in superficie. Questo significa che i risultati dei campionamenti effettuati sulle spiagge rappresentano solo la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso. Per questo servono azioni concrete di salvaguardia e sviluppo dell’ambiente marino e delle coste con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e dei territori. Interventi che in Italia sono in fase ancora embrionale. I risultati del monitoraggio di Legambiente sui rifiuti presenti sulle nostre spiagge richiamano però con forza l’urgenza di intervenire e forniscono un contributo prezioso per la valutazione delle politiche di prevenzione e riduzione del fenomeno”.
Venendo ai principali indicatori considerazione dall’indagine sulla beach litter sono:

  • la composizione del rifiuto;
  • la quantità del rifiuto;
  • la grandezza del rifiuto (maggiore o minore di 25 cm);
  • Una stima della provenienza dei rifiuti quando possibile ( mare, spiaggia, entroterra attraverso fiumi, pesca, etc.).

Ritornando alla tipologia di materiali rinvenuti sui nostri litorali è ovviamente la plastica a fare da padrone, con una percentuale del 65% sul totale di 15.215 rifiuti rinvenuti.

categorie_rifiuti

Una componente, la plastica, rinvenuta in ogni forma e dimensioni, come bottiglie, tappi, sacchetti, secchi, stoviglie usa e getta, polistirolo e residuati delle attività di pesca. Ammonta infatti al 9% degli oggetti plastici rinvenuti (oltre 1.500), di provenienza della pesca, come reti, galleggianti, nasse, fili da pesca, senza contare l’ingente quantitativo di frammenti di polistirolo (possibili resti di cassette per il pesce). A seguire, come ho anche ampiamente approfondito, i mozziconi di sigaretta nella non certo trascurabile percentuale del 7%. Significativa anche la presenza dei metalli come lattine, barattoli e bombolette spray, con il 6%, e di rifiuti sanitari come cotton fioc, assorbenti, preservativi, blister presenti nel rinvenuto per il 5%. A completare il quadro complessivo, i materiali di costruzione al 4%, il vetro al 3% (costituito prevalentemente da bottiglie), e rifiuti di gomma come pneumatici fuori uso (PFC), guanti e tessili come scarpe, vestiti entrambi al 2%. Un segnale inquietante è indubbiamente costituito dai rifiuti sanitari, proprio per l’inefficienza ed inadeguatezza dei sistemi depurativi che nono riescono a filtrare e trattenere neanche oggetti solidi di una certa grandezza, con il 79% degli oltre 500 oggetti contati che è stato rilevato su spiagge distanti meno di 1 km da una foce. Una ulteriore elaborazione effettuata dal team di Legambiente è stata quella relativa alla densità dei rifiuti rinvenuti per ciascuna delle 24 spiagge monitorate. Tale analisi evidenzia la seguente classifica:

  • Barcarello a Palermo;
  • Golfo di Talamone a Orbetello (Gr);
  • Porto di Scarlino (Gr);
  • Babbaluciara di Agrigento;
  • Coccia di Morto/Pesce Luna di Fiumicino (Rm).

Nelle cinque spiagge elencate è possibile contare una media fino a 4 rifiuti nella sola superficie occupata da un ombrellone. L’indagine sulla beach litter ha avuto inoltre una dimensione sovranazionale portandosi anche in 5 spiagge del Mediterraneo in Grecia, Spagna, Francia e Tunisia, grazie al consorzio delle organizzazioni di “Clean up the Med”, per richiamare l’attenzione e fare opera di sensibilizzazione sul tema avanzando azioni di monitoraggio e di intervento in maniera coordinata tra tutti i Paesi costieri. In estrema sintesi, dalla comparazione con le nostre spiagge, la densità di rifiuti delle spiagge oltre confine risulta molto inferiore rispetto a quelle italiane ma con una percentuale di rifiuti plastici più alta.
Un tema da sempre di grandissimo impatto ambientale soprattutto sui fondamentali ecosistemi marini oltre che sull’economia e sul turismo, che coinvolge uccelli, tartarughe e mammiferi marini che possono rimanere intrappolati nelle reti da pesca o morire per soffocamento causato da ingestione accidentale di rifiuti. Inoltre, le microplastiche ingerite dagli organismi acquatici sono la causa principale del disequilibrio della catena alimentare e dell’intero ecosistema marino. Non trascurabili poi anche i danni meccanici alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca, allo stock ittico, i costi di pulizia delle aree costiere e i negativi impatti sulla reputazione turistica delle singole località.

Concludo come non facevo da troppo tempo con un bellissimo, intramontabile ed evocativo brano di Renato Zero che, con la sua poetica, ci fa fare davvero tante riflessioni sul significato e sul valore di questa area di transizione tra terra e mare, coreografia naturale di tante vicende umane fatte “….di cocco e di granite, di muscoli e di bikini, di stranieri e di bagnini….“, come dice il buon Renato, ma anche purtroppo di altri gesti poco nobili ed incivili.

Sauro Secci

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2 risposte a Monitoraggio spiagge di Legambiente: tanta plastica e segnali di “fumo” nei “beach litter”

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