Banca Etica azionista critico di Enel: ascolti la società civile riducendo troppe strategie non sostenibili che pesano sul bilancio

logo_fcre_-_fondazione_culturale_responsabilita_etica_-_jpgPer il settimo anno consecutivo, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Fcre – Banca Etica) (link sito) partecipa all’assemblea di Enel come azionista critico, per svolgere una azione di sostegno e di promozione dei piccoli azionisti anche un funzione della ineludibile migrazione verso un modello energetico distribuito, finalmente più democratico, partecipativo e soprattutto “intelligente” che sta profilando un cittadino finalmente protagonista nel contesto energetico, il cui contributo risulta ancor più importante alla vita dell’impresa. Un tema che ho trattato ripetutamente e da diversi punti di vista (vedi post “Migrazione di modello energetico: il fondamentale tassello delle smart grids“). L’analisi delbanares Presidente di Fondazione Banca Etica Andrea Baranes (foto a destra), vede timidi segnali incoraggianti in un quadri ancora costellato si tante strategie da rivedere in termini di sostenibilità. Nel bilancio ENEL, la produzione netta di energia termoelettrica ha registrato nel 2013, una flessione del 12%, con una ascesa della produzione idroelettrica (+21,4%) e di quella eolica (+11,6%). Fa per la prima volta come voce di bilancio la produzione di energia fotovoltaica, che ha registrato una cresciuta del 18,9%”. Secondo Banares, un timido cambio di rotta si intravede nel piano industriale 2014-2014 del Gruppo Enel, che prevede 6,1 miliardi di euro di investimenti in rinnovabili su un totale di 25,7 miliardi (23%), finalizzato ad aumentarne la capacità installata del 51% a livello internazionale. Banares rileva che “siamo sicuramente soddisfatti per il riconoscimento del ruolo chiave alle rinnovabili nei prossimi anni, notiamo tuttavia che solo il 17% dei nuovi investimenti nelle rinnovabili da quest’anno al 2018 sarà destinato all’Italia e all’Europa, mentre il 73% sarà destinato ai mercati emergenti”. Una hi-carbonrtr3dxge-8colrilevazione che vede per esempio alcuni ambiti eclatanti come quello della geotermia, ancora legata in Italia a tecnologie tradizionali ed impattanti sull’ambiente in luogo dei modernissimi impianti geotermici a ciclo binario, che invece ENEL sta installando per esmepio in Centro America. Fcre baserà il proprio intervento sul primo punto all’ordine del giorno (approvazione del bilancio), sottolineando le criticità del rapporto tra Enel e i suoi stakeholder ambientali e sociali. Come rileva Banares “la Fondazione Culturale di Banca Etica, assieme a Re:Common e Greenpeace Italia, insiste da almeno sette anni con Enel per l’adozione di un modello di sviluppo più sostenibile, più rispettoso dell’ambiente e delle comunità locali, solo oggi la società comincia a ripensare alle sue strategie e al suo mix di produzione energetica in modo più responsabile, perché ora glielo chiedono i mercati dell’energia e le normative ambientali degli Stati“.

Nel testo dell’intervento della Fondazione, si legge poi che “La corsa al nucleare con il progetto di costruire 4 nuove centrali è stato affondato nel 2011 dal disastro di Fukushima e dal referendum, nonostante fosse già chiaro tre anni fa che le centrali avrebbero operato in un contesto di sovracapacità di produzione energetica, la stessa che stiamo vivendo oggi, con Enel costretta a chiudere impianti per una capacità installata totale di 8.000 MW entro il 2016. “Ancora nel 2011 Enel voleva investire fino a 18 miliardi di euro per 6.400 MW di energia nucleare in quattro reattori di impianti della acquisizione slovacca di Slovenské elektrárne di Bohunice e di Mochovce. Archiviato il capitolo nucleare, per l’ex monopolista nel 2012 è iniziata la rincorsa al carbone, che si è dimostrata fallimentare. Secondo la Fondazione, se Enel avesse ascoltato da subito gli azionisti critici si sarebbero risparmiati centinaia di migliaia di euro in investimenti fallimentari, a beneficio di tutti gli azionisti“.

Una istituzione, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, creata nel 2003 a Padova da Banca Popolare Etica, che si pone l’obiettivo di promuovere reti di nuove economie sostenibili e di una nuova cultura economica e finanziaria al servizio della società e dell’ambiente. Nel 2008 la Fondazione Culturale, ha acquisito azioni di Enel ed Eni per “portare la voce della società civile e dei movimenti del Sud del mondo nelle assemblee delle più importanti società italiane”. Le iniziative di azionariato critico della Fondazione sono sostenute da Re:Commom, Greenpeace Italia e Amnesty International. Dal 2008 la Fondazione Culturale Responsabilità Etica partecipa in modo critico alle assemblee degli azionisti di Enel e di Eni. Molti i temi che la Fondazione ha posto all’attenzione degli azionisti e degli amministratori di Enel negli ultimi anni, tra i quali i più significativi sono stati:

  • l’eccessivo costo del nucleare;
  • l’investimento nei già citati 4 reattori delle due centrali nucleari obsolete acquisite nella Repubblica Slovacca;
  • la presenza di Enel in paesi considerati “paradisi fiscali”, in particolare nello stato americano del Delaware;
  • lo scarso investimento nelle “nuove” energie rinnovabili in Italia(solare, eolico, geotermico a ciclo binario di nuova generazione);
  • gli impatti ambientali e sulla salute degli investimenti di Enel in centrali a carbone;
  • gli impatti sociali e ambientali degli investimenti di Enel in grandi dighe in America Latina.

Su tutti i temi presentati in assemblea, la Fondazione Culturale ha avviato un dialogo con Enel, che ha iniziato a rispondere alle domande e si è dimostrata disponibile a incontrare i rappresentanti della Fondazione e della società civile. Sono davvero molte le domande che rimangono ancora aperte, ma è da auspicare che possa essere l’inizio di un dialogo e di una presa di atto dal grande ex Ente elettrico nazionale, che i modelli energetici, in Italia in Europa e nel mondo stanno rapidamente cambiando.

Sauro Secci

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