Smart Working: ed anche il lavoro diventa sostenibile

smart1Riorganizzare il lavoro per vivere meglio: si tratta di un tema sicuramente molto attuale e con legami profondi anche con la sostenibilità in tutte le sue complesse implicazioni. Oramai le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione hanno letteralmente rivoluzionato le distanze e l’operatività interattiva, con un mondo dei social network, che consente facilità ulteriori e profonde di connessione tra le persone in costante espansione, che potrebbero, se correttamente utilizzati, creare nuovi spazi di condivisione, evitando nel contempo l’isolamento di chi lavora da remoto.

Un tema che ha visto depositare in Parlamento lo scorso 29 gennaio, una proposta di legge (“Norme finalizzate alla promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro”) che cercherebbe proprio di regolamentare il cosiddetto “Smart Working” nell’ambito dei CCNL (contratti collettivi di lavoro di qualsiasi livello), con specifici accordi economici, dotazioni informatiche e obblighi di sicurezza ad hoc. Le tre proponenti la proposta di legge, Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Nuovo centrodestra), Irene Tinagli (Scelta Civica) sostengono che il futuro del lavoro passa per la flessibilità di orari e sede, grazie a nuove tecnologie in grado di sostenere il cambiamento di mentalità. Specifici studi sul tema, confermerebbero infatti i benefici delloarton14583 Smart Working in termini di produttività e risparmio per il nostro paese, stimabili dall’Osservatorio del Politecnico di Milano in 27 mld di ricavi in più e 10 mld di costi in meno. Uno strumento, ulteriore evoluzione del “Telelavoro”, ad oggi adottato solo da pochissime PMI, proprio a causa delle numerose lacune legislative esistenti. Con queste nuove modalità, il lavoro viene così svincolato dal concetto di spazi e tempi prestabiliti a tavolino; con l’ufficio che può tranquillamente coincidere con la propria abitazione, con una gestione dei tempi che può essere fatta in piena flessibilità e autonomia.

Davvero significativi anche i benefici prodotti dalla innovazione di modelli di lavoro orientati allo Smart Working, non solo a livello di singola azienda, ma anche dell’intero Sistema Paese. Secondo l’Osservatorio del Politecnico, a livello di singola azienda si stima un aumento medio di produttività del lavoratore del 25%, che, considerando soltanto le grandi imprese con oltre 500 dipendenti, si ipotizza un incremento pari al 10% del telelavoro, per impiegati, quadri e dirigenti, traducibile in un beneficio in termini di costo del lavoro pari a circa 1,7 miliardi di euro. L’incremento del numero di telelavoratori può permettere di riprogettare l’organizzazione degli spazi, con la riduzione del costo dei beni immobili ed ovviamente degli spostamenti, sopratutto in ambito urbano, con un impatto ambientale positivo in termini di emissioni di anidride carbonica. Si stimerebbe addirittura una riduzione della produzione annua di CO2 di oltre 307.000 tonnellate, di un risparmio di tempo di 47 milioni di ore all’anno e di 407 milioni di euro all’anno, nel caso che solo il 10% degli occupati lavorasse da casa in telelavoro per 100 giorni all’anno. Secondo Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, “queste cifre, nonostante misurino solo una piccola parte dei benefici ottenibili, danno un’idea delle potenzialità dello Smart Working in Italia e dovrebbero stimolare opportune azioni da parte di tutti gli attori chiave del nostro Paese volte a trasformare questi benefici da ‘potenzialità’ a ‘energia’ per la crescita delle imprese e del Paese“.

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Fonte: Osservatorio Politecnico di Milano

Con la nuova proposta sullo Smart Working come forma di lavoro autonomo coadiuvato dall’utilizzo delle nuove tecnologie, si cerca di dare finalmente un impulso definitivo, anche con una visione alternativa, alla forma contrattuale del “telelavoro”, che, introdotta in Italia nel 2004, non è riuscito fino ad oggi, dati alla mano, ad affermarsi, risultando nettamente indietro rispetto alla situazione della Unione Europea, confermando l’italico vizio di essere restii ad ogni cambiamento, coniugato con una lacunosa e scadente legislazione, assolutamente incapace di fornire strumenti di attuazione e diffusione del telelavoro. Sicuramente una iniziativa parlamentare importante per promuovere delle forme di lavoro innovative e sicuramente più adeguate a rispondere ad una serie di esigenze molto attuali di alcune forme di lavoro oggi sempre più numerose, ad oggi davvero poco sviluppate nel nostro paese, con l’obiettivo di regolamentare lo smart work all’interno dei contratti collettivi di lavoro di qualsiasi livello (CCNL).

A seguire un interessante video riferito ad un Convegno di qualche tempo fa dell’Osservatorio del Politecnico di Milano “Ripensare il lavoro, liberare energia”, nel quale il Responsabile dell’Osservatorio, Mariano Corso, approfondisce il tema dello Smart Working come un cambio di paradigma rispetto ad approcci convenzionali ed oggi, per certi aspetti, anacronistici

Sauro Secci

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