Risparmio ed efficienza energetica: bocciatura per l’Italia da parte del World Economic Forum

wefTra i parametri più importanti di valutazione dello stato di salute e benessere di un paese, Il consumo energetico rappresenta oggi più che mai, uno tra quelli decisamente più rilevanti ed importanti per valutare la salute di un paese, rappresentando anche una fondamentale opportunità per il bilancio economico dei cittadini consumatori, potendo conseguire risparmi sui costi di energia elettrica, gas, acqua etc. oltre che grandissimi benefici sugli ecosistemi locale, nazionale e globale, minacciati sino ad oggi proprio dagli abusi energetici. Un ambito, quello della contrattualistica e delle bollette energetiche, che richiede una maggiore consapevolezza dal parte del consumatore, chiamato a districarsi troppo spesso in bollette poco o per niente leggibili ed anche dopo la liberalizzazione dei mercati energetici, che in Italia, invece che portare sino ad oggi grandi benefici per i consumatori, hanno determinato abusi di mercato, con una giungla inestricabile di offerte, ed effetti addirittura penalizzanti per i consumatori, come sta succedendo negli ultimi anni sul mercato elettrico. Un cittadino consumatore informato e qualificato in questo senso diverrebbe il mattone fondamentale, per migliorare le performance di un intero paese. E’ proprio a proposito di prestazioni energetiche, che, secondo l’ultimo rapporto globale, realizzato recentemente da Accenture e World Economic Forum per misurare le performance energetiche di 124 paesi nel mondo, l’Italia si piazzerebbe al 26° posto a livello globale. Un tema che avevo affrontato proprio alcuni mesi fa, riferendomi ad un altro studio del WEC (World Energy Council), (vedi post “Nuovo Ranking Mondiale WEC 2013 sulla sostenibilità energetica: l’Italia perde terreno nel “Trilemma energetico”)

Gli indicatori fondamentali che sono stati considerati per la valutazione sulla qualità e sul grado di efficienza di ciascun paese e per la redazione della classifica globale dal WEF, sono stati:

  • sicurezza energetica;
  • crescita economica;
  • sostenibilità ambientale.

Un posto non certamente esaltante quello dell’Italia, che si colloca addirittura al 49° posto nella classifica generale, alle spalle di tutti i principali paesi europei. Ancora più deludente poi la classifica che ha riguardato la crescita e lo sviluppo economico, dove ci collochiamo addirittura al 60° posto, uno dei più bassi in Europa.
In testa alla classifica figura la Nuova Zelanda e la Francia, con le prime dieci posizioni occupate dai paesi Ue e Ocse che nel 41% dei casi, producono energia proveniente da fonti a basse emissioni di carbonio, a fronte di una media globale del 28%. Roberto Bocca, responsabile Industrie Energetiche del World Economic Forum, precisa che “per un sistema energetico efficace, i Paesi devono focalizzarsi su tutti e tre gli aspetti del triangolo energetico: sostenibilità ambientale, sicurezza delle risorse e accessibilità”. Al riguardo infatti, lo studio precisa che la leadership dell’Unione Europea e dei paesi del Nord nel ranking, è dovuto al fatto che essi danno priorità ad investimenti per lo sviluppo di economie a bassa emissione di carbonio, basate sulle fonti rinnovabili e al fatto che privilegiano politiche finalizzate alla efficienza energetica. Un aspetto generale evidenziato dal rapporto è che nel mondo, le grandi regioni geografiche si contraddistinguono non solo per scelte politiche e di investimento ma anche per le potenzialità specifiche dei territori, con eloquente al riguardo il caso del Medio Oriente che dispone di sistemi energetici che sfruttano la ricchezza delle risorse di cui sono dotati. Ed è proprio la regione medio orientale in particolare che, pur raggiungendo ottimi risultati dal punto di vista della sicurezza energetica, presenta comunque una disomogeneità nella distribuzione delle risorse con il 90% delle importazioni del territorio che proviene da 3 paesi su 17. Al riguardo anche il commento di Arthur Hanna, managing director Energy di Accenture, e membro del World Economic Forum Global Agenda Council, che sostiene che “dalla nostra analisi emerge che non esiste un unico cammino, ogni Paese deve lavorare con le proprie risorse e restrizioni, compiendo scelte e compromessi difficili”. Secondo Hanna, “l’Indice aiuta i singoli Paesi a fare il punto della situazione riguardo alle loro sfide in termini di transizione energetica e a individuare i principali ostacoli al successo, come le sovvenzioni che falsano i mercati, le continue incertezze sulle politiche energetiche e i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti e tecnologie energetiche”. Uno degli indici più interessanti utilizzato nel rapporto WEF, è indubbiamente l’indice “RCI”, (Regional Competitiveness Index), o Indice di Competitività Regionale, sviluppato dalla Commissione Europea proprio sulla base del già sperimentato Global Competitiveness Index del World Economic Forum, per misurare i punti di forza e debolezza di ogni singola regione della Unione Europea (bedi mappa seguente).

RCI
Si tratta di un indice basato su 11 capisaldi che descrivono la competitività dei territori, raggruppati in tre set fondamentali che includono, ognuno, i parametri di base, di efficienza e di innovazione (basic, efficiency e innovative). In particolare abbiamo:

  • Gruppo base, molto importante per le regioni meno sviluppate, che comprende:

o Qualità delle Istituzioni;
o Stabilità Macroeconomica;
o Infrastrutture;
o Salute;
o Qualità dell’Educazione primaria e secondaria.

  • Gruppo Efficienza, che comprende:

o Istruzione Superiore e Formazione Permanente;
o Efficienza del Mercato del Lavoro;
o Ampiezza del Mercato.

  • Gruppo Innovazione, che comprende:

o Livello Tecnologico;
o Grado di Complessità del Mercato;
o Innovazione.

Un altro documento di analisi di largo respiro che ci sprona a fare di più su un tema così importante come quello energetico, che eve liberare ancora molte potenzialità inespresse per il nostro paese.

Sauro Secci

 

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