La canapa, grande pianta da riabilitare nel segno dell’etica e della sostenibilità ambientale avversata dalle lobbies fossili: una nuova speranza anche per Taranto da CanaPuglia

canapaDalle pagine di questo blog i temi come la bonifica ed il rilancio in chiave ecosostenibile di siti industriali, molti dei quali abbandonati da anni e rimasti come bombe ecologiche, spesso inurbati nelle città sono di casa. Ripetutamente ho parlato della più grande piaga ambientale del nostro paese, come quella delle bonifiche, che, come una fittissima e spettrale costellazione copre purtroppo, abbastanza uniformemente il nostro paese. Un tema che ho trattato in molti post, parlando dei 57 SIN (siti di interesse nazionale) da bonificare nel nostro paese, di cui uno dei più recenti in occasione della presentazione dell’ultimo Rapporto di Legambiente sul tema (vedi post “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?”: l’interrogativo che si pone il nuovo dossier di Legambiente“). Una opportunità molto significativa di ritornare sul tema me la offre una vecchia coltura della nostra tradizione, dalle mille virtù in termini di bonifica dei suoli, di caratteristiche isolanti ed assorbenti etc, come la canapa coniugato con una delle città simbolo, sacrificata sulla industrializzazione selvaggia degli anni ’50 e ’60 come Taranto (vedi post “Taranto e le “emissioni in fuga”). Un materiale davvero straordinario la canapa per le innumerevoli virtù che possiede, e dal grandissimo potenziale, dal momento che, secondo alcuni studi condotti dal governo statunitense all’inizio del XX secolo, 1 ettaro di canapa ha una produzione di biomassa equivalente a ben 4 ettari di foresta (Fonte: Dipartimento dell’Agricoltura Statunitense). Messa al bando troppo fugacemente alcuni decenni fa e che oggi si riaffaccia prepotentemente per esempio nell’ambito della bioedilizia e della efficienza energetica, attraverso materiali innovativi ma nel contempo pieni di storia come il biomattone di Equilibrium, già visto nel post “Bioarchitettura e “costruire e ristrutturare sostenibile”: ecco il biomattoneLogo-canapuglia fatto di “antichi” e versatili materiali“, e che ritroveremo in questa nuova bellissima vicenda italiana. E’ proprio a Taranto che, attraverso la canapa sta rinascendo una nuova speranza, proprio a partire proprio dal biorisanamento di quella martoriata città, con la bellissima esperienza di Canapuglia (link sito).

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Fonte: Canapuglia

Ma prima di approfondire la virtuosa esperienza tarantina cerchiamo di inquadrare meglio lo straordinario universo canapa con alcuni riferimenti storici.

La Canapa, originaria dell’Asia Centrale, dove cresce tuttora spontaneamente in Iran, Afghanistan, nella parte meridionale del Kazakistan ed in alcune zone della Siberia meridionale, diffondendosi successivamente nel corso dei secoli in molte altre parti del mondo e contribuendo significativamente alla storia delle civiltà, dal momento che per migliaia di anni, il 90% di tutte le vele e delle cime era fabbricata in fibra di canapa. In normali condizioni di coltivazione, è una pianta annuale con coltura “da rotazione”, che impiega cioè un anno a compiere il proprio ciclo vitale, con la peculiarità di garantire la moltiplicazione della specie tramite la produzione di semi durante l’ultimo periodo della propria vita. Inoltre, la Cannabis sativa è una pianta dioica, cioè nella stessa specie crescono piante con caratteristiche sessuali distinte, maschili o femminili. Si tratta di una pianta che presenta radici fittonate, che permettono alla pianta maggiore autonomia dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico, e un fusto eretto. Presenta foglie palmato-composte caratteristiche, con penne lanceolate allungate e strette di colore verde scuro con margine seghettato (la cui iconografia ha finito per rappresentare la droga derivata da questa pianta).

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Innumerevoli sono i vantaggi ambientali sia diretti che indiretti della canapa come:

  • non necessita di trattamenti chimici come pesticidi o diserbanti per la coltivazione;
  • rigenera il terreno rendendolo più fertile grazie alle proprietà rinettanti (riduzione delle infestanti) e grazie al suo apparato radicale, che lavora il terreno in profondità (fino a 2 metri) lasciandolo  in ottime condizioni per la coltura successiva;
  • cresce velocemente (fino a 10 cm al giorno) non necessitando di utilizzare diserbanti;
  • la presenza di sostanze allelopatiche contenute nelle foglie, riduce la crescita di specie infestanti;
  • contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici. Il risultato di uno studio effettuato presso l’Università di Edimburgo evidenzia la capacità della Canapa di sequestrare Co2 nel suolo che ha un potenziale notevole rispetto al sequestro nella biomassa. (Bertelli, 2010)

Un concentrato così elevato di virtù, fa sorgere spontanea la domanda sulle ragioni per le quali, una pianta così importante come la canapa non venga ancora coltivata su larga scala, dal momento che, economia e ambiente sotto scacco di una gigantesca crisi ancor prima che economica, ecologica, non possono più fare a meno delle materie prime alternative che solo la canapa può fornire come materia prima e come coltura oramai indispensabile all’agricoltura come coltura da rinnovo e come alternativa “non-food” alle colture tradizionali destinate all’alimentazione, con un mercato dai potenziali davvero notevolissimi. Una delle motivazioni dello stallo della canapa risiede in un nome “ marijuana e in un acronimo, il cosiddetto THC (tetraidrocannabinolo), il cannabinoide più importante che si trova nella resina che impregna le infiorescenze delle piante ed il cui contenuto distingue le tipologie tradizionalmente coltivate in Europa per la produzione di tessuti, da quelle asiatiche.

cannabis sativa (europea)

cannabis sativa (europea)

(“cannabis sativa” foto a destra) a basso contenuto di resina, e quelle originarie dell’Oriente ricche invece della resina contenente i cannabinoidi responsabili dell’effetto psicoattivo e stupefacente (“cannabis indica” foto sotto a sinistra). Un parametro il THC che ha portato la coltivazione canapa tra proibizionismo e grandi virtù anche durante il secolo appena trascorso, anche per il fatto che la canapa europea, povera di resine e quindi a basso tasso di THC è quasi indistinguibile dalla canapa indiana, che oltre che per impieghi come stupefacente ha infinite virtù terapeutiche come analgesico, antiemetico, antidepressivo, nel mal di testa

Cannabis indica (asiatica)

Cannabis indica (asiatica)

ed emicrania, nell’epilessia, nel glaucoma, nell’asma ecc.. Per questo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha stabilito che se la percentuale di THC è superiore al 1% si tratta canapa indiana, cioè di droga, se è inferiore di canapa industriale. La resina allo stato puro (hashish) dà infatti effetti allucinogeni, ed è quindi da considerare una vera droga, anche se di solito la si usa, finemente sbriciolata nel tabacco, per farne sigarette che hanno la stessa concentrazione di principio attivo e si fumano come la marijuana. Nonostante sia possibile stabilire attraverso analisi il tasso di THC di una pianta, e anche se in deroga alla proibizione e con mille limitazioni è consentito coltivarla, di fatto la coltivazione della pianta a scopo industriale non è libera, una situazione che ha portato sovente al fatto che un contadino che la coltiva venga trattato come un trafficante di droga. Dopo continui alti e bassi, tra i due conflitti mondiali, a cavallo degli anni ’30, anche nel nostro paese, particolarmente vocato alla coltivazione della canapa, si verificò un rinnovato e autentico boom nella coltivazione della canapa per usi industriali con lo studio di nuovi materiali ad alto contenuto di fibra per l’industria, materie plastiche ricavate dalla cellulosa del legno, oltre allo studio della possibilità di fabbricare la carta col legno della canapa. Infine con l’olio di canapa già si producevano in grande quantità vernici e carburante per auto. Fu proprio in quegli anni il magnate del petrolio Henry Ford costruì un prototipo di automobile in cui sia la carrozzeria che gli interni e persino i vetri dei finestrini erano fatti di canapa, con un peso di circa un terzo in meno rispetto ad un veicolo convenzionale, oltre ad un carburante a sua volta derivato dalla canapa. Per dare una idea degli ambiti applicativi e degli sconfinati orizzonti applicativi dell’uso della canapa, il diagramma seguente.

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L’Italia, nel 1939, era il secondo produttore mondiale di canapa, dietro la Russia con ben 100.000 ettari coltivati su tutto il territorio, tanto che questa era divenuta matura per servire come fonte abbondante di materie prime per numerosi settori dell’industria. Un’industria decisamente molto più sostenibile per l’ambiente quella della canapa, rispetto a quella che che ha disseminato poi ecomostri da bonificare in tutto il nostro paese oggi. Purtroppo queste promesse non furono mantenute dal momento che si erano già da allora costituiti grossi interessi che si contrapponevano alla canapa. Con il petrolio si incominciavano a produrre materiali plastici e vernici, e la carta di giornale della catena Hearst era fabbricata a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont. Si verificò così una coalizione tra la Du Pont e la catena di giornali Hearst basata su una martellante campagna di stampa durata anni con la cannabis, chiamata da quel momento con il nome di “marijuana”, accusata di essere responsabile di tutti i più efferati delitti riportati dalla cronaca del tempo. Una situazione che presenta davvero impressionanti similitudini con quello che è avvenuto in questi ultimi tempi nella diatriba tra energie fossili ed energie rinnovabili, con le campagne denigratorie portate avanti dalle grandi lobbies dei combustibili fossili appoggiandosi alle principali testate nazionali. Per chi volesse approfondire gli aspetti storici della coltivazione della canapa, può far riferimento al link al sito riportato in calce al post.

Nei nuovi scenari che si vanno profilando quindi nei nuovi scenari energetici ed ecologici, la coltivazione di questa pianta deve assolutamente essere riabilitata per molti aspetti, tra i quali i principali:

  • la coltivazione della canapa per uso industriale, coltivata ovunque fin da quando esiste l’agricoltura, è sempre più indispensabile per l’equilibrio dell’ambiente e per una economia sostenibile;
  • la coltivazione della canapa industriale è proibita, salvo deroghe e limitazioni, perché è difficilmente distinguibile dalla canapa indiana;
  • la canapa indiana a basse dosi (marijuana) è proibita come se fosse una droga, mentre i suoi effetti psicoattivi sono blandi e socialmente accettabili, non provoca danni né a breve né a lungo termine ed è anzi un importantissimo farmaco;
  • la canapa indiana ad alte dosi (hashish) è ugualmente proibita perché dà effetti allucinogeni, anche se non provoca danni fisici ma forse solo una leggera dipendenza.

Di conseguenza:

  • non si può liberalizzare la coltivazione della canapa industriale perché ciò comporterebbe il rischio di allentare la proibizione sulla marijuana;
  • non si può liberalizzare la marijuana, anche se non è una droga ma un farmaco naturale, perché ciò comporterebbe il rischio di allentare la proibizione sull’hashish;
  • per la proprietà transitiva non si può coltivare la canapa industriale perché ciò comporterebbe il rischio di allentare la proibizione sull’hashish, anche se l’hashish è di fatto una sostanza innocua e comunque ben poco usata!

Al riguardo degli aspetti proibizionistici, l’Europa ha stabilito una deroga per la coltivazione della canapa industriale permettendo la coltivazione con semente certificata con tasso di THC inferiore allo 0,3%. Peccato che appena l’Italia ha cominciato a produrre in proprio un po’ di semente delle varietà italiane rientrante in questo limite, la CEE lo abbia portato allo 0,2%, con minaccia di arrivare fino allo 0% se l’Italia, produttrice della migliore fibra tessile di canapa del mondo, insisterà nel volersi adeguare a questo nuovo parametro, il tutto a protezione di un minuscolo monopolio francese, sostenuto da aiuti comunitari, costituitosi in questi anni. In un contesto nel quale quindi un numero sempre crescente di paesi scopre l’utilità della canapa, rivalutandone usi medici e ambientali, una miope burocrazia comunitaria cerca di impedire in ogni modo che i problemi dell’ambiente possano trovare le soluzioni che da tanto tempo stanno aspettando.

Tornando alla virtuosa esperienza tarantina di Canapuglia, si tratta di un progetto vincitore del bando “Principi Attivi”, nell’ambito del programma “Bollenti Spiriti”, che ha avviato le attività di promozione per la produzione e la trasformazione di canapa, antica coltivazione vegetale già molto diffusa  nel territorio pugliese, prima degli anni della caduta, ante seconda guerra mondiale, anche a causa dei tanti pregiudizi già elencati. E’ da sottolineare infatti che la produzione nulla ha a che fare con quanto non previsto dalla legge, ma che invece potrà essere utile per le bonifiche, per le costruzioni, la difesa del suolo, la produzione tessile e di accessori per l’abbigliamento e anche per l’alimentazione. 120 gli ettari seminati in Puglia e con il progetto sarà avviata una ricerca a cura del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Cra) e si prevede inoltre l’installazione di un impianto di prima trasformazione. Secondo Nardoni, coordinatore nazionale degli assessori regionali all’agricoltura, che ha ringraziato per il lavoro svolto l’assessore Minervini e l’ex assessore Fratoiannisi può pensare agli usi ambientali della canapa, per la tutela del territorio e per l’assetto idrogeologico (la canapa ha fitte radici che arrivano molto in profondità) senza dimenticare che riduce le emissioni di CO2, e di grande aiuto per la bonifica di aree inquinate, penso a Taranto e alle sue zone industriali, ed e’ utilizzata non solo nel campo della bioedilizia. Inoltre potrebbe essere piantata sui cigli dei canali, evitando l’uso di cemento nelle opere idrauliche. Questo è un progetto che viene dai giovani, che con un modesto investimento economico può dare rilevanti risultati anche in termini di occupazione: lopeople-planet-profit proporrò in sede di coodinamento nazionale degli assessori. La start up che presentiamo può essere un esempio che parte dalla Puglia e si ramifica in altre regioni”. Importante anche l’approccio della nuova iniziativa imprenditoriale dei giovani ragazzi pugliesi di Canapuglia, basata sull’approccio “People-Planet-Profit”, in sequenza rigorosamente non casuale e completamente ribaltata rispetto ai paradigmi neoliberistici che hanno determinato la violentissima crisi economica e sociale che stiamo vivendo, riportando l’essere umano il cima alla piramide, garantendo così anche gli ecosistemi e il profitto come esito finale delle iniziative intraprese.

piantagioni di canapa puglia

Importante, proprio in questi giorni, la manifestazione “Abitare il futuro“, tesa a valorizzare due grandissimi materiali riscoperti dalla bioedilizia e dalla bioarchitettura come la canapa e la calce, che si svolgerà dal 23 al 25 maggio prossimo a Bisceglie. Si

Natural Beton

Natural Beton

tratta di una sede non certo casuale, dal momento che, proprio nella cittadina pugliese è stato costruito un nuovo complesso residenziale di 60 appartamenti da parte di Pedone Working, azienda impegnata nella bioedilizia (link sito Pedone Working), realizzato in muratura vegetale in “Natural Beton“, miscela di calce e canapa completamente riciclabile, biodegradabile, capace di catturare e sequestrare grandi quantità di CO2 riunita proprio nel biomattone di Equilibrium, di cui avevo parlato proprio alcuni mesi fa. Il sistema portante si basa su un telaio in cemento armato mentre i muri di tamponamento perimetrali sono costituiti da un paramento interno in tufo, dello spessore pari a 10 cm, sul quale viene spruzzato il composto Natural Beton 200, con un rapporto calce-canapa 1:1, ed uno spessore di 25 cm. Una ulteriore copertura sarà effettuata col termointonaco, e cioè Natural Beton 500, rapporto calce-canapa pari a 4:1, con uno spessore di 6 cm. Anche l’isolamento della copertura prevede l’applicazione di uno strato di Natural Beton dello spessore di 15 cm, che impedirà il passaggio di calore dall’ambiente interno a quello esterno e viceversa, limitando gli sbalzi di temperatura che avvengono durante la giornata o col susseguirsi delle stagioni. Un progetto denominato “Case di Luce, Rigenerazione Urbana Passiva e Architettura a zero Energy”, è risultato tra i tre finalisti del Concorso Nazionale Energia Sostenibile nelle Città 2012, nell’ambito della Campagna “Energia Sostenibile per l’Europa” in Italia, promosso dall’INU Istituto Nazionale di Urbanistica, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e dall’ANIEM (Associazione Nazionale Imprese Edili e Manifatturiere). L’autosufficienza energetica del complesso, dovuta ad impianti ad alta efficienza, come il solare termico per l’acqua calda ed il fotovoltaico per il riscaldamento, insieme ad una elevata coibentazione termica ed acustica coadiuvata da impianti di ventilazione meccanica controllata, oltre a garantire un’alta qualità del comfort abitativo, consentiranno un alto contenimento dei consumi energetici.

Link al sito “Usi della canapa“, interessante sulla controversa storia della coltivazione della canapa tra proibizionismo e grandi virtù

A seguire un breve contributo video di Canapuglia

Ed un  contributo video molto completo che ci introduce al mondo della coltivazione della canapa

E per concludere un video sulla messa in opera del nuovo materiale “Natural Beton”, nel complesso residenziale di Bisceglie.

Sauro Secci

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