Tariffe energia elettrica: il mercato elettrico tutelato rappresenta un riferimento per la concorrenza

risparmio-tariffe-energia-biorariaSono passati oramai sette anni da quando, esattamente dal 1° luglio 2007, in attuazione ad una Direttiva Ue del 2003, si è dato il via alla completa liberalizzazione della domanda dell’energia elettrica. Una operazione che ha visto una miriade di operatori affacciarsi sul mercato a cercare di strappare utenti da quello che è rimasto il mercato di “maggior tutela”, nel quale le tariffe vengono definite dall’Autorità per l’energia elettrica AEEG, con meccanismi di revisione periodici. Quella che doveva essere per i consumatori, una autentica opportunità di risparmio sulle bollette elettriche, si è rivelata nel tempo un autentico flop, al punto che in questi ultimi tempi si sono intensificati gli attacchi delle utilities energetiche per scardinare il mercato a maggior tutela. Sono ben quattro anni, infatti, che il prezzo dell’energia elettrica sul mercato tutelato è costantemente più basso rispetto a quello medio praticato sul mercato libero, in un contesto generalizzato di trend al ribasso. Dopo che invece, nei primi 3 anni post liberalizzazione, il rapporto era invece ribaltato. A sancire e ribadire la scarsa convenienza economica della media delle offerte acquirente-unicoprodotte dalla concorrenza degli operatori arrivano anche i risultati di due studi commissionati da Acquirente Unico, la società pubblica che si occupa degli acquisti di elettricità per i clienti che sono rimasti agganciati alle tariffe regolate del servizio di maggior tutela. Ad oggi sono oltre 25 milioni gli utenti italiani che si avvalgono di queste tariffe, non avendo ancora scelto un’offerta differente sul mercato libero, una enorme fetta ancora inespressa per gli appetiti dei singoli operatori del mercato elettrico e di questi ben 21 milioni sono utenti domestici. Dagli studi AU, appena pubblicati si evince che la quota parte del prezzo finale dell’energia pagato dai cittadini che si forma sul mercato (cioè la componente non regolata) è più ampia rispetto a molti altri Paesi europei, con un 47% in Italia contro il 35% della Germania e addirittura lo 0-3% della Francia. In questo contesto solo la Gran Bretagna, dove il processo di liberalizzazione è molto più avanzato, si presenta un valore decisamente superiore della componente non regolata del 61%. Secondo l’Acquirente Unico tuttavia, c’è una costante che accomuna i Paesi dell’Unione: in tutta Europa, con i prezzi dell’energia in calo, ed i consumatori che ovunque non beneficiano di questo fenomeno per via dei crescenti oneri fiscali e parafiscali scaricati in bolletta.

I due diversi studi citati, elaborati rispettivamente dall’Istituto Ref-e (link sito)  e da un team guidato dalla professoressa Fabiana Di Porto, dell’Università del Salento, si sono focalizzati in particolare sui “prezzi dell’energia elettrica per le micro e piccole imprese nelle rilevazioni della Camera di Commercio di Milano e sulle “componenti di prezzo retail e degli strumenti di tutela nel mercato elettrico liberalizzato”.  Due studi che si inseriscono in un momento economico delicatissimo che non risparmia certo un indicatore come il mercato elettrico, con consumi e pressi alla fonte in continua discesa, con molti mercato_liberooperatori in sofferenza e alcuni di questi che sostengono che per completare il percorso di liberalizzazione sarebbe necessario abbandonare la vecchia abitudine “statale” del prezzo garantito, lasciando pieno campo aperto alla concorrenza del mercato libero. Era stata anche una indagine della scorsa estate, da parte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas che aveva messo agitazione tra gli operatori, avendo chiaramente evidenziato che, conti alla mano, le offerte in regime di concorrenza erano proposte dal mercato libero sono spesso meno convenienti della tariffa tutelata. Da una disamina più attenta di quello stesso studio, in realtà, insieme a un’analisi ad ampio spettro delle proposte sul mercato, viene evidenziato che in realtà la convenienza nella liberalizzazione ci sarebbe, a patto che si trovi un servizio tarato e calibrato sulle esigenze del singolo utente, pur esistendo comunque ampi margini di miglioramento. Al riguardo, secondo il Presidente ed amministratore delegato di AU Paolo Vigevano, “Per quanto riguarda l’Italia dobbiamo salutare come un successo il fatto che, comunque, un terzo degli utenti ha deciso di scegliere un operatore e affidarsi alle offerte del libero mercato, lasciando così il mercato tutelato. Certo, noi tutti vorremmo che dagli attuali 1,2-1,5 milioni di clienti l’anno si passasse a 2 o 3 milioni di transiti l’anno”. Secondo AU infatti, il travaso da un tipo di fornitura all’altro si è letteralmente arenato, non certo per colpa del mercato tutelato, ma piuttosto per le difficoltà del particolare momento in cui in Italia si somma la sovracapacità dell’offerta e la contestuale crisi della domanda. Secondo AU infatti il mercato tutelato non sarebbe, un fattore distorsivo della concorrenza, ma piuttosto il “benchmark che consente una efficace politica di offerta” e quindi un autentico riferimento proprio per il mercato libero. Facendo una panoramica sulla situazione europea, sono presenti forme di tutela sono presenti in tutti i paesi europei, come pone in evidenza l’indagine comparata delle componenti di prezzo retail. Nel paese di riferimento della liberalizzazione del mercato elettrico, come la Gran Bretagna, per esempio, il regolatore PAOLO VIGEVANO ALMAVIVAinterviene anche per verificare che eventuali aumenti di prezzo decisi dagli operatori rispecchino effettive variazioni nei costi. Secondo Paolo Vigevano di AU (foto a sinistra)qualunque revisione dell’attuale meccanismo di tutela nel settore elettrico che voglia favorire il passaggio verso il mercato libero deve essere indirizzata a creare le condizioni affinché le offerte diventino più competitive a favore del consumatore e per stimolare la concorrenza. Soprattutto in una fase di crisi gravissima per le famiglie, per i consumatori e le Pmi, ma anche per tutti gli altri attori, occorre guardarsi dal rischio di produrre soluzioni inefficaci perché di breve respiro”. Precisazioni importanti per avere un quadro più corretto della situazione, nel quale, come troppo spesso succede nella storia delle liberalizzazioni di questo paese, si tende indiscriminatamente a tentare di smantellare il servizio di maggior tutela a prescindere da analisi, come quella trattata, legate a dinamiche estremamente complesse e rese ancora più difficili da interpretare da una serie di sovrapposizioni di fenomeni e non perdendo mai di vista la reale tutela degli utenti del servizio elettrico.

Sauro Secci

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