Sostenibilità ambientale: arriva anche il pirodiserbo, controllando le erbe infestanti senza chimica, con l’emissione di calore

maxresdefaultLa gestione controllata sostenibile delle erbe spontanee, sia in ambito agronomico e colturale che in quello della manutenzione di aree verdi in prossimità di direttrici di trasporto stradali o ferroviarie, rappresenta indubbiamente un aspetto molto importante, anche perché legato sino ad oggi a tecniche di diserbo di matrice chimica, troppo spesso molto impattanti ed addirittura contaminanti per i terreni e le loro caratteristiche. Anche in questo ambito, la sostenibilità è ancora da raggiungere e per questo ecco arrivare la tecnica del pirodiserbo, capace di controllare le erbe infestanti con l’emissione di calore una tecnica sostenibile per il diserbo, dal nome che tradisce la matrice metodologia utilizzata, denominata appunto “pirodiserbo”. Si tratta di una pratica agronomica di controllo fisico diretto, in luogo di metodi di matrice chimica, delle piante infestanti usata per eliminare piante nocive dai terreni agricoli con il ricorso al fuoco controllato, compatibile ed oramai riconosciuta anche dai più severi disciplinari di agricoltura biologica, anche in comparti particolarmente severi come la viticoltura. Si tratta di un metodo praticabile con calore secco o umido, prodotto con metodologie diverse, come onde elettromagnetiche, elettricità, vapore acqueo o energia termica, sia in forma di fiamma libera che di radiazione infrarossa, con la tecnica di generazione del calore tramite fiamma diretta che risulta attualmente la più diffusa. Si tratta di attrezzature in varie forme, sia di tipo semplice ad azionamento manuale, sia a spalla che a carriola, o anche maggiormente complessa, montate su trattrice. A seguire alcuni esempi di una azienda aretina da sempre impegnata, anche in fase di ricerca e sviluppo in questa particolare tecnologia.

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Il principio alla base del pirodiserbo è costituito dallo shock termico determinato sulle piante infestanti dal passaggio rapido della fiamma o di un’altra fonte di calore, provocando quindi il veloce innalzamento della temperatura all’interno dei tessuti della pianta da eliminare, provocandone la distruzione delle membrane cellulari e la coagulazione delle proteine, alterando in questo modo i sistemi di controllo degli scambi ionici e gassosi ed i meccanismi nutritivi dei tessuti vegetali, con conseguente morte della pianta in 1-3 giorni, a secondaschema1 delle condizioni climatiche, delle specie trattate e del loro stadio fenologico. E’ proprio la rapidità del passaggio della fiamma a distinguere il pirodiserbo dal semplice, pericolosissimo e scarsamente efficace incenerimento. Infatti l’incenerimento usato nei terreni incolti, determina una successiva ulteriore ricrescita delle erbe infestanti sotto l’effetto “concime” della cenere generata dal procedimento composta prevalentemente da sali minerali e azoto, oltretutto non più ombreggiata dalle sterpaglie. Il pirodiserbo risolve in buona parte questi problematiche, anche se l’efficacia di tale pratica è assai variabile in funzione della specie e dell’età della pianta.

Sempre più interessanti e versatili le attrezzature per questa interessante tipologia di diserbo, strutturate su un organo preposto alla produzione di calore come il bruciatore, che può essere della tipologia più diffusa a fiamma libera, soprattutto per colture erbacee ed orticole, o anche a infrarossi, maggiormente impiegati invece in ambito urbano e nei frutteti. Diverse ed adattabili anche le caratteristiche dei diversi bruciatori, con il combustibile più utilizzato che è il GPL, combustibile pulito, facilmente reperibile, utilizzando normalissime bombole per uso domestico, capace di garantire un sicuro ed efficace funzionamento dei bruciatori.

Una tecnologia quindi che ha grandi spazi applicativi in campagna ma anche e soprattutto nella aree urbane e lungo gli assi della viabilità. Una tecnica seguita, anche nella sua ottimizzazione a livello di ricerca, in particolare con l’oramai ultradecennale lavoro del Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-Ambientali “E. Avanzi” di Pisa (link sito).

A seguire l’intervento di Monica Valdambrini di Maito, in occasione di Ecostreet 2013, il Festival dell’Economia Sostenibile di Arezzo, che racconta la storia dell’azienda aretina, la nascita e il percorso di collaborazione con l’Università di Pisa. Un video davvero interessante per conoscere la tecnica del pirodiserbo e i suoi innumerevoli ambiti applicativi nella gestione delle erbe infestanti sia in agricoltura che in area urbana

Sauro Secci

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