Recepimento direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica: il Governo punta 800 milioni di Euro

efficienza energeticaNel percorso della de-carbonizzazione dei sistemi energetici ed economici dei diversi paesi, quello dell’efficienza energetica sta proponendosi come trainante, soprattutto per un paese come il nostro, caratterizzato da un patrimonio edilizio fortemente deficitario dal punto di vista energetico e per costituire finalmente il punto di incontro tra tante interessanti tecnologie rinnovabili e pulite, che fino ad oggi hanno avuto percorsi troppo individuali ed avulsi da un autentico percorso di efficienza applicata ai processi ed alle diverse realtà. Una situazione, quella dell’efficienza energetica nel nostro paese, attentamente monitorata da enti di riferimento come ENEA nel suo ultimo recente Rapporto (vedi post “Terzo Rapporto annuale sull’efficienza energetica: ENEA fa la radiografia ue27all’Italia“). Anche a livello governativo è stata finalmente recepita la Direttiva 2012/27 UE sulla efficienza energetica che prevederà la disponibilità di 800 milioni di euro per promuovere e migliorare l’efficienza energetica nel nostro paese, da qui al 2020. Tutto questo è previsto in uno schema del decreto approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, e del Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, su cui saranno acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti. La direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, è la norma europea che indica agli Stati membri come raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica del 20% al 2020, imponendo di fissare un obiettivo nazionale entro il prossimo 5 giugno 2014. Ampio il raggio di azione del nuovo decreto, che si pone l’obiettivo di introdurre nell’ordinamento nazionale misure innovative finalizzate a promuovere l’efficienza energetica in tutti i settori sensibili:

  • pubblica amministrazione centrale;
  • edilizia pubblica e privata;
  • processi produttivi;
  • sistemi di produzione, trasmissione e distribuzione di energia;
  • settore domestico residenziale

Un approccio integrato ed a largo raggio come si richiede ad una materia così complessa, quello del nuovo decreto, che punta all’obiettivo del raggiungimento del target di riduzione dei consumi di energia al 2020 già fissato dalla lacunosa ed indugiante Strategia energetica nazionale (vedi post “La Strategia Energetica Nazionale e gli indugi della transizione“), , aggiornandolo per questo con con nuovi strumenti, quali:

  • interventi annuali di riqualificazione energetica sugli immobili della pubblica amministrazione;
  • previsione dell’obbligo per le grandi imprese e le imprese energivore di eseguire diagnosi di efficienza energetica;
  • istituzione di un Fondo nazionale per l’efficienza energetica per la concessione di garanzie o l’erogazione di finanziamenti, al fine di favorire interventi di riqualificazione energetica della PA, l’efficienza energetica negli edifici residenziali e popolari e la riduzione dei consumi di energia nell’industria e nei servizi.

Tra gli aspetti principali a livello di contenuti del nuovo Decreto, all’articolo sono indicate le misure individuate per arrivare a riqualificare energeticamente almeno il 3% della superficie coperta utile climatizzata della pubblica amministrazione centrale, come previsto dalla direttiva UE. È stata al riguardo avviata la redazione di un inventario che ha censito, ad oggi, 2.904 edifici interessati per un totale di 13.763.975 di metri quadrati. Come tabella di marcia il decreto prevede investimenti pubblici per la riduzione dei consumi pari a circa 70-80 milioni l’anno, dal 2014 al 2020, per un totale di 541 milioni in 7 anni. Una spesa a fronte della quale, potrà essere conseguito un risparmio cumulato sui costi energetici stimato in 71 milioni di euro entro il 2020 che, considerato il ciclo di vita delle tecnologie per l’efficienza energetica, stimata tra i 15 e i 20 anni, potrà tradursi in ulteriori risparmi per circa 16 milioni di euro all’anno (un risparmio totale tra i 300 e i 400 milioni di euro). Stime che, come precisano fonti ministeriali, sono riferiscono “alla ipotesi peggiore”, ipotizzando cioè che tutti gli oneri degli interventi ricadano sullo Stato, senza considerare che avranno precedenza gli interventi con il miglior rapporto costi-benefici. Al fine di ridurre gli oneri connessi all’adempimento dell’obbligo, inoltre, è previsto che le pubbliche amministrazioni centrali interessate favoriscano, quando possibile, il ricorso allo strumento del finanziamento tramite terzi e ai contratti di rendimento energetico. Per le grandi imprese e per quelle energivore poi, viene introdotto all’articolo 8, un obbligo di diagnosi energetica da effettuare entro il 5 dicembre 2015 e successivamente con ciclicità di 4 anni. Le aziende saranno agevolate nell’assolvimento dell’obbligo, con contributi al 50% carico delle Regioni e al 50% a carico dello Stato, che, per lo specifico scopo, metterà a disposizione 10 milioni di euro prevenienti dai proventi annui delle aste delle quote di emissione di CO2. In caso di inottemperanza i soggetti obbligati dovranno pagare una multa i cui proventi sono destinati ad alimentare il fondo per l’efficienza energetica previsto nel decreto già citato precedentemente.

Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, commentando il nuovo provvedimento governativo, “consumare meno e meglio: un’economia più efficiente sotto il profilo energetico è la chiave di volta per rilanciare la crescita economica e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro connessi alla diffusione di soluzioni tecnologiche innovative. Il Governo mette a disposizione quasi 800 milioni di euro dal 2014 al 2020 per promuovere l’efficienza energetica. Sono inoltre previste iniziative che mirano ad accrescere la consapevolezza dei consumi energetici tra le famiglie”.

Sauro Secci

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