Una nuova fiscalità ambientale per l’Italia: dalla riforma un gettito potenziale di oltre 48 miliardi di euro

carbon_taxQuello delle esternalità legate alle fonti energetiche e un tema che da sempre si trascina nella diatriba tra fonti fossili e fonti rinnovabili, che ha portato anche, nel tempo, alla individuazione di specifici indicatori (vedi post “Esternalità negative delle fonti fossili e nuovo indicatore SCC: rinnovabili già adesso più competitive“). Proprio su questo specifico ed annoso tema è entrata in vigore, in questi giorni, la legge n. 23/2014 delega al governo in materia fiscale (Disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita), che include, all’art. 15, un disposto specifico per la riforma della fiscalità ambientale. Si tratta di un articolo molto importante, dal momento che il Governo dovrà adottare, con opportuni decreti legislativi, nuove forme di fiscalità finalizzate a orientare il mercato verso modalità di consumo e di produzione sostenibili, prevedendo di rivedere la disciplina in materia di accise sui prodotti energetici e sull’energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di ossidi di zolfo. L’indagine di ECBA Project sui costi ambientali e sanitari delle emissioni dei settori di attività economica in Italia, elaborata negli scorsi mesi e scaricabile in calce al post, fornisce informazioni preziose a supporto della riforma della fiscalità ambientale, sulla base del principio “chi inquina paga”, sulla base del quale l’imposta ambientale deve andare a colpire il soggetto che inquina, mettendolo di fronte alla decisione di migliorare le proprie prestazioni ambientali o pagare la tassa, con una base imponibile dell’imposta basata su un provato e ben determinato impatto ambientale. Dall’indagine emerge che la stima totale dei costi esterni associati alle emissioni in atmosfera di tutti i settori di attività nel 2012, famiglie incluse, ammonta a 48,3 miliardi, pari al 3,1% del PIL (vedi figura seguente con la ripartizione per macrosettori).

 fig1

Si tratta di un dato confermato anche dall’ultima indagine Istat, secondo il quale, il gettito dell’attuale regime di imposte ambientali, è stato di 45,5 miliardi di euro incluse le imposte sull’energia, nel 2012, con un grado di copertura delle esternalità ambientali da parte del fisco, apparentemente molto elevato e pari al 94%.
Nella realtà, secondo l’analisi di dettaglio condotta da ECBA Project, si evidenziano forti diseguaglianze fra settori diversi, con un approccio di valutazione dei costi esterni che evidenzia incoerenze e scarsità di relazioni fra l’attuale regime di fiscalità e i costi esterni derivanti dai consumi energetici e dalle altre attività inquinanti dei settori economici, come ben evidenziato dal grafico seguente.

fig2

Al riguardo infatti, il settore delle famiglie paga imposte ambientali in misura significativamente maggiore rispetto alle esternalità ambientali generate per 24,8 miliardi di gettito a fronte di 15,1 miliardi di esternalità prodotte. La stessa tendenza si riscontra anche per il macro-comparto dei Servizi con un gettito di 14,5 miliardi di imposte a fronte dei 9,3 miliardi di costi esterni generati. In assoluta controtendenza invece, il comparto Industriale, che paga imposte ambientali corrispondenti ad appena il 41% dei rispettivi costi esterni, con un gettito di 5,2 miliardi nel 2012 a fronte dei 12,8 miliardi di costi esterni generati). Ulteriori disaggregazioni sui dati evidenziano poi, per quasi tutti i settori dei Servizi, inclusi, commercio e trasporti e logistica, dove si registrano esternalità elevate, gli stessi sono gravati da un’imposizione ambientale superiore ai costi esterni generati, cosa diametralmente opposta a ciò che si verifica per l’industria manifatturiera dove, a fronte di costi esterni prodotti pari a circa 7,1 miliardi, corrisponde un gettito di 3 miliardi, pari al 42% dei costi esterni.  Relativamente alla situazione del settore energia elettrica e gas, questo evidenzia un gettito di poco superiore a 1 miliardo di euro a fronte di ben 3,7 miliardi di costi esterni del settore, evidenziando anche che, in questo caso, la fiscalità e basata sul principio “l’utente paga”, con gli stessi utenti finali che danno origine ad un gettito di 3,4 miliardi, in un ambito nel quale, a differenza dei produttori, non hanno alcuna capacità di controllo sulle scelte tecnologiche e gestionali riguardanti le modalità di produzione dell’energia elettrica. Un’altra evidenza offerta ai decisori politici dall’indagine sui costi esterni delle emissioni dei settori dell’economia italiana, è relativa alla possibilità di verticalizzare l’analisi sul potenziale gettito di imposte ambientali gravanti su specifici inquinanti, come ad esempio la carbon tax e la tassa sulle emissioni di SO2 e NOx, entrambe incluse nella delega di riforma della fiscalità ambientale. Secondo le stime ECBA Project, il gettito complessivo di una tassa sulla CO2 includendo anche, in termini equivalenti anche altri gas climalteranti come metano e il protossido di azoto, potrebbe raggiungere in Italia i 13 miliardi di euro, dei quali 2,9 miliardi a carico delle famiglie e 10,1 a carico delle imprese. Importante inoltre evidenziare, come rilevato dallo studio ECBA Project, che l’estensione della tassa sulle emissioni di SO2 e NOx a tutti i settori contribuenti a tali emissioni, potrebbe portare determinare un incremento del gettito dagli attuali 14 milioni di euro, corrisposti fino ad oggi dalle sole centrali termoelettriche, a ben 10,1 miliardi di euro, con un incremento di gettito di ben 700 volte. In una tale ipotesi, il gettito per il settore dell’energia elettrica e gas potrebbe salire dagli attuali 14 a 645 milioni di euro. Infine, la tassa ambientale col il maggiore potenziale sarebbe una ipotetica imposta sulle famigerate polveri sottili (PM2,5) (vedi post “Particolato, polveri sottili, PM10, PM2,5: killer in evoluzione con grandi indizi sugli edifici (terziario e residenziale)“ https://figliodellafantasia.wordpress.com/2013/11/14/particolato-polveri-sottili-pm10-pm25-killer-in-evoluzione-con-grandi-indizi-sugli-edifici-terziario-e-residenziale/) che, sulla base dell’applicazione del principio “chi inquina paga”, potrebbe determinare un gettito complessivo da tutti i settori di ben 17 miliardi di costi esterni.

Sauro Secci

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