Decarbonizzazione del settore energetico europeo: insufficiente per l’innalzamento della temperatura globale

riscaldamento-globaleChe l’Unione europea sia stata da oltre trenta anni, dalla conferenza di Rio de Janeiro del lontano 1992 in cui il mondo inizio a prendere atto degli effetti sempre più insostenibili delle attività umane sul clima e sull’ambiente, quella che ha detenuto la leadership ambientale delle azioni di decarbonizzazione delle economie, è indubbiamente un dato inconfutabile, grazie anche ad una grande motivazione ed ad obiettivi stringenti e significativi. Nonostante questo, sembra che la meta che l’Europa, oramai dei 28, si è prefissata nel lungo termine, al 2050, non sarà sufficiente per contrastare il surriscaldamento globale. Una conclusione che emerge da un rapporto, dal titolo “Trend at 2050”, pubblicato dalla stessa Commissione Europea, alcuni giorni fa e scaricabile in calce al post. Secondo gli autori del rapporto, la continuità delle politiche energetico-ambientali, fino ad oggi messe in campo, le emissioni potranno diminuire al massimo nella misura di circa il 30% nel 2030 e del 44% nel 2050. Si tratta di percentuali ampiamente non sufficienti a limitare l’aumento della temperatura globale logo_enentro i due gradi celsius, raggiungibile, secondo la maggior parte della comunità scientifica, solo attraverso un taglio delle emissioni di CO2 dell’80%. Il Rapporto nella elaborazione delle sue conclusioni, ha considerato uno scenario “stazionario”, con gli attuali programmi di riduzione del carbonio, con l’esclusione di qualsiasi nuova politica post-2020. Secondo Justin Wilkes, direttore dell’EWEASi stima che il settore europeo dell’energia rilascerà quasi 400 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno entro il 2050 e che la dipendenza energetica dell’UE sia destinata a peggiorare. In un tale contesto, un quadro normativo in materia di energia, accompagnato da obiettivi vincolanti per le rinnovabili e la riduzione dei gas serra, sono quanto mai fondamentali”, per questo “In assenza di obiettivi sarà impossibile ottenere un’energia “a zero emissioni di carbonio”. Complessivamente il rapporto, prevede che, al 2050, gas, eolico e nucleare forniranno circa un quarto dell’approvvigionamento energetico europeo, con l’efficienza energetica che, aumenterà significativamente, ma non sufficientemente, comportando una riduzione del consumo totale di energia nella misura dell’8%. Riguardo poi allo scottante tema dello sfruttamento delle risorse fossili non convenzionali, come il gas di scisto (vedi post “La follia dei giacimenti di gas non convenzionale: ci provano anche in Europa“), secondo lo studio, l’espansione delle riserve di gas di scisto e lo sfruttamento delle risorse non convenzionali influenzeranno i prezzi dei carburanti nel lungo termine. Il rapporto, prevede poi che, dopo il 2035 la limitata disponibilità di risorse fossili locali e le limitate importazioni di biomassa, determineranno una importazione netta di nuova energia. Una tendenza che dimostra l’assurdità di uno scenario che non contempli un ulteriore sforzo per ridurre le emissioni e rende assolutamente necessaria ed improcrastinabile di una politica di più lungo termine per il 2050.

Sauro Secci

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