Il vecchio, eterno fascino del motore Wankel di Mazda incontra l’auto elettrica

200px-Wankel_Cycle_anim_enIl tema della mobilità elettrica, nel quadro delle azioni previste per la mitigazione dei cambiamenti climatici è indubbiamente tra quelli che offre i maggiori spunti di innovazione, certe volte ridando nuova luce a tecnologie già affacciatesi nel mercato dell’auto. Questa volta infatti, parlando di mobilità elettrica, riparto dai più reconditi e lontani ambiti della mia memoria, quando, 50 anni fa, facevano apparizione anche nella campagna dove io sono nato, in transizione dalle due alle quattro ruote, le primissime auto. Tra queste una delle prime auto molto curiosa che si presentò era proprio la tedesca NSU PRINZ, una piccola auto praticamente uguale nelle forme anteriori ed in quelle posteriori. Fu proprio quella stessa casa automobilistica che, nel 1963, 260px-NSU_Wankel_Spidercon la NSU spider (vedi foto a destra) montava il primo motore rotativo Wankel, in luogo del classico motore alternativo, seguita poi, nel 1968 dalla RO80. La NSU Spider; nonostante la cilindrata di appena 498 cm³ del monorotore che montava, sviluppava una potenza di 50 CV, capace di spingere l’auto oltre al incredibile velocità, per quei tempi, di oltre 150 km/h a fronte di un consumo decisamente basso per l’epoca. Si trattava di un motore, messo a punto nel 1957, proprio dal capotecnico della NSU, Felix Wankel nel 1957, con la collaborazione del suo collega dott. Froede, che apportò sostanziali modifiche al progetto iniziale del motore. Molti anni dopo, a rispolverare l’idea del tecnico tedesco, una casa del Sol Levante, come Mazda, una delle case automobilistiche indipendenti più piccole sul panorama mondiale e con sede in un luogo simbolo per l’umanità come Hiroshima, ma con grande spirito innovativo e con competenze tecnologiche dei suoi ingegneri inversamente proporzionali alle dimensioni economiche e produttive dell’azienda. Proprio Mazda, rimanendo oggi l’unico costruttore a credere nel motore Wankel, è arrivata alla vittoria nella 24 Ore di Le Mans nel 1991 con la Mazda 787B, per Mazda_RX-8_on_freewaysviluppare negli anni successivi la propulsione automobilistica nella RX-8 (foto a sinistra). Ma una svolta che può davvero ridare nuova vita alla tecnologia rotativa wankel, incredibile ma vero, viene proprio dalle nuove linee di ricerca della mobilità elettrica dell’ambito ibrido. Infatti, gli ingegneri giapponesi di Mazda, stanno testando la versione ibrida della prossima generazione di Mazda 2, che sarà dotata di un piccolo propulsore Wankel utilizzato come range extender. Rispetto al modello attualmente in commercio, con i tradizionali motori a quattro cilindri, sia benzina (1.3 e 1.5) che diesel,la futura Mazda2 EV Range Extender mazda-2-range-extender1ibrida (foto a destra) sarà spinta da un motore elettrico di circa 100 CV di potenza, alimentato da batterie al litio che ne garantiscono un’autonomia a zero emissioni di 200 km, posizionato nel cofano anteriore e da un rotativo Wankel di 330 cc di cilindrata, collocato nella parte posteriore dell’auto. Quando le batterie scendono sotto il 50% di carica, entra in gioco il motore rotativo da 38 CV di potenza massima, limitato nel suo funzionamento ad un regime fisso di 2.000 giri/min e 20 CV per ricaricare gli accumulatori. In questo modo l’autonomia totale della Mazda2 ad autonomia estesa mazda2-ev-range-extender_6raddoppia e arriva a quota 400 km di autonomia totale, utilizzando un serbatoio da appena 9 litri di benzina. Pur trattandosi di una soluzione già utilizzata con motori convenzionali, da altre case automobiliste nelle auto Opel Ampera, Chevrolet Volt, Fisker Karma e BMW i3 ER, la soluzione wankel di Mazda, garantisce maggiore compattezza e leggerezza ed un regime di funzionamento più dolce, silenzioso e costante, aspetto importante per una ottimale ricarica delle batterie. La collocazione orizzontale nella zona posteriore sotto il bagagliaio del motore Wankel, rende praticamente quasi trasparente l’inserimento nella carrozzeria della nuova Mazda 2 attualmente in fase di test. In un tale assetto il propulsore rotativo, non mazda_rotary_enginetrasmettendo mai direttamente il moto alle ruote ma occupandosi solo della ricarica delle batterie solo quando il livello di carica scende sotto il 50 %, risultano davvero moderati anche gli storici limiti del motore wankel, come i consumi di benzina e di olio, dal momento che il propulsore può lavorare a regimi costanti, ideali per la ricarica delle batterie, ottimizzando il funzionamento. Particolarmente contenute, secondo gli esiti dei test, anche le emissioni di CO2, limitate ad appena 13 g/km di CO2. Un altro aspetto interessante è costituito dall’intento di MAZDA di estendere l’ambito applicativo del Wankel ad applicazioni anche stazionarie, diverse dall’automotive, come generatore di corrente autonomo. Per gli amanti dell’approfondimento un interessantissimo video che fa una esaustiva analisi della storia e delle caratteristiche del motore Wankel, da parte di un esperto.

A seguire inoltre un breve contributo video che evidenzia i grandi progressi costruttivi portati avanti dai tecnici MAZDA nel piccolo Wankel da 330 cc utilizzato nella MAZDA 2

Sauro Secci

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