Piccolo fotovoltaico su tetto e grandi utility elettriche: primi segnali di cambiamento nel segno di Darwin

evoluzioneDa tempo ho modo di scrivere sul mio blog della grande e strenua battaglia che il grande universo delle rinnovabili e della efficienza energetica, congiunto oramai nel termine di generazione distribuita, sta portando avanti con le fortissime resistenze delle grandi utility elettriche che detengono ancora numerosi privilegi nell’ambito del modello energetico centralizzato in pochi grandi impianti, alimentati prevalentemente da fonti fossili, che ci ha accompagnato fino ad oggi. Avevo approfondito questi aspetti di forte resistenza lobbistica che certe volte assurge ad autentica guerra di posizione, contro la generazione distribuita, decisamente più democratica, partecipativa e più garante dei diritti dei singoli utenti anche nel post di alcuni mesi fa ““Il fotovoltaico sul tetto che scotta”… le grandi utilities energetiche”. Una notizia che apre una luce nuova nel 2014 appena iniziato è quella che ci viene dagli USA, dove, accanto a chi cerca di frenare il cambiamento, c’è chi invece sta lavorando per adeguarsi ed integrarsi nel nuovo modello, come una grande compagnia elettrica americana che ha avuto premi e riconoscimenti addirittura da una associazione del solare per lo sforzo profuso per la promozione del fotovoltaico su tetto, assolutamente controcorrente con il comportamento della maggior parte delle altre società di vendita. Una visione decisamente piena di saggezza, quella della società americana, che ha scelto l’evoluzione rispetto alla possibile estinzione, anticipando i tempi ed aprendo indubbiamente ad altre evoluzioni in tal senso, considerando anche le più che fondate previsioni degli analisti di grandi gruppi bancari, secondo le quali, i grandi operatori energetici costituiti dalle utility tradizionali, basate su termoelettrico e modello centralizzato, rischiano di fare la fine dei dinosauri secondo una metafora darwiniana. Uno delle analisi recenti più interessanti da questo punto di vista, l’ultimo report di Citigroup, uscito alcuni mesi fa e scaricabile in calce al post, che prevede un possibile dimezzamento del valore delle azioni delle grandi utility energetiche nei prossimi anni, che vede già un dimezzato dal 2008 ad oggi in Europa graficocome evidenziato nei grafici seguenti. Il documento evidenziando l’irreversibilità del percorso verso la generazione distribuita, retiene necessario un radicale mutamento negli atteggiamenti miopi dei grandi produttori e venditori di elettricità, in un nuovo scenario nel quale la generazione centralizzata avrà solo funzioni di riserva, sostenuta da meccanismi di capacity payment. In questo mutato contesto, nasceranno “utility molto più piccole e localizzate che gestiranno produzione e domanda di energia in reti realizzate per la generazione distribuita e per storage, anche a livello di isolato”. Resta ancora una questione decisamente aperta se questi nuovi modelli di business saranno gestiti dalle utility tradizionali o da nuovi soggetti.

MiiX_energia_rimaria_Usa_storico_e_previsioni_IEA_Citicorp

Molto interessante in quel report, l’analisi dei mercati in cui la penetrazione delle rinnovabili è già in stato avanzato e molto rilevante, ben rappresentata nel grafico seguente che evidenzia l’effetto che l’ascesa delle rinnovabili, contestualmente ad elementi congiunturali come il calo della domanda, che ha avuto grandi riflessi sui fattori di carico delle centrali a fonti convenzionali in Europa.

Fattore_di_carico_impianti_convenzionali_in_Europa

Un autentico monito per le grandi compagnie energetiche, che ha determinato anche soggetti che si sono già posti in questa nuova ottica, mettendo in discussione il proprio modello di business. Il raggio di luce nel generale atteggiamento di ostacolo verso la generazione distribuita, arriva, come dicevo, dallo stato del Vermont, dove la utility più importante di quello stato della Confederazione, pur se relativamente piccola con i suoi 250.000 utenti, sta facendo una massiccia promozione del fotovoltaico su tettogreen_mountain_power verso i propri clienti. Operazione che è stata addirittura premiata da un’associazione del solare, la SEPA, oltre che additata come modello da seguire, da parte di varie organizzazioni che promuovono l’energia pulita. La GMP, in funzione dell’operazione, ha rivisto al rialzo i propri obiettivi per il fotovoltaico, portandolo ad esempio, nella contea di Rutland, a 10 MW al 2015 anziché 6,25 al 2017, anche grazie al net-metering, una qualcosa di simile ad uno scambio sul posto incentivato. In sostanza la GMP, ai propri utenti che hanno impianti FV sul tetto, paga per l’energia immessa in rete l’intero prezzo retail con una maggiorazione di 6 centesimi di dollaro a kWh; ottenendo anche particolari segnalazioni per l’eccezionale collaboratività finalizzata alla diffusione del solare domestico. Una operazione assolutamente controtendenza anche rispetto alla maggior parte delle utility americane, che, come avviene anche da noi per lo scambio sul posto o l’esenzione dagli oneri di sistema e di rete dei SEU, hanno mobilitato potenti lobbies con l’obiettivo dichiarato di opporsi a tali politiche, accusate di scaricare sui consumatori, che non hanno il FV sul tetto, i costi del sistema elettrico. Interessante anche capire le motivazione del cambio di rotta da parte della GMP schierandosi sul versante opposto e promuovendo gli impianti fotovoltaici su tetto, che potrebbero anche erodere la domanda dei propri clienti. Secondo il portavoce della compagnia americana Dorothy Schnure, “spingere la generazione distribuita è una mossa eccellente per contenere i costi di rete e un’assicurazione contro picchi di prezzo nell’acquistare energia all’ingrosso che si manifestano soprattutto nelle punte di domanda estive sul mercato del New England“. Al riguardo Schnure evidenzia che senza la produzione dagli impianti FV, “dovremmo pagare anche 1 dollaro per il kWh che rivendiamo a 15 centesimi”; mentre, riguardo ai costi di trasmissione, l’azienda dichiara di aver già risparmiato grazie al net-metering centinaia di migliaia di dollari“. Tutte dichiarazioni confermate dal direttore del Department of Public Service del Vermont, Darren Springer che sostiene che “il solare che abbiamo connesso alla rete, assieme agli sforzi per l’efficienza energetica, sta avendo un effetto tangibile nell’evitare un impatto economico in progetti di trasmissione che altrimenti sarebbe costati centinaia di milioni di dollari”. mary_powellRibadisce il concetto anche Mary Powell (foto a sinistra), CEO di GMP, che sostiene che “mentre molte utility vedono il solare come una minaccia per i loro business, noi lo vediamo come un’opportunità per soddisfare in maniera cost-effective i bisogni dei clienti, promuovendo la creazione di lavoro ed opportunità economiche nelle nostre comunità.” L’azienda, americana, sta provando a “pensare meno come un’utility, e più come un business creativo”. Davvero una esperienza ricchissima di riflessioni per i decisori delle grandi compagnie elettriche, chiusi nei loro palazzi ad impostare manovre ostruzionistiche verso una evoluzione oramai irreversibile e credo, a questo punto improcrastinabile verso un nuovo modello energetico, finalmente adeguato ai tempi e che speriamo possa essere precursore per cambiare atteggiamento in molti altri ambiti.

Sauro Secci

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