Il clima ha un nuovo insidioso nemico: un gas serra 7000 volte peggiore della CO2

ci-gasCome noto quando si parla di effetto serra, esiste una ideale coniugazione con il termine di gas-serra, dei quali indubbiamente la CO2 rimane il riferimento assoluto, essendo anche un elemento fondamentale della vita sul pianeta. In realtà, come richiamato altre volte, il gruppo dei gas ad effetto serra è composto da ben sei tipologie di gas, alcune delle quali più che rappresentare una singola specie chimica, ne raggruppano invece una autentica famiglia (vedi figura seguente).

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E’ di queste settimane, una scoperta, per certi versi inquietante, che va ad aggiungere un altro killer del clima, alla già agguerrita squadra, dal momento che il Dipartimento di Chimica all’Università di Toronto, in Canada, ha individuato un nuovo gas serra, esattamente la perfluorotributilammina o più sinteticamente Ptfba definito gas climalterante di lunga durata LLGHG (Long-Lived GreenHouse Gas). Un effetto climalterante davvero da brivido quello del Ptfba, stimato di circa 7000 volte superiore Sprayrispetto alla CO2. Si tratta di un gas climalterante non esistente in natura, che si sprigiona nei processi di produzione industriale di vari dispositivi elettrici e durante il testing di dispositivi elettronici, con un impiego crescente e sempre più importante di questo gas, a partire dalla metà del 1900. Oltre all’enorme effetto climalterante, ha completare l’inquietante quadro, anche la persistenza in atmosfera del Ptfba, che avrebbe una vita media di ben 100 anni. Il team di ricerca autore della scoperta, composto da Cora Young, Angela Hong e Scott Mabury, ha chiarito che il gas possiede una efficienza radiativa molto elevata ed a causa delle sue caratteristiche, una singola molecola di Pftba calcolato su un arco di tempo di 100 anni, possiede l’impatto climatico equivalente a 7.100 molecole di CO2. E’importante notare che la quantità di PFTBA nell’atmosfera è ancora in concentrazioni globali molto inferiori rispetto all’anidride carbonica, precisando anche che non esistono, ad oggi, modalità note per distruggere o rimuovere l’ PFTBA dall’atmosfera. Al riguardo bisogna considerare tuttavia che non si conosce ancora molto sul gas PFTBA e sulle sue concentrazioni in atmosfera nel tempo, anche perché  le misurazioni dello studio si riferiscono ai dati raccolti tra i mesi di novembre e dicembre 2012. L’invito è adesso quello di proseguire nello studio e nelle misurazioni da parte di altri team di scienziati per acquisire prima possibile nuove informazioni su cui basare studi, pianificando nel contempo, senza indugi, idonee politiche ed azioni per il futuro, orientate a limitare le emissioni di perfluorotributilammina.

Sauro Secci

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