Piccole città, resilienza e qualità della vita: in era di globalizzazione vivere senza franchising si può e fa bene

cortona2In questa epoca così convulsa per l’uomo moderno, in cui oramai, la qualità della vita quella vera è seriamente minacciata da una massificazione degli usi e del pensiero a dir poco totalizzante ed asfissiante, viene spontaneo chiedersi se anche nel nostro paese siano rimasti, a livelli di centri urbani, luoghi per così dire “resilienti” (un tema che ho trattato presentando il movimento Transition Italia in questo post), capaci cioè di arginare i carichi di sistema della forte spinta antropizzante connessa con la globalizzazione. Un centro della provincia in cui anche io vivo e che è assurto agli onori della cronaca per la migliore qualità di vita, anche grazie alla mancanza di franchising e di catene, della quale i propri abitanti possono sentirsi decisamente orgogliosi è la bellissima Cortona, un comune italiano di 23.036 abitanti, in provincia di Arezzo, capoluogo e principale centro culturale e turistico della Val di Chiana aretinaUna caratteristica, quella di Cortona, sottolineata anche dal primo cittadino Andrea Vignini, molto soddisfatto della qualità di vita della sua cittadina, che sottolinea come “non possiamo di certo impedire che in città apra un McDonald, ma a Cortona un McDonald non apre perché qua la gente cerca la bistecca di Chianina, non vuole l’hamburger”. Una nota di grande attualità, anche a fronte della campagna lanciata da McDonald sulla carne chianina utilizzata per la pubblicità di in un loro nuovo prodotto. Ad oggi l’unico franchising presente a Cortona è una cioccolateria artigianale, con gli abitanti che non sono a conoscenza delle tipiche catene di abbigliamento, di gelati, accessori e tutto quello che abitualmente riguarda oggi il ciclo di negozi. Cortona è una cittadina che non è basata oggi sul lusso o su grandi hotel di classe, ma prevalentemente sugli aspetti legati alla cultura, essendo anche sede del famoso “museo sugli Etruschi” e di un gran numero di serie di mostre in rete con i più prestigiosi musei mondiali, con una tendenza, grazie a questo, a cercare di puntare sempre più in alto per raggiungere una fascia di turismo internazionale anche di alto livello.

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Su questa base infatti, negli ultimi dieci anni, il tasso di turisti è cresciuto del 29% con una permanenza media in crescita, oggi superiore ai tre giorni, a fronte di quella di meno di un giorno che si registrava intorno al 2000, con un assetto di strutture ricettive composto da 176 tra bar e ristoranti, 42 B&B, 26 case vacanza, 28 alberghi, e 136 agriturismi dai 58 presenti nel 2004. Una ulteriore importante precisazione arriva sempre dal sindaco che precisa come “qua non c’è il grande hotel ai margini della periferia, abbiamo detto no già negli anni Ottanta a questo tipo di ricettività. Cortona ha una visione diversa di sé fondata su una forte identità e volta a un turismo di qualità”. Un contesto nel quale elementi come natura, storia ed enogastronomia sono valutati a cinque stelle, tenendo lontane, almeno per il momento, le tentazioni della new economy che hanno trovato spazio pochi chilometri più a valle, nel comune di Foiano della Chiana all’outlet Valdichiana si vendono i grandi marchi. La città toscana ha quindi puntato senza tentazioni sul brand “Cortona”, una miscela di botteghe artigiane, enoteche, case d’epoca, antiquariato. Una scelta davvero lodevole che guarda al futuro attraverso i grandi valori fondanti del passato nell’ambito si un territorio ricchissimo di cultura e tradizione, senza per questo voler competere con il vicino outlet, puntando sulla autenticità al 100%. Sicuramente una testimonianza controcorrente ma molto significativa per ripartire su una nuova idea di sviluppo, nel senso più autentico del termine, troppo spesso mistificato con la crescita e la componente quantitativa a tutti i costi.

Concludo questo post con un brano di un artista espressione della cittadina toscana in questo abbraccio eterno tra passato, presente e futuro, come Lorenzo Cherubini, con un altro dei suoi meravigliosi brani.

Sauro Secci

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3 risposte a Piccole città, resilienza e qualità della vita: in era di globalizzazione vivere senza franchising si può e fa bene

  1. angelabucaletti ha detto:

    Bello il tuo articolo, lo apprezzo anche di più vivendo io a Cortona…. un luogo magico, amato dai cittadini e che fa innamorare chiunque la visiti…. una volta che hai visto Cortona la porterai sempre nel cuore!

    • saurosecci ha detto:

      Grazie del tuo apprezzamento Angela. La crisi che stiamo vivendo, che ha i connotati di una profonda crisi di sistema e di modello economico, vede proprio nel valore della resilienza, che poggia le sue basi sulle nostre radici e su chi ci ha preceduto, ne richiede una attualizzazione, che realtà come Cortona posso contribuire a potenziare, come autentico centro laboratorio per uscire da questo oscuro Medioevo, aprendo così un nuovo piccolo Risorgimento

      • angelabucaletti ha detto:

        Spero anche io che noi giovani cortonesi riusciremo con le nostre idee e con il nostro legame a questa terra a portarla come esempio per altri borghi italiani che, grazie ad uno sviluppo sostenibile, potrebbero contribuire a portare l’eccellenza e la cultura italiana nel mondo intero.

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