bicicletta elettrica e fotosintesi clorofilliana: punto di contatto nella bici fotosintetica

kikkerterminal_bNel mio itinerario nelle azioni orientate alla sostenibilità ed alla mitigazione dei cambiamenti climatici, c’è una componente che più delle altre ho trovato sugli scudi di tali azioni, e questa è indubbiamente la bicicletta. Oltre ad essere un mezzo fondamentale nella sempre più massiccia urbanizzazione del mondo, per muoversi in città sempre più convulse (vedi post “mobilità sostenibile e sistemi di bike sharing: il punto della situazione mondiale“), è divenuto anche il vettore per il monitoraggio della qualità dell’aria con la Web Sensor Bike (vedi foto seguente) messa a punto dai cari amici del CNR IBIMET di Firenze ed in particolare dall’amico Dottor Alessandro Zaldei  e di cui avevo già diffusamente parlato riferendo del grande simposio sulla climatologia in ambito urbana organizzata lo scorso anno a Firenze (vedi post “Convegno internazionale sulla meteorologia applicata in ambito urbano a Firenze…..”).

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Mai avrei però pensato di riferire della bicicletta in chiave anche attiva per il miglioramento della qualità dell’aria, con particolare riferimento non solo per evitare le emissioni di CO2, ma addirittura per assorbirle. L’idea è quantomeno esotica, dal momento che proviene dalla Thailandia, ed in particolare dai giovani designer dello studio creativo Lightfog di Bangkok, che hanno creato una bicicletta elettrica davvero unica al mondo. La e-bike thailandese si ispira alla fotosintesi, per purificare letteralmente l’aria “mangiandosi” l’inquinamento (vedi immagine seguente).

bici_elettrica_co2

Un progetto molto promettente pur se ancora a livello di concept, orientato alla realizzazione di un mezzo, basato su un telaio di alluminio, che prevede un filtro dell’aria montato sul manubrio e un sistema di fotosintesi, basato su una fuel-cell a idrogeno per produrre ossigeno a partire dal piccolo serbatoio contenetene acqua collocato sotto il sellino, sfruttando una reazione chimica di base tra acqua ed elettricità, in un contesto di e-bike alimentato da una normale batteria agli ioni di litio. Durante la modalità di funzionamento elettrica, la nuova bicicletta funziona come una pianta secondo le seguente sequenza:

  • il filtro dell’aria assorbe la CO2 e le particelle sottili;
  • il meccanismo fa scattare la reazione chimica che produce ossigeno in uscita.

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Ovviamente un approccio progettuale di questo tipo può essere poco rilevante se in termini di quantità di aria pulita prodotta da un singolo mezzo, mentre potrebbe assumere risultati davvero significativi moltiplicato per migliaia di biciclette in tutto il tessuto urbano di una la città. Sullo sviluppo prototipale in corso anche il commento del Direttore creativo della società di design, Silawat Virakul, che ha spiegato che “andare in bicicletta può essere una soluzione vincente per ridurre il traffico in città. Noi abbiamo voluto aggiungere un valore maggiore aumentando la sua capacità di ridurre l’inquinamento atmosferico”. Un progetto ancora in fase evolutiva dello sviluppo prototipale, che avrà bisogno di ulteriori aggiustamenti, ed ancora lontano dalla soglia del mercato, come del resto lo erano anche le prime auto elettriche appena pochi anni fa, e prima di loro anche le auto tradizionali a inizio secolo scorso, per risalire proprio alle comuni biciclette del 1800. Chissà davvero se nel giro di alcuni anni potremo riuscire a migliorare la qualità dell’aria delle nostre città semplicemente con il gesto semplice e naturale della pedalata. A seguire un breve contributo video che illustra i principi progettuali della nuova idea di e bike thailandese.

 

Sauro Secci

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2 risposte a bicicletta elettrica e fotosintesi clorofilliana: punto di contatto nella bici fotosintetica

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