Smart grids ed intelligenza del sistema elettrico in Italia: valgono dieci miliardi di euro secondo il Politecnico di Milano

imagesChe l’azione di ristrutturazione delle reti elettriche di trasmissione e di distribuzione in chiave “smart”, orientata a renderle intelligenti e bidirezionali, sia un tassello fondamentale ed inderogabile per proseguire nella migrazione da un modello energetico concentrato a maglia larghissima, come quello che ci ha accompagnato fino a qui, ad un modello energetico distribuito, fatto di tanti piccoli poli di produzione, come i 550.000 piccoli impianti fotovoltaici installati sui tetti degli italiani, è un aspetto che ho portato più volte all’attenzione (vedi post “Migrazione di modello energetico: il fondamentale tassello delle smart grids“). Su questo cruciale capitolo dell’ambito energia anche per l’Italia è uscito in questi giorni un approfondito studio, commissionato da Anie Energia, associazione di Confindustria composta da 339 aziende dei comparti della produzione, trasmissione, distribuzione e utilizzo di energia elettrica, ed elaborato dal copertina_reportDipartimento di Energetica del Politecnico di Milano. Si tratta di uno studio approfondito, dal titolo “Sviluppo delle smart grids: opportunità per le aziende italiane del settore”, sullo stato della rete elettrica italiana e sui possibili futuri sviluppi in chiave intelligente, presentato alcuni giorni fa a Milano, che traccia una fotografia molto chiara ed esauriente della situazione esistente. Una grandissima scossa di innovazione quella portata dalla generazione distribuita messa prevalentemente in moto da eolico e fotovoltaico, che ha inciso fortemente sulla rete di distribuzione nazionale, rendendo assolutamente necessario un cambio radicale nella gestione dei sistemi di controllo, regolazione, protezione e automazione delle reti. Si tratta di un impegno, quello di conferire maggiore sicurezza al sistema elettrico attraverso lo sviluppo di soluzioni smart per il nostro paese, stimato dallo studio con investimenti compresi tra i tre a dieci miliardi di euro al 2020. Come spiega uno degli autori del rapporto, il professor Maurizio Delfanti, professore del Politecnico di Milano, “le reti di distribuzione attuali non sono in grado di accogliere tutta la generazione diffusa; infatti, quando essa supera il carico, si rischia l’inversione di flusso, con problemi di stabilità e tensione. Inoltre, dobbiamo fronteggiare la criticità derivante dall’approvvigionamento delle risorse: le fonti rinnovabili non programmabili comportano una seria difficoltà di previsione nel breve-medio periodo. L’unica soluzione possibile sono le smart grid, per mantenere elevato il livello di sicurezza e affidabilità del sistema”.

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Passaggio ad un sistema elettrico “smart” (Fonte Polimi)

Secondo Delfanti, per il pieno sfruttamento della attuale capacità delle reti elettriche, è necessario passare a una modalità di gestione attiva della rete. Come del resto richiede una nuova modalità di flusso bidirezionale dell’energia, utilizzando tecnologie di protezione, controllo e comunicazione, in grado di trasferire dalle cabine primarie dei distributori opportuni segnali ai singoli generatori. Il complesso delle nuove funzionalità rendere così il sistema “smart”,assicurando lo sviluppo armonico e la ulteriore diffusione delle fonti rinnovabili su larga scala senza assolutamente compromettere il corretto funzionamento del sistema elettrico.  Per la definizione delle reali prospettive e del potenziale di investimento in soluzioni smart per le aziende italiane, lo studio del Politecnico di Milano ha delineato quattro diversi scenari, elaborati secondo le stime sulla domanda messe a disposizione da Terna, i piani di sviluppo dei gestori delle reti di distribuzione e i le linee guida contenute nella Strategia energetica nazionale (Sen). Ogni scenario caratterizza livelli diversi di penetrazione della generazione distribuita, associati a quadri normativi più o meno favorevoli. Al riguardo il Professor Delfanti precisa che “sono state scartate le due prospettive in cui la generazione distribuita ha una bassa penetrazione, in funzione dell’elevato livello raggiunto dall’Italia in questo ambito, potenzialmente maggiori con la grid parity in alcune zone”. I due restanti scenari di evoluzione scelti, sono dunque caratterizzati da ampia generazione diffusa. La variabile è determinata dal quadro normativo: nella prospettiva più “prudenziale”, la situazione regolatoria pone barriere o non crea condizioni favorevoli allo sviluppo delle smart grid: Nello scenario “ottimista”, invece, si stima un quadro normativo in grado di garantire il massimo sostegno dal punto di vista legislativo. Le elaborazioni delle varie ipotesi dunque, prefigurano un potenziale di investimento in soluzioni smart al 2020 stimato da un minimo di tre miliardi di euro fino a un massimo di dieci, di cui otto da destinare a interventi su cabine primarie e secondarie. Nello studio inoltre, si indica la necessità di realizzare da 100 a 200 nuove cabine primarie e da 25.000 a 50.000 nuove cabine secondarie. Davvero una grande sfida da affrontare, quella che si prefigura dall’industria italiana del settore, dal momento che gli investimenti vanno a coinvolgere un gran numero di ambiti, come centri operativi di controllo evoluti, infrastruttura di ricarica, sistemi di accumulo, protezioni, sensori, tecnologie per la comunicazione e sistemi di gestione e controllo. Per ANIE Energia, committente dello studio elaborato dal Politecnico di Milano, il Presidente Matteo Marini, ha dichiarato che “l’Italia ha una struttura industriale pronta. Le tecnologie, le applicazioni e i mercati possibili, inoltre, sono condivisi dalle maggiori utility del nostro Paese”. Uno studio davvero importante e che costituisce davvero una buona base da cui partire sul piano delle azioni, per i decisori ed i pianificatori di questo davvero strategico ambito di intervento per la costruzione di un modello elettrico ed energetico davvero al passo con i tempi, in tempi veramente maturi in tutti i sensi.

Sauro Secci

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2 risposte a Smart grids ed intelligenza del sistema elettrico in Italia: valgono dieci miliardi di euro secondo il Politecnico di Milano

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