L’Amianto e i nuovi percorsi di inertizzazione e recupero: arriva anche il siero di latte

downloadAnche nel corso del mio lungo percorso professionale in ambito energetico-ambientale e del monitoraggio ho trovato sulla mia strada, dopo il 1992, anno nel quale, la Legge n. 257 del marzo 1992, ne bandì la produzione, l’utilizzo, l’importazione, l’estrazione e la commercializzazione e ne regolamentò lo smaltimento tecnologie che già a quel momento permettevano l’inertizzazione del materiale. In quel periodo si trattò di un processo di vetrificazione francese basato su un processo di “fusione” al plasma, denominato “INERTAM” di proprietà del gruppo EDF, l’ente elettrico francese. In quel momento fu proposta l’installazione di un impianto semovente Inertam, presso una centrale termoelettrica italiana, per l’istallazione del quale io mi occupai dello studio meteo-climatologico preliminare e del modello di ricaduta al suolo delle emissioni accidentali dell’impianto stesso. Una tecnologia, riproposta anche un anno fa alla nostra Camera dei Deputati ed all’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto). Nello specifico si tratta di un processo di vetrificazione dell’amianto, che utilizza il fatto che i materiali asbestosi risultano tutti instabili a temperature elevate, oltre gli 850-900 °C consentendo di ottenere materiali inerti tal quali o macinati attraverso una torcia al plasma ad una temperatura di circa 1700 °C nel crogiuolo del reattore. L’amianto viene caricato nel reattore al plasma ben chiuso in fusti con la fusione sia del fusto che del contenuto, ottnendo come dicevo, un materiale di risulta inerte utilizzabile per rilevati stradali o usi similari. A distanza di molti anni e nonostante che l’amianto sia ancora utilizzato in oltre la metà dei paesi del mondo (vedi vecchio post “Amianto: storia, pericoli, soluzioni”), mi ha colpito molto lo splendido lavoro, questa volta tutto italiano, che sta roveriportando avanti il team del prof. Norberto Roveri (foto a destra) dell’Università di Bologna, sempre in tema di “smaltimento utile ed intelligente”, dell’amianto, evitando così di conferirlo in discarica, cioè in Italia nello stesso sito dal quale era stato estratto il minerale di origine a Balangero, nei pressi di Torino. Una storia molto italiana, quella dell’amianto in Europa, dal momento che proprio la miniera di Balangero è stata la più grande d’Europa ed è proprio da lì che è partita la grande filiera nazionale di produzioni derivate dall’amianto con grandi poli produttivi in tutta Italia a cominciare da Casale Monferrato. Ma torniamo al lavoro del Professor Roveri, legato ad un dentifricio uscito qualche anno fa sul mercato, chiamato Biorepair®, frutto della collaborazione tra il LEBSC (Laboratorio di Strutturistica Chimica e Ambientale dell’Università di Bologna), diretto dallo stesso professor Roveri, e la Coswell, azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti di qualità per la cura e il benessere della persona. Un prodotto che ha avuto subito un enorme successo per la sua formulazione rivoluzionaria, dal momento che è un prodotto in grado di svolgere un’azione di remineralizzazione e di ricostruzione dei difetti superficiali dei denti grazie alla presenza di microparticelle biomimetiche di idrossiapatite (microRepair®). Sull’onda di quella scoperta è arrivata anche la messa a punto di un processo di trasformazione di materiali contenenti cemento-amianto basato ulla denaturazione delle fibre di amianto con siero di latte, un brevetto dello spin-off del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna “Chemical center S.r.l.”. Relativamente al materiale da trattare, l’amianto o “asbesto”, è il nome commerciale attribuito a sei silicati naturali a struttura fibrosa di grande importanza dal punto di vista tecnologico. Le fibre di amianto appartengono a due gruppi di minerali:

  • i serpentini: rappresentati unicamente da una sola forma, il crisotilo, detto anche “amianto bianco”, che rappresenta più dell‘90% dell‘intero mercato
  • gli anfiboli: di cui fanno parte tra gli altri, l’amosite, noto come “amianto bruno”, e la crocidolite l’“amianto blu”, considerata la tipologia più pericolosa per la salute umana.

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Ma torniamo all’innovativo processo messo a punto dal team bolognese del prof. Roveri, che si basa su un altro prodotto di scarto del’industria lattiero-casearia, il siero di latte, ed è articolato su due fasi di processo in cascata:

  • solubilizzazione della componente cementizia: basata sulle caratteristiche del siero di latte, che possiede un pH sufficientemente acido da decomporre a temperatura ambiente la fase cementizia del cemento-amianto costituita per l’85% da carbonato di calcio, liberando così le fibre di amianto;
  • denaturazione completa delle fibre di amianto: nella quale le fibre di amianto, così liberate, vengono denaturate e decomposte in ioni magnesio e silicato attraverso un trattamento idrotermale a 150°C ed alla pressione di 2 bar, liberando in soluzione tutti gli ioni metallici presenti nelle fibre stesse come Ni, Mn, Fe, Cr e resi recuperabili per via elettrochimica. Nel reattore usato per la seconda fase del processo, si depositerà inoltre un corpo di fondo contenente fosfati, silicati e batteri morti nel processo di cottura che può essere reimmesso nel mercato come fertilizzante.

Molto interessanti, secondo i ricercatori del Chemical Center le prestazioni economiche dell’innovativo processo, che prevedono un ricavo netto di circa 9.000€/tonnellata, che considera sia i ricavi ottenibili per lo smaltimento dell’amianto di 140€/tonnellata e del siero di latte di 50€/tonnellata, ma anche per i ricavi ottenibili riutilizzando le materie prime liberate dal processo come la produzione di idrossido di calcio utilizzabile per la produzione di idropitture e/o per la produzione di calcite nanometrica. Una schematizzazione a blocchi del nuovo processo di recupero dell’amianto è riportata di seguito.

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Un altro bellissimo esempio di quello che la ricerca universitaria è capace di esprimere nel nostro paese, nonostante le risorse sempre più limitate, con un bell’esempio di brillante risoluzione vincente di sfide tecnologiche importanti con piena soddisfazione sia degli aspetti economici del processo che dei fondamentali aspetti della sostenibilità ambientale e della sicurezza per l’uomo.

A seguire un breve servizio del TG Friuli Venezia Giulia che parla dell’avvio della fase di esercizio del nuovo innovativo processo di trattamento e recupero del cemento-amianto.

Sauro Secci

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