TPL e vertenza IRISBUS: la riconversione elettrica di vecchi autobus come esperimento anticiclico

imagesCon un Governo assolutamente sordo a recepire le grandi esperienze virtuose che arrivano da un paese che, seppure messo in ginocchio dalla crisi, sa sempre fornire spunti di grande creatività, un’altra grande storia da raccontare arriva proprio da una azienda in crisi come la IRISBUS di Avellino, storica azienda produttrice di mezzi per autotrasporto e per il trasporto pubblico. Un tema, quello della innovazione ecosostenibile nell’ambito del TPL che ho affrontato proprio pochi giorni fa, parlando del lancio della nuova gamma di bus Euro6 ed elettrici di un altra grande azienda italiana del settore come la BredaMenarini (vedi post “Trasporto Pubblico Locale: in arrivo la svolta green che parla italiano”) Una vertenza che si trascina oramai da qualche anno, quella della IRISBUS e che sta percorrendo una via di uscita originale e finalmente non convenzionale ed indubbiamente virtuosa, dal momento che prevede la riconversione a trazione elettrica di vecchi mezzi di trasporto alimentati a combustibili fossili. Si tratta di un progetto relativo alla proposta di realizzazione di un pullman ibrido, in grado di funzionare in maniera elettrica utilizzando una tecnologia ENEA portata avanti da uno spin-off del Politecnico di Milano. Uno dei coordinatori tecnico-scientifici del progetto è l’amico Mirco Sangalli. Un progetto che utilizza la tecnologia dell’ENEA, specializzato in conversione di veicoli da benzina in ibridi. Sangalli spiega che “lo spin off è specializzato nel prendere le tecnologie di proprietà dell’università e metterle in commercio. Quindi poter dare l’opportunità alle industrie di investire in queste nuove forme tecnologiche che hanno molti vantaggi, tra cui l’abbassare enormemente i consumi. Un autobus, infatti, consuma molto se viene utilizzato dalle 10 alle 16 ore, c’è molto spreco di energia nei freni. Con questo sistema si permette di risparmiare almeno 100 euro al giorno di combustibile. Un costo di 30-40 mila euro potrebbe essere ammortizzato in un anno”. Secondo Sangalli si tratta oltretutto di una proposta che vede Irisbus, come prima azienda che lo farebbe a livello industriale. Una configurazione realizzativa che a livello artigianale è chiamata “Ibrido seriale” (vedi figura seguente), e risponde ad uno schema tecnico ben conosciuto ma mai realizzato a livello industriale.

800px-Hybridserie

Una idea davvero straordinaria quella di riconversione di vecchi parchi di autobus, che viene incontro a molte aziende municipalizzate, oggi in fortissimo affanno, come la ATN di Napoli. Di fatto, come ben evidenziato nella figura precedente, la configurazione di funzionamento di tipo “ibrido-seriale” è riferibile ad un automezzo elettrico ad autonomia estesa, dal momento che il motore a combustione interna, non collegato alle ruote, serve soltanto per muovere un generatore di corrente, che, attraverso le batterie o in maniera diretta, alimenta il motore elettrico che a sua volta fa girare le ruote. Il vantaggio risiede nel fatto che il motore a combustione interna funziona sempre a un regime ottimale, con la conseguente riduzione dei consumi. Si tratta solitamente di automezzi di tipo plug-in, ovvero con batterie che possono essere ricaricate anche da una presa elettrica. Una tecnologia decisamente interessante nel ravamping di vecchi automezzi, che fornisce la possibilità di scegliere tra differenti più modalità di guida come:

  • elettrica pura: per circolare in città a emissioni zero;
  • automatica: il sistema decide quando azionare il generatore;
  • accensione forzata del motore tradizionale: utile per preservare l’energia accumulata nelle batterie dopo provenienza da tratti extraurbani.

Per il conseguimento di questi importanti vantaggi di gestione dei mezzi, tale configurazione richiede batterie di buona capacità al fine di assicurare una buona autonomia ad emissioni zero e per supportare il motore a combustione interna quando è richiesta elevata potenza, fattore che alza i costi, dal momento che si risparmia sul rifornimento soprattutto quando si ricaricano le batterie dalla presa di corrente piuttosto che con rifornimento tramite generatore. Tornando al progetto del Politecnico di Milano e di ENEA di rilancio della IRISBUS, vi è stato il significativo approccio con il sindaco di Napoli Luigi de sangalli_demagistrisMagistris, per la riqualificazione del parco autobus del Comune di Napoli (vedi foto incontro presentazione), attualmente con un parco di 700 mezzi, di cui solo appena 230 utilizzabili, che preveda il recupero degli autobus dismessi con la sostituzione del motore originale con una trazione ibrida ed eco-compatibile, secondo il progetto messo a punto da ENEA (link intervista ad Ingegner Pede di ENEA sulla nuova tecnologia) del quale è scaricabile un documento di approfondimento in calce al post nel quale si analizzano anche le caratteristiche delle diverse famiglie di batterie (vedi figura seguente) e dei sistemi di ricarica rapida applicabili alle esigenze del TPL.

potenza_energia_batterie

Fonte ENEA 

Un tema che vede anche sperimentazioni molto interessanti relativamente a soluzioni wireless per il trasporto pubblico locale, come quella che si sta sperimentando in Corea del Sud (vedi post “Mobilità elettrica e sistemi di ricarica wireless ad induzione: In Corea si comincia dagli autobus”). Un progetto che potrà portare alla “Operazione Primo Autobus”, dalle grandissime valenze, ecologiche, economiche e sociali che vede il coinvolgimento dei lavoratori dello stabilimento IRISBUS della Valle Ufita, in provincia di Avellino e delle amministrazioni interessate al rinnovo del parco autobus con la collaborazione dei tecnici dell’ENEA e delle Università Politecnico di Milano e Federico II di Napoli, dei lavoratori del trasporto pubblico napoletano e di quelli della Irisbus della Valle Ufita, dell’ANM e delle Amministrazioni Comunali interessate al rinnovo parco autobus e, più in generale, del miglioramento del servizio pubblico trasporti. Un progetto assolutamente in linea con le politiche di austerity e di spending review, con la scomoda incombenza deii cosiddetti “patti di stabilità” che strangolano l’economia dei Comuni con la distruzione progressiva dei servizi pubblici attraverso delocalizzazioni e tagli lineari che ne costituiscono oggi la più tangibile dimostrazione. Una proposta che ha trovato anche il pieno appoggio delle Commissioni trasporti di Camera e Senato, che hanno già sollecitato il Ministero dei Trasporti alla sperimentazione delle nuove tecnologie, mentre l’Amministrazione comunale di Napoli ha avviato una collaborazione con quella di Bologna come protocollo d’intesa per il rinnovo delle flotte dei mezzi del trasporto pubblico urbano. Una proposta davvero significativa che proprio in questi giorni sta trovando uno sbocco positivo proprio per lo stabilimenti irpino di IRISBUS (link articolo ilSole24ore 3/12/2013), se si pensa che elementi come mobilitazione, collaborazione, sinergia d’intenti e del coordinamento di azioni tra realtà diverse e a volte anche distanti tra loro, possano trasformarsi in proposte alternative alla erogazione delle cassa interazione ai lavoratori IRISBUS. Una tale unione di intenti dimostra di essere la sola capace di costruire ed imporre dal basso soluzioni reali e veramente orientate al bene comune ed a vantaggio della collettività.

Sauro Secci

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2 risposte a TPL e vertenza IRISBUS: la riconversione elettrica di vecchi autobus come esperimento anticiclico

  1. Sangalli Mirco ha detto:

    se il progetto andra in porto, oltre ai tecnici citati…sara grazie all aiuto dei compagni del CARC, USB Trasporti di Napoli (e nazionale) , alla FIOM della ex-Irisbus, e all RSU di Bredamenarinibus… la parte migliore del lavoro che mi fa sperare di continuare, e’ aver conosciuto molte persone in gamba…

    • saurosecci ha detto:

      Caro Mirco, si tratta di una delle tante bellissime esperienze che nascono in questo incredibile paese, che dovrebbe valorizzarle in ben altro modo

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