Energy Management 2013: importante evento che ha fatto il punto sull’efficienza energetica in Italia

fireIl contesto della green economy è in continua evoluzione, specificatamente in paesi come il nostro, nei quali, a conclusione dell’era degli incentivi alle singole fonti, è divenuto importante integrare le singole tecnologie rinnovabili traducendole in soluzioni a tutto campo alle richieste di efficientamento energetico di processi industriali, commerciali, civili abitazioni, strutture sportive e di comunità, etc.. In sostanza quindi, in questo periodo sta emergendo in tutta la sua importanza il ruolo delle ESCo “Energy Saving Company”, in luogo di operatori che fino ad oggi hanno visto le tecnologie rinnovabili o per il risparmio energetico a compartimenti stagni, e comunque a prescindere dalla analisi energetica complessiva del sito oggetto dell’intervento. Una storia, quella delle ESCo, iniziata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70 a seguito della crisi energetica che aveva determinato bruschi aumenti dei prezzi dell’energia. In quel contesto alcuni produttori di sistemi di controllo e di regolazione energetica, insieme ad alcune società di consulenza energetica e ai dipartimenti tecnici dei grandi produttori e distributori di energia, identificarono una nuova modalità per vendere le soluzioni tecnologiche da loro sviluppate, attraverso un finanziamento diretto delle stesse. Una formula che trovo subito un buon successo e che registrò un aumento della domanda di questo tipo di soluzione, portando alla nascita di società dedicate a queste funzioni. Da alcuni anni, dopo il forte impulso della Direttiva 2006/32/CE sull’efficienza degli usi finali dell’energia, le ESCo hanno visto un progressivo incremento di queste società che si sono diffuse anche in Italia. In questo momento di grande svolta a favore delle ESCo, molto opportuno, anche per fare il punto sulla situazione italiana delle azioni in termini di efficienza energetica, è stato un importante convegno, organizzato da FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) dal titolo “Energy Management 2013. Strumenti, soluzioni, business models“, (link sito), che, cercando di fare una ricognizione ad ampio raggio delle realtà italiane direttamente coinvolte nelle problematiche energetiche, è stato articolato in specifiche sezioni tematiche che hanno approfondito le modalità di intervento, gli strumenti e le formule finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica.
Un tema fondamentale per il nostro futuro, quello della efficienza energetica e che ho trattato anche recentemente in un post strettamente legato ai grandi risvolti occupazionali che politiche spinte in tal senso potrebbero generare (vedi post ““Costruire il futuro”: Il nuovo Rapporto Fillea-Cgil/Legambiente per l’efficienza energetica in edilizia con 600mila nuovi posti di lavoro”), e l’unico dei tre pilastri della politica europea del 20-20-20 ancora fortemente inespresso. Un aspetto sottolineato, nel corso del convegno, da Dario Di Santo direttore FIRE, che illustrando la direttiva europea sull’efficienza energetica ha precisato che “Ciò è stato favorito dalla mancanza di un target obbligatorio specifico, ma occorre considerare che l’efficienza energetica è una materia complessa, e lo sviluppo consistente del mercato richiesto dagli obiettivi comunitari, nonché dal buon senso, richiede un supporto pubblico e un approccio sistemico. Non basta il fatto che sia conveniente, perché purtroppo rimane ancora oggi in buona parte sconosciuta, nonostante l’aumento di sensibilità degli ultimi anni. La direttiva sull’efficienza energetica in fase di recepimento offre un’ottima leva per conseguire i risultati sperati, ma occorre una visione strategica che al momento alla classe politica sembra mancare, come dimostrano gli sconti offerti agli energivori che frenano l’efficienza energetica, ossia l’unica soluzione strutturale per le imprese all’aumento dei costi”. Una direttiva che impatta su aspetti importanti, promuovendo gli acquisti ambientalmente intelligenti da parte della Pubblica Amministrazione (vedi post “Green Public Procurement (Direttiva 2012/27/UE) una imperdibile occasione di crescita da cogliere per le Pubbliche Amministrazioni“), l’obbligo di realizzare diagnosi nelle grandi imprese e il modello ESCO con il finanziamento tramite terzi, il cosidetto “FTT”. Ulteriore novità è costituita poi dall’utilizzo intelligente delle risorse e dalla spinta verso i sistemi di gestione energia. Contesti nuovi e con grandi praterie di inefficienza energetica da affrontare, quelli che si stanno delineando, incentrati sulla figura dell’energy manager, o “responsabile per l’uso razionale dell’energia”, figura che può essere interna nelle grandi aziende, o interpretata da un professionista esterno nel caso di PMI. In Italia sono oggi 2.736 gli Energy manager abilitati, con la PA, oggetto nel mirino nell’ambito della spending review, ancora molto indietro con un solo nominato su due amministrazioni centrali, solo 7 regioni su 20, 43 province su 110, 7 città metropolitane su 10, 36 comuni capoluogo su 110 ed appena 69 comuni sugli oltre 8000. Secondo Di Santo di FIRE, “in altre parole su un ente che nomina ce ne sono almeno 10 che non lo fanno, un aspetto che non aiuta certo nell’attuazione della spending review” ha evidenziato Di Santo. Durante gli interventi del convegno è emersa una situazione nazionale non ottimale nell’ambito dei sistemi gestione energia, nei confronti degli altri dei paesi europei, anche tenuto conto della matrice manifatturiera della nostra economia unita ad una cronica e forte dipendenza dall’estero per i combustibili fossili. Ancora una volta sugli scudi la Germania, al primo posto da anni nelle applicazioni di sistemi efficienti di energia, che è prima, con molti altri paesi che da diversi anni ne fanno ricorso, con benefici enormi per le rispettive economie ed anche in termini di reazione alle crisi da parte delle aziende, con miglioramenti tipici del 40-50% su un arco temporale di dieci-quindici anni.
Tra i relatori del convegno, Antonio Panvini del Comitato Termotecnico Italiano (CTI) ha illustrato alcuni dati che riportano che in Italia, in base alla norma CEI 11339 sono presenti 135 esperti in Gestione dell’Energia certificati volontariamente, la maggior parte certificati dal SECEM, primo organismo ad essersi accreditato. Esistono poi 168 siti certificati sulla base della UNI CEI 50001, a fronte dei 3.438 presenti in Europa sono 3.438 e gli oltre 4.000 nel mondo. Il CTI è attualmente impegnato alla redazione di una specifica normativa sulle procedure per migliorare la qualità degli organismi di certificazione 50001. Molte anche le opportunità di crescita per il settore, evidenziate, nel suo intervento, da Matteo Locati di Certiquality, che ha evidenziato come esistano degli specifici bandi di finanziamento aperti sulla ISO 50001, con le Camere di Commercio di Ancona e di Prato ad esempio, che coprono spese per il 50% della certificazione fino a un massimo di 5.000 euro, e con la Regione Lombardia che interviene con una riduzione dei costi di istruttoria AIA per le aziende certificate ISO 50001 attraverso un finanziamento pari al 5%. Un approfondimento sui Sistemi di Gestione Energia (certificazioni UNI 16001 e ISO 50001) come strumenti strategici per l’industria e nell’automazione è stato l’intervento di Paolo Segreto di Ecomau, divisione verde di COMAU, storica azienda del gruppo FIAT nell’ambito della automazione di linee produttive, isole di produzione e della robotica, con stabilimenti in tutto il mondo e particolarmente nell’area BRIC. Un ambito quello dei sistemi di gestione energia, che, pur presentando alcuni limiti per tempi di ritorno di investimenti un po’ lunghi, fornisce grandi ritorni in termini di competitività e di risparmio energetico oltre che di revampig dei processi in chiave green.

sistemi_efficienti_energia

Sul piano dei risultati, il Gruppo Comau ha conseguito oltre il 30% di riduzione dell’indicatore di consumo energetico a livello globale su un consumo complessivo mondiale di circa 7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Sulla fondamentale importanza dell’ audit energetico dei processi come strumento per l’individuazione delle soluzioni più idonee ed acquisire conoscenze del processo in termini quantitativi, nonché sugli obiettivi misurabili da monitorare per il miglioramento continuo, si è basato l’intervento di Sammy Saba di ABB.

audit

Un tema nell’ambito del quale spesso non esiste un iter chiaro e spesso non si fa niente per porvi rimedio come evidenziato da Ettore Piantoni di Innotec, rilevando come, ad esempio, non ci sono benefici reali o correzioni agli ostacoli provocati dalla cattiva applicazione della 50001 o al non decollo delle ESCO. Ormai è fondamentale procedere lungo percorsi che prevedano per una azienda l’utilizzazione di idonei misuratori e delle diagnosi energetiche.
Completamente dedicata invece ai modelli di business nell’ambito degli incentivi per l’efficienza energetica, con l’illustrazione di alcuni casi di successo, la sessione pomeridiana. Tra gli interventi quelli di alcuni EGE (Esperti Gestione Energia o Energy Manager), secemcertificati SECEM (Sistema Europeo di Certificazione in Energy Management), che sono operativi nel settore e che hanno conseguito importanti risultati con gli interventi da loro promossi e portati avanti. In conclusione dell’evento è stato dato ampio spazio agli aspetti finanziari, con la presenza di quattro organizzazioni finanziarie come Mediocredito italiano, BIT, Finlombarda e Banca Etica. Gli istituti finanziari si stanno organizzando per offrire finanziamenti valutando finalmente la validità ed il contenuto dei progetti e non sul merito creditizio dei clienti, anche se si tratta di un passaggio culturale non certo facile, a fronte anche della molteplicità degli interventi di efficientamento e visto il nascere continuo di nuovi operatori del settore come ESCO e non solo. Secondo il Direttore FIRE, Di Santo,È fondamentale un percorso condiviso di crescita lato finanza e lato utenti, visto che spesso i progetti di efficienza non sono bancabili in quanto non sufficientemente strutturati da un punto di vista di definizione e gestione dei rischi, aspetto centrale per evitare il finanziamento basato sul merito creditizio o su garanzie reali” ha detto Di Santo. “La FIRE sta lavorando attivamente ormai da qualche anno per colmare questo gap e facilitare l’incontro fra domanda e offerta di tecnologie e servizi per l’efficienza energetica, passando per il finanziamento tramite terzi“. Un Convegno davvero molto importante ed interessante anche per l’ampiezza dei contributi in un settore che sarà sempre più determinante negli scenari complessivi e variegati della green economy, anche per la sua caratteristica di forte integrazione e di legante di filiere e tecnologie diverse.

Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Fonti Rinnovabili, Efficienza Energetica, Ambiente e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...