Dossier Legambiente “Stop ai sussidi alle fonti fossili” con “scippi” a go-go: 12 miliardi all’anno di aiuti pubblici in Italia

energiasenzafuturo3Non mancano certo occasioni per controbattere alle aberranti accuse alle rinnovabili che arrivano spesso dalle grandi lobbies filo-fossili, in tema di incentivi. Avevo trattato questo tema alcuni mesi fa, parlando di un report del FMI (Fondo Monetario Internazionale), nel quale si riportava come ben il 2,5% del PIL mondiale è destinato al sostegno delle fonti fossili (vedi post “Il 2,5% del PIL mondiale per sostenere le fonti fossili”). Dati inconfutabili , quelli del sostegno ai combustibili fossili, contenuti anche in altre analisi a livello mondiale come quella contenuta nel World Energy Outlook 2013 della IEA (vedi post “Nuovo World Energy Outlook 2013 di IEA. Il Wwf senza indugi: “Cambiare energia”), quantificati in 544 miliardi, di ben cinque volte quelli destinati alle fonti rinnovabili. Un sostegno assolutamente inammissibile, anche dal momento che, secondo stime elaborate da Ong ambientaliste, soltanto eliminando tali ingenti sussidi si ridurrebbero le emissioni mondiali di CO2 di 750 milioni di tonnellate, corrispondenti al 5,8% al 2020, contribuendo così al raggiungimento del 50% dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale entro i 2 °C.

global-oil-subsidy1

Sussidi alle fonti fossili nel mondo (Fonte OCSE 2011)

Un tema completamente sottaciuto nel nostro paese, e dove come sempre, ci legambiente1prova Legambiente ad accendere i riflettori su temi così importanti per il bene comune, con il nuovo dossier “Stop ai sussidi alle fonti fossili”, nell’ambito del quale si evidenzia come ammontino a ben 12 miliardi di euro all’anno i sussidi a favore delle fonti fossili in Italia. Un rapporto, allegato in calce al post, come sempre molto preciso e che effettua una sorta di censimento degli aiuti diretti e indiretti destinati a petrolio, carbone e altre fonti inquinanti e climalteranti, con l’obiettivo di fare finalmente un po’ di chiarezza su un argomento davvero oscuro ed intrigato sulla tante strade che portano al sostegno delle fonti fossili, molte di queste anche ben occultate e difficili da scovare. Nel dossier si assomano a 4,4 miliardi di euro in sussidi diretti, distribuiti ad autotrasportatori, centrali alimentate fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti, suddivisi tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, con un totale che raggiunge e supera i 12 miliardi di euro. Come destinatario più importante dei sussidi, il settore dell’autotrasporto, a cui sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro così suddivisi:

  • fondi diretti al sostentamento del settore (400 milioni l’anno); 
  • sconti sui pedaggi autostradali (120 milioni in media ogni anno); 
  • riduzioni sui premi INAIL e RCA (rispettivamente 105 e 22 milioni);
  • deduzioni forfettarie non documentate per circa 113 milioni annui. 

Una cifra pari a 400 milioni di euro nel 2013, a cui vanno aggiunti i 330 per il 2014, al momento in discussione nella Legge Stabilità. Altra voce pesantissima di sussidio riguarda gli sconti sulle tasse per l’acquisto di carburante, sulla quale, secondo l’OCSE, l’Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni ed esenzioni dall’accisa per oltre 2 miliardi di euro. Ovviamente in questa grande torta per le fossili non poteva mancare il capitolo della produzione di energia termoelettrica, con molti impianti a fonti fossili che beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, con l’anomalia tipicamente italiana che ci accompagna oramai da oltre 20 anni con l’incentivo CIP6, destinato alla “trovata” tipicamente italiana delle “fonti assimilate”. Nel periodo 2001 – 2012, secondo il report di Legambiente, agli impianti a fonti fossili sono stati assegnati complessivi di 40,149 miliardi di euro, si legge nel report. Secondo dati ufficiali del GSE, nel 2012 il sussidio è stato pari a 2,166 mld di euro e continuerà, pur riducendosi gradualmente nel tempo, almeno ancora fino al 2021. Sempre secondo dati del GSE, i famigerati incentivi CIP6 avranno ancora un costo per la collettività da qui al 2021 di circa altri 4,880 miliardi di euro. C’è poi un anche un nuovo sussidio diretto a centrali vecchie e inquinanti, istituito nel 2012 e, giustificato con presunti allarmi legati all’emergenza gas, che attribuisce allecapacity market vecchie centrali e molto inquinanti centrali ad olio combustibile “non ambientalizzate”, vengono remunerate con 250 milioni di euro (per il 2013), per la disponibilità a entrare in esercizio a fronte di possibili nuove emergenze gas, avendo inoltre la possibilità di operare con “deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili”. Sono poi molti altri, secondo il rapporto, gli aiuti di più difficile individuazione e contabilizzazione. Tra questi si configurano i rimborsi ai nuovi entranti nel meccanismo europeo di scambio delle emissioni ETS (Emission Trading System), che prevede che gli impianti entrati in funzione negli ultimi quattro anni riceveranno rimborsi per circa 160 milioni, dirottando risorse originariamente destinate alla riduzione delle emissioni di CO2. In questo stesso ambito, il rapporto di Legambiente, considera nel computo dei sussidi alle fonti fossili anche gli sconti ai grandi consumatori di energia, quantizzati in circa 600 milioni di euro l’anno. Un analogo discorso varrebbe anche per il servizio di interrompibilità, vale a dire il compenso garantito a certi grandi consumatori in cambio alla disponibilità di vedersi interrompere la fornitura nell’eventualità (realmente molto remota) che l’energia immessa in rete non sia sufficiente per i fabbisogni complessivi. Per il servizio di interrompibilità, per il 2013 il rapporto fa una stima di circa 736,5 milioni di euro. Altro sussidio diretto a favore delle aziende energivore è la riduzione dell’accisa sul gas naturale impiegato per usi industriali da soggetti che registrano consumi superiori a 1.200.000 mc annui, altra voce dalla caratura di 60 milioni di euro l’anno. Dulcis in fundo un ennesimo incentivo che potrebbero essere in arrivo e contenuto nella proposta di Decreto del Fare 2, che prevederebbe un incentivo pari a 60 milioni di euro, per la costruzione di una centrale al ossimoro del “carbone pulito”, di cui ho parlato pochi giorni fa in uno specifico post “Decreto Fare2: soldi dalle bollette per finanziare il carbone cosiddetto “pulito”. Un discorso ancora più ampio e diffuso riguarda poi le forme di sussidio indiretto alle fonti fossili che afferisce all’ambito delle infrastrutture, per le quali il dossier recita testualmente “Invece di investire su metropolitane e tram per aiutare i cittadini a lasciare l’auto a casa, o di migliorare la logistica delle merci per avere un’alternativa più efficiente con treni e navi, in Italia la priorità degli investimenti infrastrutturali continua ad andare a strade e autostrade, con la conseguenza di favorire il trasporto privato su gomma e quindi il consumo di fonti fossili”. A questo riguardo, nel 2012 le spese per investimenti in nuove opere stradali e autostradali è stata pari a 2,4 miliardi di euro; e di 3,3 miliardi di euro nel 2011. Vergognose poi le royalties davvero irrisorie previste per le trivellazioni nel nostro paese, un tema che ha deturpato profondamente la SEN (Strategia Energetica Nazionale) elaborata con un colpo di coda dal Governo Monti (vedi post “Trivelle d’Italia: Colpo di coda e di mano del Governo Monti che vara il decreto sulla SEN“). Le bassissime royalties previste a carico dei “trivellatori” sono state portate, con il Decreto Sviluppo ad appena il 10% per le prospezioni a terra che scendono al 7% per quelle in mare. Secondo gli autori del report, se in Italia avessimo portato le royalties al 50%, nel 2012 si sarebbe reso disponibile un gettito di 2,859 miliardi di € in luogo della misera cifra di 333,5 milioni di euro circa. Tutto questo non considerando poi i canoni da tempo non aggiornati relativi alle attività di prospezione, ricerca, coltivazione e stoccaggio con cifre più adeguate di almeno 1.000 €/kmq per la prospezione, 2.000 € per le attività di ricerca fino a 16000 € per la coltivazione, che se adottate costringerebbero le compagnie petrolifere a versare alle casse dello Stato oltre 300 milioni di euro in luogo del misero milione attuale: decisamente un altro bel costo indiretto per la collettività. Insomma hanno proprio un bel dire gli irriducibili sostenitori delle fonti fossili, soprattutto nel nostro paese, e dovrebbero avere una grandissima cautela quanto mobilitano termini come “sussidi” o “incentivi”.

Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Fonti Energetiche, Impatto Ambientale e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Dossier Legambiente “Stop ai sussidi alle fonti fossili” con “scippi” a go-go: 12 miliardi all’anno di aiuti pubblici in Italia

  1. Pingback: Pressione fiscale sul lavoro e inquinamento: un legame per uscire dalla crisi | L'ippocampo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...