L’Italia e il cancro delle discariche: la malattia continua con il 39% dei rifiuti urbani nel 2012

Discarica_SantArcangeloQuando parliamo di rifiuti nel nostro paese, si scopre un’altra grande vulnerabilità dell’amato stivale, sempre più sotto scacco della corruzione e della illegalità e on una politica sempre più inadeguata a fronteggiare le enormi criticità che da nord a sud, pullulano nel nostro paese. Criticità che oltre a configurarsi nel censito, e fino a qui sarebbe già un qualcosa di controllabile e gestibile, sconfinano, soprattutto al sud, in situazioni assolutamente fuori da ogni controllo e da ogni eventuale politica, come nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, che sta devastando completamente l’economia della Campania settentrionale, o come ancora in regioni come la Calabria, che non dispongono nemmeno di piano regionali di gestione dei siti di trattamento dei rifiuti e delle discariche. Una pratica, quella delle discariche come primo livello della piramide dei rifiuti, davvero medioevale,e ribaltata da quella di riferimento riportata nella figura seguente, autentica bomba ecologica, oltre che contribuire a danneggiare pesantemente un paese da sempre culla di civiltà e di cultura.

piramide_rifiuti

Una situazione che anche quest’anno ci riporta puntuale ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), secondo il quale anche nel 2012 ben il 39% dei rifiuti urbani prodotti in Italia è stato smaltito in discarica. Una percentuale corrispondente 11,7 milioni di tonnellate ed equivalente a 196 chilogrammi per abitante, o abbandonate più o meno a cielo aperto o sotterrate, oltretutto sottostimata per l’assenza di dati di 3 discariche del Sud. Andando poi a disgregare su base regionale il dato nazionale, emerge che nel 2012, la metà delle regioni italiane ha smaltito in discarica più del 50% dei rifiuti urbani come ben evidenziato nel grafico  e nella tabella seguenti.

istogramma_regioni

tabella_smaltimento_discarica

Un esercito ancora enorme , quello delle discariche per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito rifiuti urbani nel 2012, pari a 186 impianti, appena sei in meno del 2011 (vedi mappa seguente), di cui 3 localizzate al Centro e 4 al Sud; con il Nord che ha invece registrato un incremento di un impianto corrispondente ad una discarica che, pur essendo operativa, negli anni precedenti non aveva smaltito rifiuti urbani nel 2011. Delle 186 discariche operative nel 2012 nel nostro paese, 79 erano dislocate nel Nord, 66 al Centro e 41 al Sud, con l’Emilia Romagna che risulta la regione col maggior numero di impianti, pari a 18 impianti, seguita dal Piemonte con 16 e da Sicilia, Toscana e Trentino Alto Adige con 14 impianti.

ubicazione discariche

Fonte: ISPRA

Come dicevo i dati relativi alle quantità di rifiuti urbani smaltiti nell’anno 2012 si riferiscono quindi a 183 discariche sulle 186 operative, dal momento che le tre discariche di cui non si dispongono informazioni dalla banca dati MUD 2013, sono localizzate a Foggia in Puglia ed a Campobello di Mazzara (TP) e Ragusa in Sicilia. Da uno sguardo alle situazione regionale, le situazioni peggiori si hanno in Sicilia con l’83% dei rifiuti smaltiti in discarica, pari a 404 chili per abitante, in Calabria con l’81% dei rifiuti smaltiti in discarica pari a 356 chili per abitante e Liguria con il 66% pari a 388 chili per abitante. Restringendo l’ottica sul piano quantitativo invece, il record in termini assoluti spetta alla regione Lazio con 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani finiti in discarica, seguita dalla Sicilia con 2 milioni di tonnellate e dalla Puglia con 1,2 milioni di tonnellate).

rifiuti_discarica_2012

Davvero una pratica anacronistica che scompensa completamente una corretta gestione integrata dei rifiuti come competerebbe ad un paese civile, dove, spinta al massimo la riduzione preventiva dei rifiuti e la raccolta differenziata, i rifiuti rappresentano una risorsa. Un fenomeno che , oltre che ricondursi a fenomeni di corruzione e di ecomafie, che caratterizzano da sempre il nostro paese, richiede una analisi più approfondita sul perché, ancora oggi in Italia si preferisce sotterrare i rifiuti invece che riciclarli, come ha fatto puntualmente Legambiente. Secondo la grande organizzazione ambientalista infatti, il problema italiano risiede nel basso costo di smaltimento dei rifiuti in discarica in diversi territori, capace di arrivare, in territori come la Puglia, ad un costo medio è di 50 euro per tonnellata, o come il Lazio dove si registra un costo di smaltimento in discarica che va dai 40 ai 70 euro per tonnellata. Quando invece i costi di smaltimento risultano maggiori, diviene più conveniente sviluppare la raccolta differenziata e il riciclaggio, come dimostrano chiaramente i dati di regioni più all’avanguardia in tale ambito come il Veneto, che registra una differenziata pari al 63% e dove il costo della discarica arriva fino a 150 euro per tonnellata o del Trentino, con una quota di differenziata pari al 62%, con un costo di smaltimento in discarica di 119 euro per tonnellata. Sulla base di questo, secondo Legambiente, si richiederebbe la messa a punto di un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per fare in modo che prevenzione e riciclo risultino più convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in discarica. Tartassare quindi lo smaltimento in discarica, eliminando nel contempo gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, rappresentati da tempo immemore dal CIP6/92, provvedimento nel quale furono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”, fra cui appunto gli inceneritori e più recentemente termovalorizzatori, una delle grandi anomalie italiane perpetuate fino ad oggi, incentivando però nel contempo il riciclaggio affichè possa divenire più conveniente del recupero energetico attraverso l’adozione di una serie di politiche di prevenzione basate del principio fondamentale secondo cui “chi inquina paga”. Un altro rapporto di cui una politica decisamente poco incisiva e deludente sui temi importanti che riguardano i cittadini tutti come quelli ambientali e della prevenzione, è chiamata seriamente a riflettere, sperando finalmente di vedere messi al bando i soliti interessi di pochi, in nome di quel “Bene Comune”, che anche su un tema così fondante, come quello della gestione dei rifiuti, risulta davvero tale.

Sauro Secci

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