Biometano: finalmente in arrivo l’atteso decreto

biometanDalle pagine di questo blog ho sempre trattato con grande attenzione un tema secondo me molto importante nello scacchiere delle energie rinnovabili, quello costituito dal biometano (vedi post “Biometano: italiano, versatile, pulito, efficiente ed ancora tutto da scoprire”): un tema fondamentale dal momento che il biometano ha una provenienza sia dai numerosi impianti biogas presenti oramai in molte aziende agricole nazionali, sia da un “giacimento” tutto da esplorare, costituito dalla possibilità di valorizzare, nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti, la cosiddetta FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani), con i primi impianti che anche in Italia si stanno affacciando come il nuovo biodigestore dell’impianto di Rimini (vedi post “Rifiuti verso la vera gestione integrata: in esercizio il biodigestore anaerobico di Rimini”). Molte e ripetute sono state in questi anni le sollecitazioni dei tanti operatori del settore sul Governo, affinchè si procedesse alal emissione del decreto attuativo per la definizione e la commercializzazione delbiometano biometano sia per l’autotrazione che per la immissione nella rete nazionale del gas. Una storia in attesa dal marzo 2011, da quando cioè il Dlgs 31/2011 ne ha aperto la strada, dichiarandolo una fonte di energia rilevante per il paese. E’ proprio di questi giorni la firma da parte del Ministero dello Sviluppo economico dell’atteso decreto che sblocca e incentiva l’uso del biometano nei trasporti e per il riscaldamento. Imminenti anche le firme degli altri due ministeri competenti Ambiente ed Agricoltura. Davvero un passo avanti importante per questa fonte rinnovabile molto versatile con un addirittura pari al potenziale equivalente all’intera produzione nazionale attuale di gas naturale pari a 5-8 miliardi di metri cubi all’anno. L’annuncio è arrivato dal ministro Flavio Zanonato, intervenuto a Rimini agli Stati generali della Green Economy, dichiarando che he ha dett: “Ieri ho firmato il decreto con cui si autorizza l’utilizzo del biometanodi seconda generazione, anche per trazione e riscaldamento all’interno della rete. Successivamente Zanonato ha dichiarato che saranno attivati meccanismi di finanziamento per attrarre investimenti a cominciare dalla Banca europea degli investimenti. Gli incentivi previsti dal decreto non sembrerebbero particolarmente attraenti a livello economico relativamente alla vendita del biometano per il riscaldamento, ed invece decisamente più interssanti per l’utilizzo nel settore dei trasporti, dal momento viene previsto anche un bonus aggiuntivo per i produttori di biogas che si occupano della distribuzione. Eloquente al riguardo la battuta del presidente di AIEL Marino Berton che ha detto che “la mucca Carolina potrà sostituire il cane a sei zampe sulle insegne dei distributori”, ritenendo giusta la enfatizzazione del decreto verso l’autotrasporto. Un contributo importante quello del biomateno nell’autotrasporto, utilissimo ai fini del raggiungimento l’obiettivo al 2020 del 10% di energia rinnovabile nel settore trasporti che, diversamente rischia di essere perseguito con il solo ricorso ai biocarburanti di importazione da sempre ai confini della sostenibilità. Infatti il settore dei biocarburanti rende come e più delle fonti fossisli, il nostro paese dipendente dalle importazioni, visto che nel 2011 si sono utilizzati in Italia biocarburanti per il 99,9% prodotti con materia prima di importazione. Un obiettivo, quello del 10% al 2020 equivalente ad un costo per gli automobilisti ai prezzi attuali, di oltre 3,5 miliardi di euro, proprio secondo una stima di uno studio del CIB (Comitato Italiano Biogas) “Il metano fatto bene”. Un contributo che potrebbe essere importante quello del biometano per tagliare questo costo, che, contribuendo ai consumi per autotrasporto con 2,5 miliardi di metri cubi l’anno al 2020 farebbe risparmiare 1,6 miliardi l’anno in biocarburanti d’importazione. Un aspetto ancora più rilevante se si pensa al fatto che l’Italia è il Paese europeo con il più grande parco viaggiante a metano, costituito da oltre 600mila mezzi ad inizio 2012. Se a questo si aggiunge come rilevato, la grande versatilità di questo biocombustibile, essendo metano derivatio da biomasse, ha la possibilità di essere miscelato, sostituendo in tutti gli usi il gas naturale, già capillarmente distribuito nel nostro paese. Se a tutto Umweltfreundliche Minikraftwerke angetrieben von VW-Motorenciò si aggiungono le nuove frontiere della microgenerazione, che vedono proprio l’utilizzo del metano e del biometano in cogeneratori ad alto rendimento di derivazione automobilistica (vedi post “Volkswagen, la “microcogenerazione a stormo” e quel Totem Fiat”), fondamentali per l’efficientamento energetico degli edifici. Infatti, usato in cogenerazione e microcogenerazione in impianti altamente modulabili, il biometano potrebbe avere un ruolo deterninante nei nuovi scenari di smart grids proprio per compensare la non programmabilità delle nuove rinnovabili come eolico e fotovoltaico. Sulla base dell’ultima indagine condotta dall’Osservatorio Agroenergia 2013 il potenziale del metano “verde” in Italia è pari a circa 5,6 miliardi di metri cubi l’anno, suffcienti per coprire dal 5 al 10% del nostro fabbisogno lordo di energia al 2020. Le stime del CIB vanno anche oltre, prevedendo di arrivare finoa a 8 miliardi di metri cubi di biometano l’anno, raggiungibile senza assolutamente competere con le produzioni food di alimenti e foraggi, da sempre fattore limitante delle biomasse ad uso energetico. Se lastima CIB si avverasse, si risparmierebbero 5 miliardi di euro l’anno in importazioni di gas, aumentando nel contempo il Pil agricolo del 5%, alimentando di risorse una filiera corta e ad alta intensità occupazionale. Aspettiamo le firme  dei ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente per rifare un punto esatto della situazione di questo strategico comparto delle rinnovabili italiane.

Sauro Secci

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