Classifica mondiale della Sostenibilità 2013 della Fondazione Mattei: Italia solo ventesima

Logo_feemLa Fondazione Eni Enrico Mattei ha presentato nei giorni scorsi l’Indice mondiale di Sostenibilità 2013, dal quale si evidenziano i Paesi del Nord e del Centro Europa come quelli con più spiccate politiche di sostenibilità, ad alcune note dolenti nell’area dei Paesi UE, proprio come l’Italia, atavicamente attardata a causa degli scarsi investimenti in innovazione tecnologica, anche se con una collocazione davanti agli Stati Uniti, fortemente penalizzati però dal loro elevato consumo energetico. Un tema che viene da lontano, quello della sostenibilità (vedi post “Sostenibilità perduta: una storia che viene da lontano”), da quando cioè, oramai quasi trenta anni fa, la Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta dal Primo Ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, presentò il Rapporto “Our Common Future”, nella quale fu definito il concetto cardine di sostenibilità, ancora oggi di riferimento con il significato di “necessità di esaudire esigenze del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare le proprie”. Un documento dal quale è scaturita la politica ambientale a livello planetario, dal momento che ad esso seguirono, la 1a Conferenza Mondiale di Rio su Ambiente e Sviluppo del 1992, la cui risoluzione finale faceva propria la concezione di uno sviluppo sostenibile, che coniugasse tutela ambientale, sviluppo economico ed eliminazione della povertà. Una conferenza che ha avuto un nuovo appuntamento nella città brasiliana venti anni dopo, cioè lo scorso anno, dove il dibattito sullo sviluppo sostenibile e la crescita verde si è sempre più focalizzato sul monitoraggio dell’effettivo progresso in termini di benessere, passando da un’analisi qualitativa a un’analisi quantitativa (vedi anche post “Benessere umano: non di solo PIL e Spread vive l’uomo”). Un evento importante quello della presentazione dell’elaborazione annuale della Fondazione Mattei, proprio ai fini della valutazione dello stato dell’arte nella misurazione quantitativa della sostenibilità, collegando background teorico, valutazione pratica e prospettive politiche, che ha visto lo scorso 12 novembre 2013 a Milano, presso la sede della Fondazione Eni Enrico Mattei, la Conferenza internazionale su “Metodologie e indicatori per la misurazione della crescita verde”, dove sono convenuti esperti dell’OCSE, della Banca Mondiale, della stessa Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), dibattendo sulle più recenti intuizioni per misurare la crescita verde e lo sviluppo sostenibile. Nello specifico l’Indice di Sostenibilità 2013 (FEEM SI 2013), elaborato dalla Fondazione fino dal 2009, rappresenta un indice aggregato che si propone come strumento alternativo al PIL per la misurazione del benessere e dello sviluppo sostenibile, articolato su 23 indicatori, selezionati tra le più note ed autorevoli fonti internazionali, che poggiano sulle tre dimensioni fondamentali della sostenibilità: economica, sociale e ambientale ben evidenziata nell’articolato schema seguente.

FEEM_SI

Fonte: FEEM SI 2013

Un approccio metodologico particolare quello elaborato da FEEM SI, che si distingue dagli altri determinando la costruzione e la futura evoluzione degli indicatori che lo compongono e permettendo di valutare in modo immediato la performance dei diversi Paesi e Macro-Regioni nel tempo, determinando una classifica mondiale della sostenibilità e dando la possibilità di osservare gli effetti che differenti politiche hanno su di essa. La composizione dell’indice viene costantemente aggiornato secondo l’evoluzione del dibattito sullo sviluppo sostenibile e la crescita verde. Non a caso l’elaborazione del FEEM SI 2013 vede 4 indicatori aggiuntivi rispetto alla precedente valutazione:

  • Corruzione;
  • Informazione, comunicazione e tecnologia di accesso;
  • Produzione di rifiuti;
  • Materiale utilizzato per la produzione di beni e servizi” (Material Intensity).

Gli indicatori integrati rendono FEEM SI molto di più di un semplice strumento di valutazione, proponendosi come un vero e proprio ambiente di simulazione delle politiche. Interessante l’analisi anche grafica dei risultati del FEEM SI 2013, i cui dati completi e aggiornati con le mappe della sostenibilità globale sono consultabili e disponibili on-line sul sito interattivo dello stesso FEEM SI. Su un ambito di indagine costituito da oltre 200 Paesi organizzati in 40 Macro-Regioni, risulta al primo posto la Svezia, seguita da Norvegia e Svizzera. Come dicevo, i paesi più virtuosi risultano quelli del Nord e Centro Europa, con l’Italia che si colloca ad un non certo esaltante 20° posto in classifica, superando in Europa solo Grecia, Spagna, Polonia e Portogallo, con la Grecia che, a fronte della forte recessione economica, si colloca addirittura dietro la Cina, protagonista di una forsennata e per certi versi dissennata crescita economica, degli ultimi anni, a danno delle condizioni ambientali. Generalmente i paesi maggiormente sostenibili presentano un PIL pro capite superiore, seppure con delle significative eccezioni, come quella degli Stati Uniti che si collocano al 27° posto a causa del loro significativo consumo energetico. Utile al riguardo la mappa seguente, tratta proprio dalle elaborazione FEEM SI, che indica proprio l’indice di sostenibilità e nel quale si possono esplorare anche le classifiche per le singole dimensioni, economica, sociale e ambientale. Nella mappa, con la colorazione più chiara indica una maggior sostenibilità, a decrescere con quelle più scure. Proprio le economie avanzate pur mostrando in generale un alto livello di sostenibilità, vedono fiaccata la dimensione ambientale proprio per i negativi effetti di una sregolata crescita economica su questo fondamentale aspetto della sostenibilità.

mappa-feem

(Fonte: FEEM SI 2013)

Molto suggestiva la mappa di navigazione per accedere alle singole matrici di dati elaborati nel rapporto che riporto a seguire.

home

Venendo al nostro paese ed alla sua non esaltante posizione, il risultato è condizionato soprattutto delle scarse performance delle componenti economiche e sociali, ampiamente inferiori alla media europea, con quella ambientale che risulta invece in linea con il livello medio europeo. Purtroppo anche le previsioni del nuovo rapporto FEEM, non indicano eclatanti risalite di classifica della sostenibilità per il nostro paese da qui al 2030, a causa della persistente stagnazione economica ed degli scarsi investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica in chiave ecosostenibile. La elaborazione FEEM, evidenzia ad esempio, come i costi legati ad una strategia di riduzione delle emissioni climalteranti verrebbero ampiamente compensati dai benefici ambientali che ne deriverebbero, senza considerare poi che un incremento degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo pur pesando sicuramente sul debito pubblico, determinerebbero, molto probabilmente un maggiore vantaggio competitivo nel lungo periodo. Per chi volesse approfondire il rapporto ed avesse un pò di tempo a disposizione, riporto a seguire il video dello STREAMING della Conferenza di Milano del 12 novembre 2013: “Methodologies and indicators for green growth measurement”

Sauro Secci

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