Nel 2070 un mondo quasi de-petrolizzato: a sostenerlo una compagnia petrolifera

no-oil_designIl titolo di questo post, costituito da una affermazione così perentoria, farebbe pensare ad una provenienza di matrice, associazione ambientalista o dalle elaborazioni di un team di scienziati. Niente di tutto questo, dal momento che, a sostenere che entro la fine del secolo la popolazione mondiale potrà vivere senza petrolio e una compagnia petrolifera, proprio una delle originarie “sette sorelle”, niente di meno che la Shell, che proprio sull’oro nero fattura miliardi e miliardi. Un quadro che emerge da un nuovo studio dal titolo “2013 Shell Lens Scenarios e scaricabile in calce al post, dal quale emerge chiaramente che entro il 2100 la nostra indipendenza del petrolio sarà pressoché totale, con una tappa intermedia entro il 2070, data entro la quale le nostre necessità petrolifere saranno ridotte a quelle strettamente necessarie. Uno studio nell’ambito del quale, la Shell elenca i fattori determinati che porterebbero a quella conclusione , che, se si avverasse, metterebbero in ginocchio proprio quelle stesse compagnie petrolifere che come lei, egemoni oggi nel mondo. In testa ai fattori determinanti, la crescente urbanizzazione che, come avevo accennato in un post di qualche tempo fa (vedi post “Città e riscaldamento globale: la strada della rivoluzione smart di Curitiba“), dopo che il 2007 è stato l’anno in cui si stima che più del 50% della popolazione mondiale viva nelle città, vedrà che nel 2050, anno in cui si stima il raggiungimento del picco della popolazione mondiale che si attesterà su circa 9 miliardi, ben i due terzi, pari a 6 miliardi di persone vivranno in nuclei urbani, determinerà città sempre più dotate di mezzi pubblici sempre più efficienti e con un bisogno decrescente di auto per spostarsi. Altri e non meno importanti sono poi fattori dipendenti dalle sempre più stringenti normative antinquinamento ed anti CO2, non più limitate solo alla Unione Europea, ma anche negli Stati Uniti ed in molti altri paesi asiatici tra i quali il grande colosso Cinese.

energia_globale

Un ulteriore fattore, certamente non trascurabile, viene individuato dallo studio, non tanto dalla quota di energia prodotta da rinnovabili, quanto dall’idrogeno come vettore energetico. Nelle previsioni del rapporto si parla della riduzione dell’utilizzo del petrolio nei trasporti alla quota del 22% al 2060, rispetto alla situazione attuale, presupposto fondamentale per completare quasi completamente la missione nel corso del decennio successivo (vedi grafico seguente).

situazione_trasporti

Uno studio che non ha mancato di produrre disaccordi e posizioni diverse, come quella della BP, secondo la quale è impossibile che il mercato dell’auto elettrica, ibrida o a idrogeno possa soppiantare le auto a benzina e diesel. Secondo i dati della BP il totale delle auto elettriche e ibride toccherà appena il 4% del totale mondiale entro il 2030, mentre secondo Exxon questa percentuale potrà salire non oltre il 5%, al 2040 includendo anche le auto a gas naturale. Un contesto, quello attuale, nel quale è prematuro prevedere chi avrà ragione, pur percependo che si tratta di due posizioni opposte ed estreme, dal momento che, come è difficile immaginare di non utilizzare più il petrolio nell’arco di mezzo secolo, sembra altrettanto improbabile che fra meno di trent’anni le auto elettriche, ibride e persino quelle a gas possano rappresentare appena il 5% del mercato totale.
In tutto questo vanno però considerate le diverse dinamiche di sviluppo in diversi paesi, come le repentine evoluzioni del mercato dell’auto in Cina, negli Stati Uniti e, rimanendo nel vecchio continente, in Norvegia, dove già oggi, il 9% di parco automobilistico è elettrico, (vedi post “Mobilità elettrica: Norvegia sugli scudi), per capire che le previsioni della Shell non siano assolutamente campate in aria e come invece possano avere buone possibilità di realizzarsi.

Sauro Secci

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