Normative regionali sulle rinnovabili: un autentico rompicapo per gli operatori del settore

fonti_rinnovabili_energiaGli ultimi dieci anni, nei quali abbiamo assistito anche in Italia, ad un grande boom delle energie pulite, non potevano non determinare una grande giungla normativa, in un paese come il nostro, caratterizzato dai mille regolamenti che lasciano spazio ad ambiti di competenze indefinite, creando un danno rilevante a tutti gli operatori del settore oltre che ai singoli cittadini, oramai potenziali protagonisti nel mercato dell’energia. Una giungla normativa accentuata ancora di più, in ambito energetico, da quando, nel 2001, è stato modificato il Titolo V della Costituzione, che ha stabilito che lo Stato e le Regioni devono concorrere all’elaborazione della normativa di riferimento, con lo Stato a cui è attribuito il compito di disciplinare i principi fondamentali, e le Regioni e le Province autonome che legiferano sulle linee di indirizzo e nel rispetto dei riferimenti statali. Un quadro decisamente confuso per non dire convulso, quello della normativa sulle energie rinnovabili, che emerge da un rapporto rilasciato dal Gestore dei servizi energetici (Gse) e scaricabile in calce al post, dove si delinea un contesto nel quale molte regioni sono andate fuori dai binari nazionali, con grande danno per operatori e cittadini utenti. La ricerca GSE evidenzia che ben otto Regioni, tra cui tutte quelle meridionali aGSE_logo esclusione della Campania, prevedono l’attribuzione in modo esclusivo alla stessa amministrazione regionale delle funzioni amministrative per il procedimento autorizzativo. Tra le Regioni a statuto ordinario centro-settentrionali, il Veneto è l’unica che ha trattenuto a sé, in via esclusiva, l’esercizio della funzione autorizzativa. Sono soltanto tre le Regioni a statuto ordinario, esattamente Liguria, Umbria e Lazio, che hanno mantenuto intatto il disegno originario definito dal DLgs 112/98, con l’attribuzione esclusiva alle Province delle funzioni amministrative per l’autorizzazione degli impianti. Un risultato davvero da rompicapo quello tracciato dal rapporto, che vede in Italia, al 30 giugno 2013, ben 81 amministrazioni pubbliche, tra Regioni e Province, che esercitano le funzioni amministrative del procedimento unico per il rilascio della autorizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Se ha questo scenario base si aggiungono tutte le procedure di valutazione di impatto ambientale degli impianti da fonti rinnovabili, dove si innescano ulteriori differenziazioni, in un quadro che vede prevalere generalmente l’opzione di individuare l’amministrazione regionale stessa come autorità competente dei procedimenti amministrativi, ma con ben sette Regioni di grande rilevanza come Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Lombardia che, con opzioni differenti, hanno, in parte delegato alle amministrazioni provinciali le funzioni di autorità competente. La ricognizione del Gse individua 68 amministrazioni tra amministrazioni regionali e provinciali che decidono sulle procedure di Via per le rinnovabili in Italia, con alcune Regioni, che proprio in questo momento sono impegnate nella revisione del quadro normativo, con novità attese a breve.
Un parte significativa del rapporto GSE è dedicata alla auspicata semplificazione delle procedure, evidenziando che ben 13 regioni hanno utilizzato le facoltà di intervento previste dalla normativa nazionale finalizzata a regolare il ruolo dei regimi autorizzativi semplificati come la PAS (Procedura Autorizzativa Semplificata) e la semplice Comunicazione. Azioni che però, più che semplificare, hanno spesso finito per incrementare la confusione del quadro di riferimento. Nel contesto della semplificazione sono cinque le regioni, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Abruzzo, Calabria e Basilicata, che hanno esteso in modo generalizzato l’applicazione della Pas fino a 1 MW a tutte le tipologie di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti pulite (vedi figura seguente), mentre in altre 5 regioni, tutte a statuto ordinario, come Piemonte, Toscana, Marche, Molise e Campania, vengono invece utilizzate solo le soglie previste dalla normativa nazionale. Altre nove Regioni infine, hanno solo parzialmente esercitato le possibilità d’intervento previste dal D.Lgs. n.28/2011, estendendo, in modo più o meno significativa l’applicazione del regime previsto dalla Pas.

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Un fattore abbastanza univoco per tutte le regioni, che emerge dalla elaborazione del GSE è costituto dalla irrefrenabile tentazione di porre dei divieti per le fonti pulite attraverso l’individuazione di zone non idonee per fotovoltaico ed l’eolico, riguardanti circa due terzi delle Regioni italiane. Sette sono le Regioni che hanno definite zonizzazioni restrittive anche per gli impianti a biomassa e sei specificatamente per impianti biogas. L’idroelettrico ha visto la zonizzazione in cinque regioni, mentre due, sono le regioni che hanno posto criteri restrittivi per le geotermia. In tutto questo contesto di restrizioni territoriali sono poi quattro le Regioni a statuto ordinario nell’ambito delle quali non sono state individuate zone non idonee per nessuna tipologia di impianto a fonti rinnovabili, ed esattamente Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania, mentre quelle che hanno posto vincoli territoriali su tutte le tipologie di fonti rinnovabili sono Molise e Umbria. In questo ambito da segnalare la Toscana che, dopo aver legiferato sulla zonizzazione per il fotovoltaico, si accinge a farlo anche per biomasse ed eolico. Un contesto davvero frammentato e disomogeneo che rende ancor più difficile il raggiungimento degli obiettivi nazionali nell’ambito dei target europei, che ha loro volta prevedono obiettivi su scala regionale previsti dal cosiddetto “burden sharing”, che preoccupa il GSE. Per una maggiore omogeneità nella gestione di questo delicato settore di intervento, il GSE caldeggia l’adozione di linee guida a livello nazionale per la formulazione e l’adeguamento dei programmi regionali di sostegno, anche indiretto, alle fonti energetiche rinnovabili e per la gestione dei procedimenti autorizzativi. Al riguardo inoltre, il Gse, auspica l’implementazione di un sistema di monitoraggio sull’efficacia e la funzionalità di procedimenti e regimi autorizzativi intrapresi, di competenza di Regioni ed enti locali in genere.

Sauro Secci

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