Polveri fini: se ne respirano troppe nel 96% delle città europee. Un aiuto dall’agricoltura

Logo_Agenzia_Europea_per_lxAmbienteSu questo blog non passa settimana nella quale, in qualche modo, non si tocchi il tema dell’inquinamento atmosferico, che così profonde radici ha sugli stili di vita dominanti, avvenuti in questi anni, caratterizzati troppo spesso da una urbanizzazione selvaggia e quasi sempre mal pianificata. Un tema che ho trattato sia relativamente al tormentato rapporto industria-urbanesimo, vista la problematica e disinvolta collocazione dei siti fatta negli anni ’60-’70 (vedi post “Taranto e le emissioni in fuga“), oltre volte per testimoniare i devastanti effetti di uno sviluppo repentino ed incontrollato, fuori dal nostro ambito europeo, come quelli registrati a Pechino nello scorso inverno (vedi post” Pechino 2013: “cielo grigio su, mascherine giù”) Anche se non c’è n’era certo bisogno, ecco arrivare puntuale, anche quest’anno, il nuovo rapporto sul tema dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), dalla quale si evince che oltre il 90% dei cittadini europei che vive in città respira un livello troppo elevato di polveri ultrafini, le cosiddette PM2,5, capaci di insinuarsi nelle vie respiratorie più profonde (fino al 96% per le Pm 2,5) e di ozono (fino al 98%) (vedi figura seguente degli agenti inquinanti -Fonte EEA).

inquinanti_uomo

Una elaborazione, quella del nuovo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che si riferisce al periodo 2009-2011, utilizzando le soglie limite stabilite dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), spesso più severe rispetto a quelle della stessa Ue (link limiti qualità dell’aria UE). Nonostante un calo degli inquinanti registratosi nell’ultimo decennio, i livelli di particolato e di ozono rimangono problematici problematici, specialmente in Italia e specificatamente in Pianura Padana, che risulta, anche per la particolare collocazione, tra le aree maggiormente colpite da questo  grande rischio, che non situazione_italianarisparmia nemmeno le aree rurali (vedi mappa delle medie annuali di particolato nel nostro paese tratta dallo studio EEA a destra)Come è a molti noto a dividersi la fetta nella torta delle emissioni killer indotte dalle pressioni connesse all’antropizzazione, il traffico ancora in avanzata, il settore delle grandi industrie, l’agricoltura e il settore civile e degli edifici. Pronta la reazione alle non certo rassicuranti indicazioni del rapporto EEA, il Commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, che si dice “pronto a rispondereall’emergenza con l’adozione di nuove regole già entro l’anno. Tornando al nostro paese, maglia nera in Europa, abbiamo una situazione molto critica nell’area padana e specificatamente in Veneto per quanto riguarda l’ozono, con Padova che registra 104 giorni di superamenti nel 2011, seguita da Pavia, Reggio Emilia, Treviso e Parma, Verona e Varese. Sono ben 23 le città italiane collocato nei primi 3° posti della non onorevole classifica Ue. Un Italia che detiene il record assoluto sul fronte dell’ozono, con valori anche oltre tre volte più elevati rispetto alla soglia limite insieme al sud della Francia, altra area molto colpita da questo inquinante. Per l’Agenzia Europea per l’Ambiente, il direttore esecutivo Hans Bruyninckx, spiega che “L’inquinamento dell’aria sta provocando danni alla salute umana e agli ecosistemi”, secondo il quale “per arrivare ad un percorso sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre l’attuale legislazione“.

sorgenti_inquinanti

Schematizzazione delle sorgenti di inquinamento atmosferico in Europa (Fonte EEA)

Anche sul fronte delle insidiosissime polveri fini, di cui ho ripetutamente parlato, l’Italia nel 2011 è stato anche fra i Paesi europei a superare più spesso il limite Ue della media annuale per le Pm10 e Pm 2.5, insieme a Polonia e Slovacchia. Per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), tra le città italiane abbiamo, al dodicesimo posto della classifica Ue Monza con 121 giorni di sforamenti nel 2011, seguita da Brescia con 113, da Cremona con 109, Vicenza con 107, Torino con 105, Padova con 93 e Venezia con 85. Indicazioni tutt’altro che rassicuranti derivanti dal rapporto anche per le aree rurali, dove nel periodo dal 2009 al 2011, il numero di superamenti per le particelle sottili fra 2009 e 2011 in Europa è più che raddoppiato, con un aumento significativo delle concentrazioni registrato in Italia, insieme ad Austria, Repubblica Ceca, Germania, Olanda e Polonia. Ovviamente spazio anche agli altri inquinanti atmosferici “storici” come gli ossidi di azoto (NOx) e specificatamente il biossido di azoto (NO2), che ha visto il superamento del limite annuale in 26 stazioni di rilevamento rurali, di cui ben 16 in Italia, seguita da Austria, Belgio, Francia, Germania e Olanda. Sono di matrice italiane infine i pochi superamenti dell’antesignano di tutti gli inquinanti come l’anidiride solforosa, legata al contenuto di zolfo nei combustibili, con superamenti dei livelli orari e giornalieri, che hanno interessato anche Spagna, Bulgaria e Romania.

Exposure to harmful levels

In questo post vorrei per una volta scomodare la psicologia con una versione integrata della “Piramide di Maslow“, per fra fare una riflessione a tutti noi sull’importanza dell’aria che respiriamo, apparentemente scontata ma che dovrebbe far riflettere molto, chi con troppa disinvoltura, in questi scellerati decenni che ci hanno preceduto, ha decisamente sottovalutato il problema. Alla base della piramide che tiene in piedi l’uomo, l’aria alla base di quell’atto che è di per se sinonimo di vita, come il respirare, in buona compagnia di acqua, temperatura, che stiamo facendo di tutto per alterare e cibo, strettamente correlati con il buon uso del pianeta che ci è stato dato in custodia (ognuno di noi, nessuno escluso è un Adamo). Una base fondamentale per il legittimo sviluppo dei livelli superiori.

piramidemaslow

Sulle indicazioni del nuovo rapporto EEA, prese di posizione arrivano dalle associazioni del mondo agricolo, come la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), secondo la quale il contributo che il settore primario può fornire per essere fondamentale per migliorare la qualità dell’aria. Basti pensare che un solo ettaro di terreno coltivato o boschivo è capace di assorbire oltre 2 tonnellate annue di anidride carbonica, producendo una tonnellata annua di ossigeno. Tutto questo però, secondo la CIA, non ha impedito che in meno di vent’anni la cementificazione selvaggia divorasse quasi 2,2 milioni di ettari di terreno agricolo in tutt’Italia. I dati molto allarmanti sui livelli di polveri sottili presenti nelle città, nel nostro Paese come all’estero, secondo la CIA dicono che è tempo di invertire la marcia, incoraggiando e sostenendo la nascita di nuove “occasioni verdi” in ambito urbano, come angoli di verde e orti urbani, oltre ovviamente alla promozione di comportamenti virtuosi ed eco-compatibili come ad esempio attraverso l’uso dei mezzi pubblici. Soprattutto, per diminuire l’inquinamento, bisogna dire basta al consumo di suolo agricolo e difenderlo da abusivismo e urbanizzazione incontrollata, che estendono le metropoli a dismisura cancellando senza sosta campagne e terre coltivate. Segnali infiniti che arrivano ogni giorni in forma di studio e rapporti e che non smettiamo mai di sperare che possano finalmente portare un giorno, sperando che non sia troppo tardi, ad una coraggiosa inversione di tendenza, in luogo di “pannicelli tiepidi” e manovre di facciata, come fino ad oggi in I’Italia abbiamo assistito.

Sauro Secci

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