Non solo ILVA tra gli ecomostri del nostro paese: un film e un rapporto epidemiologico sulla raffineria sarda di Sarroch

20110412_saras_raffineriaIn questo giro per l’Italia che ripercorre i passi fondamentali di una industralizzazione post bellica che nel nostro paese ha lasciato sul campo non poche ombre, voglio andare oggi in una nostra perla incastonata nel Mediterraneo come la Sardegna. Sono passati oramai oltre 50 anni da quando, nel 1962, il petroliere lombardo Angelo Moratti giunse in Sardegna per costruire la più grande raffineria del Mediterraneo, scegliendo l’area intorno a Sarroch, a pochi chilometri da Cagliari e dando origine alla SARAS (foto sopra), una raffineria che fornisce alle più importanti compagnie di distribuzione petrolifera il 15 % della raffinazione complessiva nazionale. Più recentemente gli eredi di Angelo, Gianmarco e Massimo Moratti hanno costruito all’interno degli stabilimenti SARAS una centrale termoelettrica denominata SARLUX (foto seguente), che produce energia elettrica tramite gassificazione degli idrocarburi scarti della raffinazione del petrolio come il micidiale pet-coke (combustibile solido derivato alla raffinazione del petrolio) e i filter cake (la parte inorganica di petrolio grezzo che si concentra a seguito della diminuzione della componente organica per la sua trasformazione in combustibili pregiati come benzine e gasoli), residui con altissime percentuali di zolfo il primo e di vanadio e di nichel i secondi e che hanno garantito, per anni 640x400-PE-Sarluxlauti guadagni a tutte le aziende di raffinazione attraverso l’assurdità tipicamente italiana del provvedimento CIP6, un provvedimento disonorevole e per certi versi “vomitevole”, varato dal Governo Andreotti nel lontanissimo 1992 con la Delibera del CIP (Comitato Interministeriale Prezzi) del 29 aprile 1992 con cui, in attuazione della legge n. 9 del 1991, furono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate” come appunto sono considerati da oltre 20 anni tali residui nel nostro paese (vedi post “Quello che degli incentivi non dicono: l’anomalia energetico-climatica”). Molto singolare nello specifico, il fatto che la centrale SARLUX sia entrata in funzione nel 2000, con la convenzione, sulla base del “Cip 6” partita l’8 Gennaio 2001 con una convenzione ventennale, nonostante il provvedimento stabilirebbe un massimo di 15 anni,  con gli utenti elettrici italiani destinati a pagare i sovrapprezzi fino al 2020, come se l’energia prodotta con gli scarti inquinanti fosse prodotta con fonti rinnovabili. La centrale termoelettrica SARLUX di Sarroch, è una delle centrali più grandi d’Europa (è in grado di produrre 4 miliardi di chilowattora annui), utilizzando un processo definito IGCC, acronimo di “Integrated Gasification Combined Cycle”, che si basa sulla integrazione di un processo di gassificazione e un processo di produzione di energia con ciclo combinato gas-vapore. Il processo di gassificazione IGCC si basa sulla parziale ossidazione non catalitica, di una sostanza solida, liquida o gassosa, con l’obiettivo finale di produrre un combustibile gassoso, composto principalmente da idrogeno, ossido di carbonio e da idrocarburi leggeri come il metano. L!impianto combina un combustibile primario (solitamente carbone, petrolio, oli pesanti o combustibili di bassa qualità residui di altre raffinazioni, TAR, ecc…) con ossigeno, nel reattore dove avviene la produzione di un gas di sintesi, definito convenzionalmente syngas. Una centrale la SARLUX con con un impatto sull’area circostante che sembra davvero piuttosto doloroso, in particolare sul piccolo centro di Sarroch, cinquemila abitanti, gran parte dei quali lavoratori della SARAS spesso con il sistema di padre in figlio, come i Moratti. A Sarroch oramai da diverso tempo si muore di raffineria, ed è proprio su questo tema che il regista indipendente Massimiliano Mazzotta ha realizzato nel 2010 un film-documentario, “OIL” (link sito), che ha abbattuto un muro di silenzi e di omertà sui danni ambientali e sulle morti di cancro causati dalle emissione derivanti dalla combustione dei micidiali residui di raffineria, contenenti tra gli altri azoto, zolfo, nickel ed altre sostanze tossiche e contaminanti. Indubbiamente, come sempre in casi come questi, molto delicato, dal momento che la Saras, fin dalla sua nascita è stata fonte di lavoro primario per la popolazione locale. Il film-documentario OIL parte da una sorta di vecchio cinegiornale a colori dedicato alla raffineria, tipo quelli dell’Istituto LUCE, tipici anche degli anni di realizzazione della raffineria, per poi raccontare le storie di alcuni abitanti della cittadina morti a soli trent’anni come Gigi Vaccargiu e numerosi altri di rare forme di tumore. Una miscela di immagini, downloadtestimonianze, umori della popolazione, pareri di esperti e  l’indignazione dell’associazione ecologista locale ARIA NOA che da anni si batte per una Sarroch libera dall’inquinamento (vedi foto a sinistra), che si alternano ai volti di Gianmarco Moratti che durante l’evento “Raffineria aperta” disquisisce sulle grandi cose fatte dalla SARAS, mentre Massimo canta con Celentano per il centenario dell’Inter. Il responsabile della comunicazione della SARAS che parla di Gaby, il fumetto che illustra ai bambini delle scuole quant’è bella, sicura e pulita la fabbrica. Mentre l’ambiente come i pesci e il bestiame sanno di diesel e di zolfo e non potrebbe essere diversamente viste le percentuali presenti nei residui di raffinazione. Il regista del film OIL Mazzotta si sofferma anche sulle precarie condizioni di sicurezza in cui lavorano gli operai. Pochi mesi dopo l’uscita in sordina di OIL, tre operai sono morti di asfissia per la presenza di azoto puro all’interno di una cisterna. Un film che ha visto ripetutamente i Moratti, che dalla raffineria traggono ingenti guadagni quotandosi in Borsa, impegnati nel tentare ripetutamente di sequestrare il film coraggioso e illuminante di Mazzotta. Oggi a quasi due anni dalla realizzazione OIL, come già è successo anche ad altri grandi film di inchiesta su temi ambientali come Polvere, del regista Andrea Prandstraller sul grande Processo all’Eternit dell’Amianto, messo in onda solo da televisioni estere, è stato trasmesso non certo ne dalla RAI ne da MEDIASET o da SKY ma da CURRENT. Indubbiamente già qualcosa di questi tempi oscuri, mentre a Sarroch si continua a morire nell’indifferenza generale. Ha confermare i rilevanti impatti ambientali nell’area circostante la raffineria sarda, una scioccante ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata il 27 febbraio 2013 sulla autorevole rivista dell’Università di Oxford “Mutagenesis” (link abstract), secondo la quale i bambini di Sarroch (Cagliari), presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna. Lo studio pubblicato su Mutagenesis svolto da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri), ha messo a confronto un campione di 75 bambini tra i 6 e i 14 anni, abitanti nelle vicinanze del sito industriale di Sarroch, con 73 loro coetanei che vivono invece nelle zone agricole e rurali della Sardegna. Si è proceduto poi a rilevare le concentrazioni di benzene e di etil-benzene nell’aria, nei giardini della scuola di Sarroch e in un villaggio rurale. Non è certo questo il primo studio in questo senso, dal momento che già diversi altri studi avevano dimostrato che da queste parti ci si ammala di leucemia tre volte tanto rispetto alla norma. Ma il dato ancora più inquietante messo in evidenza dalla ricerca dell’Università di Oxford è che “i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano anche significativi danni e alterazioni del Dna”. In sintesi, secondo lo studio epidemiologico, l’inquinamento atmosferico prodotto anche dal polo industriale di Sarroch potrebbe essere responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini abitano, studiano e giocano nell’area di Sarroch. Risultati altamente preoccupanti ed in linea con quelli ottenuti da altri studi similari come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung a Taiwan e nel più grande polo petrolchimico della Serbia di Pancevo, a pochissimi chilometri dalla capitale Belgrado, nota anche come “la città dei tumori“, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico. Da segnalare in questo contesto anche il comportamento della dirigenza della Saras interpellata ripetutamente da alcuni organi di informazione, che ha sempre preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in merito. Un silenzio che forse cela la consapevolezza di aver compromesso la vita di molti sardi. Lo studio, composto da sette cartelle fitte di dati e analisi, è stato acquisito dalla Procura di Cagliari, ed il fascicolo è oggi sulla scrivania del PM Emanuele Secci, che conduce da circa tre anni l’inchiesta giudiziaria sull’area industriale di Sarroch, ora estesa fino al poligono di Teulada e titolare dell’inchiesta giudiziaria sullo stato ambientale dell’area tra Cagliari, Pula e Teulada. In merito allo studio elaborato, scrivono i ricercatori: “la qualità dell’aria rappresenta una questione ambientale di importanza primaria nelle aree industrializzate, con potenziali effetti sulla salute dei bambini residenti nelle aree circostanti. La zona industriale di Sarroch, in provincia di Cagliari, ospita la più grande centrale elettrica del mondo e la seconda più grande raffineria di petrolio e parco petrolchimico d’Europa. Il sito industriale produce una complessa miscela di inquinanti atmosferici che comprendono benzene, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”. A tale proposito, proseguono i ricercatori, “abbiamo condotto uno studio trasversale per valutare l’entità della diffusione di malondialdeide-deossiguanosina nell’epitelio nasale di un campione composto da 75 bambini di età compresa tra i sei e quattordici anni frequentanti le scuole elementari e medie di Sarroch, mettendoli a confronto con un campione di 73 bambini delle zone rurali. Inoltre, sono stati analizzati i livelli di alterazioni consistenti del Dna in uno studio composto da un sottocampione di 62 bambini”. La relazione del tema di ricerca prosegue affermando che “Sono state rilevate le concentrazioni di benzene ed etil-benzene nell’aria dei giardini della scuola di Sarroch e in villaggio rurale attraverso campioni diffusivi. Le misurazioni esterne sono state effettuate anche in altre aree di Sarroch e in prossimità del sito industriale. I livelli esterni di benzene e di etil-benzene sono risultati significativamente più alti nei giardini della scuola di Sarroch rispetto al villaggio rurale. Elevate concentrazioni sono state inoltre rilevate nelle vicinanze del polo industriale. Sia i livelli medi di malondialdeide-deossiguanosina, sia i livelli di alterazioni del Dna sono risultati significativamente più elevati nei bambini delle scuole di Sarroch rispetto al campione di confronto”. Arrivando alle conclusioni, i ricercatori sostengono: “Il nostro studio dimostra che i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano incrementi significativi di danni e alterazioni del dna» rispetto agli standard di riferimento. I nostri risultati sono in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli effettuati nella centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo. Essi riportano un incremento dei livelli del fenomeno di stress ossidativo, ovvero la condizione patologica causata dalla rottura dell’equilibrio fisiologico in un organismo vivente, fra la produzione e l’eliminazione, da parte dei sistemi di difesa antiossidanti, di specie chimiche ossidanti”. Importante contributo nel team di ricerca, anche da parte del ricercatore fiorentino Annibale Biggeri, che già in passato si è occupato a lungo dell’area di Sarroch, in uno studio che secondo Biggeri, è destinato ad arricchire i risultati ottenuti finora dall’Università di Cagliari, incaricata dalla Procura di indagare le condizioni delle acque nella costa orientale e di recente dell’atmosfera: nel corso della prima fase è stata accertata una concentrazione anomala di derivati degli idrocarburi nei mitili e negli organismi filtratori. Un’altra vicenda in cui le leggi del profitto si scontrano brutalmente con quelle del lavoro e della dignità umana, che probabilmente l’hanno tenuta “sommersa” fino ad oggi, sotto il silezio dei maggiori media nazionali, destinato ad avere ancora ulteriori passaggi per verificare lo studio sulle condizioni dell’atmosfera e le analisi cause-effetti.

Ecco un estratto del film-inchiesta del regista indipendente Massimiliano Mazzotta che spiega come “Una parte del film parla proprio della sicurezza dei dipendenti delle ditte esterne, una o due volte l’anno l’impianto viene fermato e bonificato: meno giorni resta fermo e meno perdono. E’ un gioco al massacro per le ditte appaltatrici“. La Saras, di proprieta’ della famiglia Moratti, già prima della sua presentazione aveva chiesto il sequestro del film. Proprio in seguito alla visione del film documentario di Mazzotta, invece, il procuratore di Cagliari Mario Mura ha aperto un fascicolo a carico della raffineria.

A seguire un ulteriore video sul tema introdotto dal film-documentario OIL

Voglio concludere questo tema, come sono solito fare qualche volta, con un brano musicale che mi sembra davvero molto evocativo della vicenda anche per il luogo in cui si svolge, una delle tante perle dello storico gruppo dei Nomadi, che seguo oramai da quando ero bambino, la splendida “Naracauli”, che evidenzia bene questo controverso rapporto tra salute, lavoro e dignità umana, continuamente alla ricerca di un equilibrio che sembra irraggiungibile.

Sauro Secci

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