Sharing Economy: quando la crisi aguzza l’ingegno

ChosunSharingEconomyIn una crisi come quella che stiamo vivendo, assolutamente non solo economica ma che rimette profondamente in discussione l’attuale modello di sviluppo, basato sulla crescita indefinita e senza limiti e che ci richiede una revisione profonda e, secondo me migliorativa degli attuali stili di vita, il ruolo della condivisione dei beni è destinato a recitare un ruolo assolutamente decisivo. Ho avuto al riguardo l’occasione di parlare, anche recentemente, del ritorno di virtuose esperienze sul territorio, che hanno contraddistinto il nostro passato nella civiltà contadina basata per esempio sulla pratica del baratto, come quella in corso a Lodi con il progetto ReLoad (vedi post “Reload: il ritorno del mercato senza moneta”). Un altro aspetto che si va ancora più radicando è quello dei GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, che permette a cittadini di un quartiere, o di un isolato, di mettersi insieme per fare acquisti ed avere così un peso di contrattazione diverso (vedi post “G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale): grande occasione di crescita per il consumatore “). Una crisi quella in atto, che costringe gli italiani cercare nuove soluzioni di risparmio, costringendoli spesso all’ultima spiaggia del finanziamento personale. Dati importanti in questo senso arrivano dalle analisi condotte da CRIF, secondo il quale, la domanda di prestiti da parte delle famiglie, comprensiva di prestiti personali e di prestiti finalizzati, ha registrato un calo del 4% nel mese di agosto un calo, pari a -4% rispetto allo stesso mese del 2012. Per trovare un segno positivo nelle rilevazioni mensili di CRIF bisogna risalire ai primi due mesi dell’anno, quando però il confronto era sul primo bimestre 2012 che aveva fatto registrare un vero e proprio crollo (rispettivamente con un –15% e un -17% rispetto all’anno precedente). Un trend che conferma tutta la drammaticità della situazione italiana, con circa 9 milioni di italiani, alle prese con una situazione di perdurante disagio occupazionale ed inevitabili ripercussioni su atteggiamenti prudenti e di grande frenata nella domanda di servizi e beni, soprattutto di quelli più costosi e durevoli. Il grafico seguente illustra le variazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente relative alle domande di prestiti raccolte dagli istituti di credito e contribuite in EURISC, un Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad oltre 77 milioni di posizioni creditizie. I valori sono ponderati, cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi.

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Di seguito poi un ulteriore grafico che evidenzia anche il peso nella crisi sull’importo medio dei prestiti

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Su questo fronte si fa avanti un nuovo interessante approccio definito dal termine “Sharing Economy”, o share economy, per noi “Economia condivisa”. Si tratta di un termina che ha fatto la sua comparsa nella metà del 2000, volendo definire un “insieme di sistemi economici e sociali che permettono l’accesso condiviso a beni e servizi”.

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Pioniera in questo ambito, è stata in principio, una piccola azienda di San Francisco, la Zipcar, che inventò la condivisione dell’auto elettrica, il fenomeno oggi noto come “car sharing”, a cui aveva dato un contributo importante anche un pioniere italiano (vedi post “Auto elettrica, car sharing, “il logorio della vita moderna” e l’amaro Cynar: un pioniere e una storia da raccontare”) creando uno spirito di comunità tra i suoi clienti. Fu poi la volta della Airbnb che per prima diffuse la condivisione di posti letto per i turisti con limitati budget. Esperienze che, sui venti di crisi, si sono ampliate considerevolmente in questi ultimi anni, a molti ambiti della vita come i vestiti usati, ai regali di Natale meno graditi etc. Oggi tutto può essere scambiato, condiviso, barattato, ridistribuito, sia che si tratti di prodotti o servizi, per non parlare poi dello spreco alimentare, altra immane piaga del consumismo moderno e di cui ho parlato proprio in queste settimane nel post “La crisi economica e gli impressionanti numeri dello spreco alimentare mondiale“. Un valore essenziale ed irrinunciabile quello della condivisione dei beni, in una società che troppo frettolosamente, per motivi di immagine si veste di appellativi come “equo”, “solidale”, “sostenibile”, che permette di acquistare dei prodotti come se fossero servizi. Un ambito questo, in cui i nuovi modelli di mobilità stanno dicendo molto con gli esempi di condivisione come il bike e car sharing, dove bici o auto vengono acquistate privatamente e successivamente condivise o affittate. Valore essenziale in questo slancio verso la condivisione di beni e cose della share economy è costituito indubbiamente dalla collaborazione e dove uno degli esempi più lampanti è costituito dal co-working, vale a dire da persone che lavorano insieme condividendo spazio e competenze, per non parlare poi di orti urbani e di giardini condivisi. La redistribuzione è invece quella parte che ha come obiettivo il prolungamento della vita delle merci, con prodotti che possono essere riciclati e utilizzati in modo completamente differente dall’originale, ed infine regalati, venduti o barattati. Rilevanti al riguardo accordi tra associazioni umanitarie e grandi centri di distribuzione di merci sia all’ingrosso e che dettaglio, da destinare ai meni abbienti, come per esempio in corso presso il CAAB, Il grande Centro Agroalimentare di Bologna, di cui avevo parlato nel post “Agroalimentare: CAAB di Bologna struttura modello di sostenibilità a “Spreco Zero” per il governo Obama“. Ma il perimetro operativo della “Sharing Economy” va ben oltre agli ambiti nei quali si è già affermata, ampliandosi anche verso nuovi orizzonti come ad esempio la Dog Vacancy, per chi non può permettersi di tenere un cucciolo ma non vuole rinunciare alla sua compagnia o, ancora, il co-parenting, per genitori a tempo parziale. Una diffusione veloce e dirompente in tutto il mondo, quella della “Share Economy”, grazie al grande supporto delle nuove tecnologie web e mobile. Ovviamente risulterà fondamentale per il suo successo, non perdere di vista la caratteristica preminente di questa nuova e virtuosa filosofia, con esperienza di condivisione e senso di comunità sugli scudi, lasciando gli aspetti meramente economici ai margini, a tutela della pienezza dei grandi principi di fondo che rischierebbe di essere minati. Un approccio davvero dai profondi valori etici, sociali ed ambientali, quello del consumo collaborativo alla base della “Sharing Economy”,che ha preso forza dall’effetto sovrapposto della crisi economica, e del crescente spirito ecologico, alla ricerca di un equilibrato compromesso tra il consumismo sfrenato e la riduzione degli sprechi.

  • Un breve interessante servizio sulla “Sharing Economy”, tratto da un network televisivo italiano

  • Un filmato americano molto interessante che illustra le basi fondanti della “Sharing Economy”

Sauro Secci

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