Con Augusto nel cuore

augustoSono passati esattamente 21 anni, da quando un uomo ed un artista carismatico come pochi ci ha lasciato prematuramente involandosi verso il cielo. Ero un bambino con i pantaloni corti, ancora alle elementari ed i tumulti del ’68 erano ancora in embrione, quando alla radio, ancora a valvole, mentre mia madre stirava, insieme a tanti altri grandi che ci hanno lasciato, come Sergio Endrigo, Nicola Arigliano, Giorgio Gaber e molti altri, mi colpiva una voce forte, vibrante, che arrivava in fondo al cuore. Era proprio lui, Augusto Daolio, leader di un gruppo che per i decenni successivi avrebbe affermato un modo di essere che va ben oltre il gruppo musicale, cosa forse unica in Italia. Un personaggio Augusto, che ho cercato di approfondire, anche per la sua grande originalità, intrigante e proprio per questo da approfondire. Fin dalle prime apparizioni dei gruppi a Sanremo, che allora si chiamavano ancora “complessi”, e che affermavano anche un modo diverso di fare musica “insieme”, Augusto lasciò il segno dentro di me, con la sua voce incredibile, valorizzata particolarmente nella splendida indimenticabile interpretazione proprio a Sanremo di “non dimenticarti di me”, evidenziando tutta la sua grandissima estensione vocale.

Ma l’opera più grande che riconosco ai Nomadi, è aver portato al grande pubblico, già in quegli anni, uno dei cantautori che ha scritto una parte importante degli inni della mia vita, cioè il tosco emiliano di Pavana Pistoiese, Francesco Guccini, a cominciare da quella “Dio è morto”, completamente fraintesa dai bigotti cattolici moralisti del tempo, soprattutto italiani, dal momento che la canzone passò regolarmente dalla Radio Vaticana ma ferocemente censurata dalla RAI. Uno dei brani più belli di Guccini, valorizzato dal grande Augusto, è stata per me quel meraviglioso capolavoro “La Collina”, una canzone che ho nel cuore e che dice molto anche della crisi che oggi viviamo, molti anni dopo la sua scrittura, ci riporta alle nostre origini, richiamandoci a quel nostro fugace abbandono proprio della campagna e di quel grande concentrato di valori e di umanità che proprio alla collina sono stati sottratti, con danni ambientali e sociali che oggi si manifestano anche con grande intensità e drammaticità. Propongo questa splendida versione de “La Collina”, di un concerto del 1989, a Castelromano (MN), proprio pochi anni prima che Augusto ci lasciasse.

Una interpretazione che mi emoziona profondamente ogni volta che la ascolto, e che, come poche, rende giustizia alle grandissime doti artistiche ed interpretative del grande uomo diQuadro20 Novellara. Un uomo sempre in cerca di umanità Augusto, in cui mi ritrovo molto, ed uno che ha cercato di interpretare l’arte a 360 gradi, cimentadosi anche in arti diverse dalla musica, come la pittura (vedi quadro a destra) e la scultura. Un grazie sentito mi sento di rivolgere in questo momento a Beppe Carletti, icona vivente dei Nomadi e che ha permesso che i Nomadi, dopo mezzo secolo, fossero ancora qui, oltre ad un altro grande artista come Danilo Sacco che, prendendosi in carico l’impresa quasi impossibile di sostituire Augusto dopo la morte, è riuscito davvero in pieno, per 20 lunghi anni, nobilitando ancora di più proprio la figura di Augusto.
Ciao Augusto, sempre tra noi: per sempre Nomade!!!

Sauro Secci

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