Centrale a carbone di Vado Ligure: grande criticità ambientale per la Liguria

centrale-TP-00Dalle pagine del mio blog, mi capita sovente di fare varie tappe nello stivale nei “santuari”, della industrializzazione massiva avvenuta nel nostro paese alcuni decenni fa, spesso ritrovando siti nei quali ho svolto una parte della mia vita professionale, avendo svolto per 35 anni, attività di supporto specialistico nella gestione delle reti di rilevamento della qualità dell’aria intorno agli impianti termoelettrici. In questo caso e vedendo le cronache di questi giorni ritrovo oggi un sito che ho avuto modo di conoscere fino al 1999, anno nel quale, a seguito dell’attuazione del Decreto Bersani sulla liberalizzazione del mercato elettrico, fu ceduto dall’allora monopolista ENEL, alla Tirreno Power, appartenente oggi a due società al 50 per cento: da un lato i francesi del gruppo Gdf Suez, dall’altro Energia Italiana Spa di cui il 39% fa capo a SORGENIA di Carlo de Benedetti. Sto parlando della Centrale di Vado Ligure, in servizio dal 1971, quando ENEL, a seguito della nazionalizzazione dell’energia elettrica dopo avere acquistato negli anni precedenti, vecchi impianti di taglie diverse, acquisiti dai vari precedenti gestori, comincia a costruire centrali termoelettriche con potenza unificata da 320-330 MW (negli anni successivi unificate a 660 MW come la centrale a carbone di Brindisi Sud costruita negli anni ’80). In un momento in cui la prevalenza della produzione termoelettrica del nostro paese erano costituita dal petrolio, la centrale ligure nasce con una doppia anima, dal momento che, delle 4 unità da 330 MW, 2 vengono alimentati a olio combustibile (oggi praticamente completamente alienato dalla produzione termoelettrica nazionale) mentre gli altri due a carbone con una imponente infrastruttura di scarico nella vicina banchina delcentrali_carbone porto savonese. Una cosa che saliva subito evidente fino da allora, rispetto ad altre 12 centrali a carbone ancora oggi in servizio in Italia (vedi immagine sopra), normalmente distanti alcuni chilometri da centri abitati, era l’assoluto inurbamento dell’impianto nel cuore della città di Vado, con i balconi delle case ubicati solo a qualche centinaio di metri dalle ciminiere, nei quartieri di cui ricordo ancora i nomi delle postazioni di rilevamento, di Quiliano, Valleggia, Porto Vado, etc.. Una situazione di inurbamento di un impianto del genere, che ha uguali sono nella vecchia centrale termoelettrica a carbone di Genova, costruita proprio sotto la Lanterna simbolo della città, ma in quel caso, il fatto che l’impianto genovese, costruito addirittura con gli aiuti del piano Marshall, fosse collocato in piena area portuale, lo collocava comunque più distante dai quartieri residenziali. Un impatto, quello delle centrali a carbone, assolutamente non limitate alla centrale termoelettrica stessa ma sempre esteso ad imponenti strutture, oltre al carbonile, come quello di Vado, desolatamente a cielo aperto, come del resto i parchi minerali ben noti dell’ILVA di Taranto, sia di scarico dalle navi carboniere transoceaniche (il carbone arriva sempre da paesi molto remoti, come Cina, Sudafrica, Venezuela, Indonesia etc.) presenti in porti con adeguato carenaggio come il sito savonese, che di adduzione al carbonile di centrale, certe volte anche molto distante (anche diversi chilometri), con rilasci in Ridimensiona_diVado_ligureatmosfera estremamente dannosi di polverino di carbone (vedi immagine panoramica a destra). Ma torniamo all’impianto di Vado che dopo il passaggio a Tirreno Power, vede la riconversione dei due gruppi ad olio combustibile in un più moderno modulo a ciclo combinato a gas della potenza complessiva di 800 MW, mentre le due unità a carbone continuano la loro attività fino ad oggi con un consumo di alcune migliaia di tonnellate al giorno di carbone. Una situazione che ha registrato un progressivo degrado della situazione dopo la liberalizzazione e che culmina nel 2009, quando gli ambientalisti di Greenpeace concentrano la loro attenzione sulle due enormi ciminiere di circa 200 metri di altezza. Arriviamo così al 2011, quando la procura di Savona apre un fascicolo per omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ambientale. Il procuratore savonese Francantonio Granero e i sostituti Chiara Maria Paolucci e Danilo Ceccarelli assegnano una consulenza a tre medici epidemiologi: un primario dell’Istituto dei tumori di Milano, uno dell’Istituto tumori di Genova e un pneumologo dell’ospedale di Savona. I consulenti producono una perizia depositata a fine giugno e secondo le indiscrezioni sui risultati, le emissioni della centrale, avrebbero causato circa mille morti per cancro in più nell’area savonese, rispetto agli anni antecedenti l’insediamento del polo energetico. Uno studio che si aggiunge ad altri come quello dell’Istituto tumori di Genova, che ha riscontrato che nel decennio 1988-98 a Vado sono morte di cancro 112 persone su 100.000 contro una media nazionale di 54, più del doppio. Nel vicinissimo capoluogo di Savona, si scende di pochissimo, a 97 su 100.000 abitanti. Oramai tutti i settori del tessuto civile, come i cittadini, gli ambientalisti, gli esperti, la magistratura ed anche la curia puntano dritti il dito sulla centrale a carbone della Tirreno Power, che da quarant’anni brucia fino a 4.000 tonnellate di carbone al giorno. Anche in questo caso la solita configurazione tipicamente italiana, con la politica che tace, la magistratura che cerca di agire. Tutto questo in un contesto nel quale, lo scorso 5 marzo, il ministero dello sviluppo economico ha addirittura autorizzato un progetto di ampliamento presentato da Tirreno Power, della parte a carbone per una ulteriore terza sezione dell’impianto di Vado, cosa che ha fatto letteralmente traboccare il vaso. In questo contesto, già nei prossimi giorni, potrebbero essere emessi gli avvisi di garanzia per i reati di disastro ambientale e omicidio colposo, imputati alle emissioni di polveri bianche e rosse provenienti dalle due unità a carbone. Mentre in un primo momento, il fascicolo era stato aperto contro ignoti, non essendo ancora possibile definire quali fossero i comportamenti sanzionabili ne tantomeno determinare le correlazioni di causalità tra il lavoro della centrale e le conseguenze sul territorio. Consolidate le ipotesi di reato, la polizia giudiziara si concentrerà nell’individuazione delle figure responsabili di Tirreno Power, che verranno iscritte, nel registro degli indagati. Tirreno Power, con uno stringato comunicato, ha ribadito, attraverso il proprio ufficio stampa, che “Quanto emerso da alcuni media locali non è coerente con i dati ambientali disponibili, che sono numerosi e pubblici, ed evidenziano una buona qualità dell’aria complessiva del territorio savonese che pongono la provincia di Savona tra le migliori in Italia. Tirreno Power svolge la propria attività produttiva nel rispetto delle normative secondo quanto previsto in termini di tutela dell’ambiente“.
Affermazioni che non possono non lasciare perplessità, dal momento che, aldilà del rispetto delle norme o meno, è innegabile che la produzione elettrica da carbone abbia effetti ampiamente negativi per la salute degli abitanti delle aree circostanti gli impianti, come del resto dimostrato da uno studio commissionato da Greenpeace, all’Università di Stoccarda che ho ben approfondito nel post “Anche l’Europa fa i conti nero su bianco con il carbone” con gravissimi danni, causando in Europa ben 22.300 morti all’anno con grande proliferazione per i governi, in termini di miliardi di euro spesi in terapie sanitarie e giorni di lavoro persi. Un tema, quello delle cosiddette “esternalità energetiche”, sempre rigorosamente omesse dai “filo-fossili”, e di cui ho parlato ripetutamente ed anche nel recente post “Esternalità negative delle fonti fossili e nuovo indicatore SCC: rinnovabili già adesso più competitive”. Un’altra grande criticità ambientale italiana in un contesto dove già molti paesi europei hanno pianificato la piena alienazione del carbone (vedi post “Alt al carbone per 5 paesi europei”) e dopo il referendum della settimana scorsa in Svizzera, che ha bocciato pienamente e definitivamente il carbone.

A seguire un breve video molto significativo della situazione nella cittadina savonese.

Sauro Secci

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