Bonifiche Siti di Interesse Nazionale: nasce una rete dei Comuni per la bonifica dei SIN

rete_comuni_SINQuello delle bonifiche è uno dei temi che tratto con grande attenzione nel mio blog, essendo in sostanza una delle piaghe più grandi da affrontare lungo il percorso di recupero della sostenibilità perduta. Si tratta di tutte aree createsi alcuni decenni fa, durante il boom economico e la industrializzazione seguita alla ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, con la coscienza ecologica ancora ben lontana dal sostanziarsi attraverso politiche, normative, azioni legate ad un nuovo modello di sviluppo che oggi lentamente si vanno integrando in una visione sinottica delle varie problematiche e criticità ambientali, economiche e sociali. L’ultima volta che avevo affrontato il tema, in un post “Colpo di coda del Governo Monti: i Siti di Interesse Nazionale da bonificare si riducono di 18“ in cui, il Governo Monti, oramai alla fine del suo mandato ed in pieno regime di gestione transitoria, aveva retrocesso da 57 a 39 i SIN (siti di Interesse Nazionale), con il passaggio alle Regioni competenti territorialmente di 18 di questi. 

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Sul tema legato strettamente alla salute dei cittadini, è di questi giorni un fatto molto importante per fare soprattutto fronte unico, essenziale per far ripartire il paese con un nuovo modello di sviluppo, cioè la costituzione dei comuni sedi di SIN, che ha già un proprio logo, un proprio coordinamento ed il sito internet http://www.retecomunisin.org/. Un tema che ha visto un primo importante momento di aggregazione qualche giorno fa a Mantova, organizzato dall’Assessorato alle Politiche Ambientali di quel comune, a sua volta sede di SIN. Un evento che ha cercato di cerare un fronte comune tra le diverse Amministrazioni comunali, visto il loro ruolo fondamentale di funzione primaria nella salute dei cittadini e del loro stesso territorio. Alla base del nuovo progetto di aggregazione, l’obiettivo di creare collaborazioni e strumenti orientati a mettere in atto azioni coordinate in risposta agli specifici problemi sanitari e ambientali dei territori coinvolti, attraverso la costituzione di una rete di condivisione di informazioni ed esperienze.
Una idea che ha visto promotore proprio il comune lombardo, con l’Assessore alle politiche ambientali Mariella Maffini, che in pieno periodo estivo ha svolto un gran lavoro studiando documenti e report e ha indirizzato almeno 200 lettere ad altrettanti amministratori pubblici per «svegliarli, per toglierli dalla rassegnazione, perché la vicenda dei siti da bonificare è sottaciuta, non ne parla nessuno». Importante ricordare infatti come la figura del Sindaco è responsabile della salvaguardia della salute dei cittadini e del territorio stesso. Come ricorda lo stesso Assessore Mariella Maffini “Occorre un nuovo protagonismo da parte dei Comuni, per dare finalmente avvio a concrete azioni di risanamento ambientale, essenziali per ridare competitività ai nostri territori oltreché per garantire il diritto alla salute e all’ambiente pulito”. Alla giornata mantovana hanno partecipato i rappresentati delle maggiori istituzioni interessate ai processi di bonifiche e dell’associazionismo ambientale, come Maurizio Pernice (Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), Fabrizio Oleari (Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità), Bernardo De Bernardinis (Presidente di ISPRA), Walter Ganapini (Membro Onorario del Comitato Scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente), Giuseppe Onufrio (Direttore di Greenpeace).
Un piccolo ma significativo passo per cercare di colmare l’enorme ritardo accumulato dal nostro paese sul tema del processo di bonifica dei siti contaminati, che riguarda sia siti dismessi come lo spettrale sito ex Caffaro di Brescia (vedi post “Se Brescia avesse il mare sarebbe una piccola Taranto”) che siti con attività ancora in esercizio, come l’eclatante ed emblematico caso della città di Taranto (vedi post “Taranto e le emissioni in fuga”). Una situazione nella quale, nel nostro paese, i Siti di Interesse Nazionale rappresentano la drammatica punta dell’iceberg, come ha denunciato la Commissione Parlamentare d’inchiesta nella Relazione sulle Bonifiche dei Siti Contaminati in Italia, nella quale è auspicabile vengano approfonditi gli effetti del contestato art. 41 del Decreto Fare, convertito in legge il 9 agosto 2013, che ha incredibilmente alleggerito certe procedure di bonifica.

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Azioni e ritardi discutibili ed ingiustificabili anche a fronte della drammatica situazione sanitaria che coinvolge oltre 4 milioni di italiani, così come documentato nel rapporto SENTIERI. Dati davvero inquietanti quelli del Rapporto Sentieri, scaricabile in calce al post, che ci dicono che, in media, ognuno degli 8092 comuni italiani ha, sul proprio territorio, almeno due siti da bonificare. A tutto questo si aggiunge poi quel potenziale “flagello distribuito”, costituito dall’amianto, che dopo 21 anni dalla sua messa al bando insiste ancora in oltre 34.000 siti da bonificare come risulta dal Rapporto di Legambiente “Liberi dall’amianto 2012″, spesso costituiti da edifici pubblici, scuole, ospedali e in 6 dei Siti di Interesse Nazionale come Casale Monferrato, Balangero, Emarese, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla, con ben oltre 15.845 casi del terribile mesotelioma pleurico maligno che dal 1993 al 2008, a mietuto una media di 2000 morti l’anno, e con un picco di mortalità, visti i tempo di latenza nell’organismo, certe volte superiori ai 30 anni, stimati tra il 2020 e il 2025 dallo stesso Ministero della Salute. Numeri davvero pesantissimi, ancor più se messi a confronto con quelli emersi dalle indagini epidemiologiche che hanno confermato l’eccesso di mortalità nella popolazione residente in 44 SIN (Siti di interesse Nazionale, da bonificare), resi noti con lo studio SENTIERI, (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio inquinamento), con siti contaminati da inquinanti sicuri cancerogeni come amianto, diossine, PCB (il già citato caso Caffaro di Brescia), fenoli, arsenico, cromo esavalente o cromo VI, mercurio, pesticidi e idrocarburi. Un ulteriore inquietante aggiornamento di questi ultimi mesi, è quello presentato lo scorso 22 marzo sul SIN Brescia Caffaro di cui ho già citato il post di approfondimento sul mio blog, da Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità, uno dei più grandi esperti nazionali nella materia e da Paolo Ricci di AIRTUM, dell’Osservatorio Epidemiologico ASL di Mantova, che hanno evidenziato l’aumento nella popolazione bresciana dell’incidenza di tumori al fegato +58% , alla tiroide +49%, al seno +26% e l’ aumento del Linfoma Non Hodgkin + 20%, dovuta all’assunzione attraverso la catena alimentare e il latte materno di PCB (policlorobifenili) da poco accertati dallo IARC come cancerogeni in classe 1. Una situazione che rende irrinunciabile e fondamentale l’informazione alla cittadinanza, sia sui possibili rischi di contatto con ambienti e sostanze contaminanti, che nei confronti di dati su ambiente e salute che non sono ancora di dominio pubblico.

    • Video intervista ad uno dei più grandi esperti di epidemiologia industriale come il Dottor Pietro Comba, Direttore del Reparto Epidemiologia Ambientale,. Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’ Istituto Superiore di Sanità e già curatore del Rapporto SENTIERI, che stabilisce un punto sul dialogo necessario ed indispensabile tra ricercatori, medici e popolazione

 

Sauro Secci

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5 risposte a Bonifiche Siti di Interesse Nazionale: nasce una rete dei Comuni per la bonifica dei SIN

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