Alt al carbone per 5 paesi europei

Riscaldamento-globaleMolto spesso dalle pagine del mio blog ho affrontato il tema della de-carbonizzazione dei modelli energetici dei vari paesi, affrontando il tema sia dal punto di vista meramente economico sia a livello europeo (vedi post “Anche l’Europa fa i conti nero su bianco con il carbone”) che mondiale (vedi post “Banca Mondiale: frenata ai finanziamenti al carbone), che da quello culturale e politico (vedi post “Ricordi, miniere, carbone e il WWF con “no al carbone, sì al futuro”). Un tema particolarmente dibattuto oggi, con particolare riferimento ai paesi sviluppati come il nostro, messi oggi sotto pressione da una grave crisi economica soprattutto di sistema e di modello di sviluppo. La ancora forte presenza del carbone, protagonista della prima rivoluzione industriale avvenuta a cavallo fra la fine del XVIII e l’inizio del XXIV secolo, nei modelli energetici dei vari paesi, è davvero stridente in un pianeta oramai popolato da ben 7 miliardi di abitanti e con oramai fortissime pressioni ambientali di origine antropica. Su questo fronte non mancano certo i paesi che stanno operando scelte di campo sempre più nette sulla via della de-carbonizzazione delle economie, partendo proprio dal significativo comparto energetico, come, in Europa, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia che fermeranno i propri investimenti per la costruzione di nuove centrali a carbone all’estero, annunciandolo in un comunicato congiunto. Una scelta, quella dei 5 paesi nord europei, che si aggiunge a quella operata dagli Stati Uniti, che avevano già adottato una posizione pubblica da parte di molti tra i maggiori finanziatori nello spostamento degli investimenti dai combustibili fossili verso le rinnovabili e l’efficienza energetica. E’ di questi giorni anche la decisione della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo carbon(BERS/EBRD) che sta considerando la propria posizione in tema di investimenti su tutti i tipi di energia, compreso il carbone, che si aggiunge ad azione dello stesso segno da parte della Banca Mondiale e della UE. Un segnale significativo per il WWF, e fondamentale per contribuire a rafforzare il progressivo allontanamento globale dal carbone, la fonte di energia più obsoleta e inquinante e causa nel mondo di 2 morti ogni ora. Sul tema interviene Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, che rileva come, dopo i passi attuati da questi Paesi, dalla Banca Mondiale e più recentemente dalla Banca Europea per gli Investimenti, è arrivato il momento che altre le grandi istituzioni si allineino con scelte nette e non con le titubanze sino ad oggi mostrate, secondo la Midullaagire è estremamente necessario e dobbiamo farlo adesso, ce lo dice la comunità scientifica con estrema chiarezza. Come WWF, ci appelliamo alle istituzioni finanziarie, sia pubbliche che private, perché impegnino 40 miliardi di dollari in nuovi investimenti nell’energia rinnovabile entro il giugno 2014, e perché pongano termine agli investimenti in combustibili fossili, puntando a una vera ed equa transizione“. Secondo l’importante associazione ambientalista sarebbe anche ora che istituzioni come che BERS/EBRD diventino finalmente fossil free, mettendo fine ai MIDULLAfinanziamenti per i combustibili fossili. Secondo Mariagrazia Midulla “la BERS/EBRD deve aumentare i propri investimenti in energia rinnovabile e sostenibile perché, come i leader dei cinque Paesi Scandinavi e gli Stati Uniti hanno detto nella dichiarazione di ieri, ‘il cambiamento climatico è una delle principali sfide della nostra futura crescita economica e del nostro benessere“, ricordando come, quanto più verrà ritardata un’azione reale, tanto più costoso e difficile sarà affrontare e fronteggiare il cambiamento climatico in atto. Davvero un ultimo appello per cercare finalmente di rimuovere resistenze riconducibili a centri di interesse oramai superati dalla contingenza di una situazione planetaria, da ricondurre anche sul piano etico, che non le tollera più.

Sauro Secci

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