La crisi economica rivaluta il mezzo a trazione “umana”: il nuovo boom della bici richiede la revisione del codice della strada

bici_cittaIn quelli della mia generazione, che oramai si avvia verso i 60, è ancora limpido il ricordo di quando, ancora bambini, soprattutto in campagna, dove sono nato, le auto erano rarissime, e la locomozione assistita riguardava solo alcune mitiche “Vespe” della Piaggio o “Lambrette” della Innocenti, e qualche motorino di marchi oramai scomparsi, con il dominio incontrastato della bici, con la quale, con sudore e fatiche venivano effettuati percorsi anche molto lunghi. Con la crisi economica nel pieno dei suoi effetti lo scorso anno, in Italia, si è verificato un fenomeno molto significativo, dal momento che, per la prima volta dal 1948, come confermato da Alberto Fiorillo di Rete Mobilità nuova di Legambiente, la vendita di bici ha superato quella delle macchine dal momento che sono state vendute 1.748.000 contro 1.450.000 di auto immatricolate. A tutto ciò aggiunge il crescente numero di veicoli fermi con conseguente aspetto collaterale della occupazonje di suolo, con 60 milioni di vetture in circolazione a fronte di appena 36 milioni di patenti. Oramai gli italiani ciclisti sono oltre circa circa 14 milioni, suddivisi tra:

  • coloro che la impiegano solo nel fine settimana (la parte prevalente pari a 9 milioni di persone);
  • coloro che ne hanno fatto il loro mezzo di trasporto preferito (5 milioni di persone).

Un fenomeno del genere, non poteva essere ignorato dal legislatore, che deve garantire una revisione delle nuove norme del “Codice della Strada” finalizzate a garantire maggiore sicurezza e tutela ai ciclisti, con l’obiettivo di ridurre conseguentemente gli incidenti mortali. Un argomento che aveva determinato, nell’autunno dello scorso anno, numerosepisteciclabili manifestazioni in diverse città italiane, contro la strage di ciclisti sulle strade del nostro paese, mosse da alcune morti assurde di ciclisti sulle strade ed organizzate dalla Associazione nazionale familiari vittime della strada e dalla Federazione amici della bicicletta. Una iniziativa che aveva visto le associazioni promotrici, coinvolgere altri governi europei dalla storica sensibilità alla mobilità ciclabile come Gran Bretagna, Olanda e Danimarca per chiedere a loro un intervento nei confronti del governo italiano attraverso una lettera ai rispettivi ambasciatori. Proprio su questo attualissimo e prioritario argomento e sulle nuove norme “salva ciclisti” del nuovo Codice della Strada,si è parlato durante recentemente in una conferenza stampa presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, finalizzata consolidare e far diminuire in maniera più consistente il numero annuale di morti, sceso dai 372 del 2000 downloadagli attuali 280. Un livello ancora troppo alto, come evidenzia Edoardo Galatola della FIAB (Federazione Italiana Amanti della Bicicletta). Su questo piano il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta studiando l’introduzione del limite di 30 km/h nei centri abitati, dove la strada lo consenta e con l’eccezione delle grandi arterie di scorrimento, oltre a norme che favoriscano la realizzazione e l’estensione di piste ciclabili, altro atavico e cruciale tema per la tutela dei ciclisti. Le modifiche ed integrazione al Codice della Strada saranno orientate, non solo alla tutela dei diritti dei ciclisti, ma anche verso i loro doveri. Le sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe verranno inasprite ed estese anche ai conduttori di biciclette, prevedendo anche qui, come per le auto, il sequestro del mezzo. Il prossimo appuntamento in cui verranno dibattute le possibili nuove norme è collocato nell’ambito dei prossimi campionati del mondo di ciclismo, in programma in Toscana dal 22 al 29 settembre, dove saranno organizzati vari convegni con, al centro, la sicurezza stradale ed i nuovi approcci per una mobilità sostenibile, che non può prescindere dal grande rilancio della bici.

Sauro Secci

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