Il fascino discreto delle vecchie reti ferroviarie dismesse per trasformarle in piste ciclabili: un’idea dal Piemonte

ferrovie-dismesseSono tanti quelli che, soprattutto se hanno superato la cinquantina come me, hanno tra i loro ricordi vecchie linee ferroviarie, magari esercita fino ad alcuni anni fa con vecchie locomotive a vapore ed in tempi più recenti diesel. Oggi molte di queste linee, che presentano tracciati inseriti in paesaggi e panorami mozzafiato, immerse in realtà di campagna, collinari o montuose, che attraverso magari aree naturalistiche di grandissimo pregio, sono state dismesse. Originale in questi giorni, il progetto che si sta materializzando in Piemonte, dove il consiglio regionale ha di recente approvato un emendamento proposto dal Partito Democratico collegato alla manovra finanziaria 2013, riguardante un interessante progetto per il recupero di reti ferroviarie dismesse da almeno 10 anni per trasformarle in piste ciclabili immerse nella natura. Un progetto a dir poco suggestivo e dai grandi contenuti etici e di riscoperta delle nostre origini attraverso l’uso della bicicletta, vista anche la unicità dei percorsi da recuperare, a vantaggio del sempre crescente numero di appassionati delle due ruote e uno straordinario strumento per potenziare l’ecoturismo. Spiega meglio lo spirito di questo originale progetto sperimentale, l’assessore regionale al turismo del Piemonte Alberto Cirio: “Stiamo lavorando a un progetto sperimentale di questo tipo già da diversi mesi. Stiamo discutendo anche con RFI per ottenere il comodato d’uso gratuito. Per la tecnologia utilizzata l’idea non avrebbe altri esempi in Italia”Molto originale e semplice anche l’approccio realizzativo di conversione, basato sulla posa di pannelli sulle rotaie al fine di creare una pista ciclabile a due direzioni. Al riguardo Cirio precisa che “si tratta di una modalità innovativa che ha tre punti di forza: è economica, non impatta sull’ambiente ed è reversibile, nel caso in cui si decidesse di riattivare il tratto ferroviario”. Un progetto economico e dai tempi di realizzazione relativamente rapidi, che potrebbe essere sostenuto con i Fondi Fas destinati al comparto turistico. Un progetto che come lo stesso assessore tiene a precisare, che permetterebbe di “restituire alla natura” aree diversamente condannate al degrado ed all’abbandono, restituendole in tal modo alla cittadinanza. Basso costo ed enorme potenziale dunque per un progetto che oltretutto mira a potenziare uno dei settori del turismo meno colpito dalla crisi.
Un progetto davvero interessante e che può essere pilota per altri visto che in Italia, secondo la FIAB (Federazione italiana amici della bicicletta), sono oltre 5.000 i chilometri di linee ferroviarie abbandonate, la maggior parte delle quali che, col senno di poi, si sono rivelate assolutamente sbagliate. Un tema molto caro a FIAB, che ogni anno, a fine inverno, organizza la “giornata nazionale delle ferrovie dimenticate” (link sito Ferrovie Dimenticate) promossa attraverso “Co.Mo.Do.”, la COnfederazione della MObilità DOlce  che ha ricevuto la menzione speciale al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2012-2013 e che raccoglie al suo interno una articolata rete di gruppi e associazioni, con una serie di eventi molto articolati in un week end, tra passeggiate, mostreimg20080309184046 e visite guidate, alla riscoperta del fascino dello spostamento lento. Un tema quello oggetto del progetto della Giunta Regionale Piemontese, sul quale FIAB ha elaborato uno specifico studio dal titolo “Dalle rotaie alle bici”, a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, scaricabile in calce al post. Un impegno importante per prevenire il degrado assoluto di questi tesori dimenticati, puntando al riutilizzo di tali infrastrutture e alla sua riconversione. Una azione che anche altri paesi europei, come la Spagna, stanno portando avanti, come ha fatto, per esempio, la fondazione Vias Verdes che ha dotato il paese di un sistema di 1.600 chilometri da percorrere in bicicletta o a cavallo, lontano dalle strade principali e totalmente immersi nella natura. Un progetto che potrebbe essere solo l’inizio di una riconversione che potrebbe riguardare tante perle lungo lo stivale, alcune delle quali già riconvertite come l’ex ferrovia Framura-Levanto in Liguria, ed altre molto interessanti da valutare come il trenino Udine-S.Daniele in Friuli Venezia Giulia, la ex rotaia da Massa Marittima a Follonica in Toscana, la ex ferrovia intestazione_elencoCapranica-Civitavecchia nel Lazio, o il marchesato crotonese sull’ex rotaia in Calabria, la ferrovia del vino e la Castelvetrano-Agrigento in Sicilia (vedi video in calce al post), la linea del carbone del Sulcis Iglesiente in Sardegna.  Di seguito anche un link interessante al sito ferrovieabbandonate.it nel quale è possibile consultare il database delle ferrovie abbandonate italiane e ci fa capire lo sterminato patrimonio potenziale da recuperare in forma ecoturistica e ciclabile.

Video sulla vecchia linea Castelvetrano-Agrigento in Sicilia, tra gli eucalipti e il mare 

 
Sauro Secci

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