Progetto Desertec: il “grande sole” si spegne

desertec-foundationE’ del giugno scorso l’annuncio che il megaprogetto Desertec da oltre 400 miliardi euro è destinato a ridimensionarsi profondamente od a scomparire, eventualmente rimodulato in chiave meno colonialista, spiazzando i non pochi osservatori, entusiasti fino dall’inizio, era il 2009, di questo faraonico programma di installazione nella fascia mediterranea di Africa e Medio Oriente denominato complessivamente nell’acronimo EUMENA (Europe, Meaddle East, North Africa). Francamente perplessità e criticità erano palesi e ben presenti da subito in quel faraonico progetto, di cui avevo accennato parlando delle nuove opportunità africane (vedi post “L’Africa e la grande opportunità delle rinnovabili”). Una decisione per certi versi indotta anche dalle enormi criticità che fin da subito presentava, in paesi ad altissima instabilità, basta vedere cosa sta succedendo proprio in questi giorni in Egitto, e, se si vuole anche stridente verso un modo davvero più sostenibile e più vicino alle popolazioni locali con dimensioni impiantistiche decisamente più piccole.

desert-eumena

E’ stato proprio lo stesso amministratore delegato di Desertec Industrial Initiative Paul van Son, ad ammettere che soddisfare il 15-20% dei consumi elettrici europei entro il 2050 con centrali solari ed eoliche collocate nelle aree desertiche collocate a sud del Mediterraneo collegate all’Europa attraverso una super grid in corrente continua ad alta tensione (HVDC), sia una idea troppo sbilanciata sull’export e tale da apparire come un nuovo modello di colonialismo energetico, dietro ad una ingente mole di investimenti, tra le più imponenti nella storia dell’economia mondiale. Si è trattato di un progetto, che fino nelle sue premesse ha messo sullo stessa linea i grandi operatori del settore elettrico e molti ambientalisti in buona fede così come coloro che ritenevano ancora evitabile l’oramai palese conflitto tra generazione centralizzata e distribuita, oggi in corso dopo la grande avanzate delle energie rinnovabili. Visto con il contesto attuale ad alcuni anni dalla sua genesi, l’approccio di Desertec si arricchisce di potenziali conflitti ed insidie che rischierebbero paradossalmente di ritardare una vera transizione energetica, che va invece, per quanto possibile sostenuta ed accelerata, in nome di un concetto base delle rinnovabili, per la loro vocazione locale, decentrata e vicinissima all’utenza. Un concetto cardine fondamentale che avevo affrontato anche qualche mese fa, riferendomi specificatamente al settore delle biomasse (vedi post “Grandi impianti a biomasse: e la sostenibilità va a farsi benedire). In effetti l’approccio di Desertec come tutte le cose troppo grandi, ha molte più similitudini con le logiche dell’economia energetica convenzionale basate sui mega progetti, che potrebbero essere una autentica arma per i grandi gruppi energetici contro il potenziamento degli impianti a fonti rinnovabili su base locale, anche per la sua incredibile complessità, con problemi geopolitici immensi, in una delle aree più “calde” del pianeta, con accordi tra i diversi paesi coinvolti con un variegato universo di soggetti tecnici, industriali e politici.
I risultati di fotovoltaico ed eolico, oggi sotto gli occhi di tutti, che hanno visto installare in Europa ben 166.000 MW di potenza dal 2000 al 2012 ed oltre 28.000 MW nel solo 2012, probabilmente non sarebbero stati oggi realtà se solo il progetto Desertec fosse stato lanciato proprio qualche anni prima rispetto al 2009, quando la macchina delle rinnovabili era già in marcia inarrestabile. Tutto questo non avrebbe poi permesso di le reti locali, la costruzione della nuova architettura per le smart grid ed i sistemi di stoccaggio dell’energia che oggi stanno cominciando a farsi strada. Oggi sicuramente, snellezza e rapidità sono concetti molto più vicini al pensare “distribuito”, tipico delle energie rinnovabili con aspetti economici, sociali ed ambientali strettamente connessi con il concetto di comunità, con un gran numero di attori e investimenti su scala locale. Vista la matrice principale tedesca di Desertec, val la pena ricordare come, in quello stesso paese, accanto al megaprogetto di grande risonanza mediatica, sia in corso un progetto, sicuramente ben più virtuoso ed interessante, come “Regioni al 100% rinnovabili” contemporaneo di Desertec (presentato nel 2009), praticamente snobbato dalla stampa e dall’opinione pubblica, che vede il coinvolgimento di oltre 100 tra comuni, contee e regioni in collaborazione con l’Università di Kassel. Nell’idea del virtuoso progetto tedesco la realizzazione di una rete e di un percorso di medio e lungo periodo, finalizzato a soddisfare la domanda energetica solo con energie rinnovabili, attivando un vero e proprio trasferimento delle conoscenze e delle buone pratiche tra aree regionali e comuni, il tutto finanziato dalle istituzioni federali. Ancora una volta quindi emerge forte l’esigenza di un cambiamento che non può essere calato dall’alto, con un numero di attori in campo davvero significativo e dotato di massa critica, altrimenti sarà solo cambiamento di facciata ma non certo di contenuti.

Su questo specifico tema l’articolo dal titolo “’Ombre sul grande Solepubblicato sul n.3/2013 della rivista bimestrale Qualenergia

Sauro Secci

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