20 agosto 2013 “Earth Overshoot Day”: esaurite le risorse naturali della Terra, inizia il debito

impronta_ecologica1257423520In tempi di crisi economica, con sempre maggiori difficoltà per i capifamiglia a far quadrare i conti, anche per la famiglia planetaria le cose si presentano in termini molto simili, dal momento che proprio alcuni giorni fa, esattamente il 20 agosto si è verificato l’esaurimento delle risorse naturali relative al budget 2013 della Terra, e siamo a neanche due terzi di anno. Di fatto quindi, alcuni giorni fa i prelievi di risorse hanno superato la disponibilità planetaria delle stesse per il 2013, secondo le elaborazioni del Global Footprint Network, diretto da Mathis Wackernagel, uno dei fondatori insieme a William Rees della British Columbia University di Vancouver (Canada), quasi 20 anni fa, di quel metodo definito “Impronta ecologica”, dalla grande valenza didattica e di riflessione sugli attuali modelli di sviluppo basati sulla crescita illimitata e che ho affrontato in diversi post, anche alcuni anni fa (vedi post “L’impronta ecologica: una riflessione sugli stili di vita”). Nonostante i primi segni tangibili di questo ‘prestito forzoso’ siano ampiamente tangibili in termini di cambiamenti climatici, non c’è nessun segno di inversione di tendenza, e anzi, negli anni la data continua ad essere sempre piùearth-overshoot-day2013 anticipata. L’associazione ricorda come il ‘budget’ del pianeta era stato esaurito il 20 agosto, mentre nel 1993 ciò era accaduto il 21 ottobre. Una escalation rilevante, quella del prelevo di risorse, se si pensa che nel 1961, l’umanità usava solo circa due terzi delle risorse ecologiche messe a disposizione dalla Terra con la maggior parte dei paesi che disponeva di riserve ecologiche. Nei primi anni ’70 l’aumento delle emissioni di carbonio e la domanda umana di risorse hanno cominciato a superare le disponibilità offerte dal pianeta in termini rinnovabili, mandandoci in in overshoot ecologico. 041_person_01Da allora l’impronta ecologica degli abitanti della Terra è più che triplicata. Come rileva Mathis Wackernagel (foto a sinistra), presidente del Global Footprint Network, “Affrontare tali vincoli ha un impatto diretto sulle persone. Popolazioni a basso reddito hanno difficoltà a competere con il resto del mondo per le risorse“. I dati del Global Footprint Network’s, evidenziano che l’umanità sta adesso usando le risorse ecologiche e i servizi naturali ad un tasso corrispondente alla produttività di un pianeta e mezzo, incamminati su un pericoloso percorso che ci richiederebbe la disponibilità di ben due pianeti prima della metà del secolo. Venendo alla situazione del nostro paese, si rileva una tendenza alla diminuzione che fa seguito al picco dei primi anni 2000, rimanendo comunque quasi quattro volte superiore alla biocapacità del nostro paese. Dando una occhiata al resto del mondo, la situazione peggiore da questo punto di vista è quella del Giappone, che consuma 7,1 “Giapponi” ogni anno, seguito da Qatar e Svizzera, mentre ci sono anche paesi che riescono a produrre più di quanto consumano come alcuni paesi come Canada, Brasile o Australia. Proprio l’Australia sembra essere la più virtuosa, dal momento che consuma appena la metà delle risorse che produce, anche se, nonostante ciò, sta erodendo le proprie “riserve ecologiche”. Nella figura seguente un riepilogo grafico della situazione dei alcuni dei principali paesi e la media mondiale che si attesta ad 1,5 “pianeti”.

grafico_overshootday

In questo contesto, l’Impronta ecologica totale della Cina è la più grande del mondo, evidentemente a causa della sua grande popolazione, nonostante che l’Impronta ecologica cinese pro capite è di gran lunga più piccola di quella delle nazioni europee o nord americane: Negli ultimi 7 anni il grande paese asiatico ha superato quello che è mediamente disponibile per ogni persona a livello globale. Su questa base, se tutti gli umani dovessero vivere con lo stile di vita del “cinese medio” di oggi, ci vorrebbero 1,2 Terre a sostegno della popolazione mondiale. Le richieste pro capite degli altri paesi sugli ecosistemi del pianeta sono ancora più alte: se ognuno dovesse vivere come lo statunitense medio di oggi, ci vorrebbero quattro pianeti per sostenere la popolazione mondiale. Nell’indagine annuale si rileva come, mentre la recessione globale che ha avuto inizio nell’ottobre del 2008 ha rallentato la domanda di risorse dell’umanità, il consumo in assoluto continui ad aumentare. Diviene quindi prioritario e fondamentale che il tema dei limiti delle risorse deve essere messo al centro del processo decisionale onde evitare difficoltà economiche,. L’andamento attuale della produzione di risorse non è già oggi in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione in continua crescita, oggi di 7 miliardi di persone, di cui circa due miliardi di queste che non hanno accesso alle risorse necessarie per soddisfare i loro bisogni di base. Sicuramente un’opera sempre più importante quella del Global Footprint Network che, con la sua vasta rete di partner stanno lavorando con le organizzazioni, i governi e le istituzioni finanziarie di tutto il mondo per stimolare e far prendere decisioni in linea con la realtà ecologica, cercando di rovesciare il modo di vedere le risorse naturali, non più come un qualcosa da liquidare, quanto invece una costante fonte di ricchezza da tutelare e preservare. Una organizzazione che lavora oramai storicamente affinché il concetto di “limite ecologico” sia centrale nel processo decisionale grazie all’utilizzo dell’Impronta Ecologica, uno strumento di gestione delle risorse che misura quanta natura abbiamo, quante ne usiamo e chi usa cosa.

A seguire un interessante servizio di Euronews che fa il punto della situazione in occasione del Earth Overshoot Day 2013

Sauro Secci

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