Comunità e memoria in un territorio che diventa “EcoMuseo”: lo straordinario esempio del Casentino

ecomuseoDa valdarnese, cioè da cittadino di una delle quattro valli della provincia di Arezzo, ho trovato da tempo una attrazione sempre più forte per un’altra valle aretina, il mistico e bellissimo Casentino, che grazie ad un elemento fino ad oggi visto come un limite, alla luce del modello di sviluppo che ci ha accompagnato negli ultimi decenni, costituito dall’assenza di grandi assi di comunicazione sia stradale che ferroviaria che lo attraversano, ci ripropone oggi il bellissimo fascino di “vivere ad un’altra velocità”, come avrebbe detto Franco Battiato in un brano di molti anni fa. Un elemento fondamentale per questo mio travolgente amore per il Casentino è stato indubbiamente la conoscenza di quello straordinario “porto di terra” costituito dalla Fraternità di Romena, fondata oramai 22 anni fa dal caro amico Don Luigi Verdi, nella bellissima omonima pieve romanica nei pressi di Pratovecchio e di cui sono oggi anche appassionato collaboratore volontario. Ma oggi non voglio parlare della straordinaria realtà di Romena come spesso mi capita, ma del Casentino come territorio che diviene “ecomuseo”, in un momento in cui una profonda crisi di sistema e di valori ci sta assalendo, facendoci riflettere su un concetto di sviluppo, quello degli ultimi decenni, che ha frettolosamente e brutalmente accantonato il concetto di “limite”, in una iniziativa dai segni e dalle connotazioni ancor più attuali. E’ il progetto che è stato realizzato con la promozione ed il coordinamento dell’ Unione dei Comuni Montani del Casentino, l”EcoMuseo del Casentino” appunto, che si articola in una rete di spazi espositivi, testimonianze ed esperienze culturali diffuse nella valle a stretto contatto con le comunità locali, a testimonianza dell’immenso giacimento culturale, di valori e di competenze, di cui la valle che da origine al fiume simbolo della Toscana come l’Arno, è ricchissima. Quelle che nell’ambito dell’Ecomuseo, sono definite come “antenne” o se volete come “poli” (vedi mappa seguente), hanno ruoli e caratteristiche che suggeriscono anche tempi, spazi e modi di fruizione diversificati. Una complementarietà che conferisce ad ogni angolo di questa bellissima e mistica valle della Toscana, una ricchezza ed un giacimento di valori e competenze davvero enorme e fondamentale da proteggere e tutelare nell’ottica della sostenibilità perduta, e soprattutto da tramandare alle nuove generazioni, che ne avranno davvero tanto bisogno per andare avanti. Un tema a me molto caro e dalle variegate implicazioni, che avevo affrontato anche qualche tempo fa nel post “Sostenibilità perduta: una storia che viene da lontano”. Un luogo, il Casentino, ideale incontro tra le due grandi civiltà etrusca e romana e che arricchisce per questo il percorso museale, articolato in una fittissima rete ecomuseale come ben illustrato nella mappa seguente:

cartinaecomuseo

  1. Museo del Bosco e della Montagna – Collezione ornitologica “Carlo Beni”
  2. Castello di Porciano
  3. EcoMuseo del Carbonaio – Banca della Memoria di Porto Franco “Giuseppe Baldini” – Casa dei Sapori
  4. Museo della Pietra Lavorata – Centro d’interpretazione Ecomuseo della Pietra
  5. Castello dei Conti Guidi di Poppi – Mostre permanenti
  6. Bottega del Bigonaio e Mostra permanente sulla guerra e la resistenza in Casentino
  7. Raccolta rurale Casa Rossi
  8. Ecomuseo della Vallesanta
  9. Ecomuseo della Castagna
  10. Ecomuseo della polvere da sparo e del contrabbando
  11. Centro di documentazione sulla cultura rurale del Casentino
  12. Casa natale di Guido Monaco
  13. Centro di documentazione della cultura archeologica e del territorio
  14. Centro di documentazione e Polo didattico dell’Acqua

Il percorso ecomuseale è diviso essenzialmente in macro aree dedicate a:

  • Archeologia: con numerosi siti archeologici nella zona di Castel Focognano, Poppi, Pratovecchio, Stia e Bibbiena, che fa del territorio casentinese uno dei più interessanti da conoscere,,
  • Acqua: particolarmente interessante in questo ambito, un percorso che ho vissuto più da vicino, quello dell’ecomuseo dedicato all’acqua, che ha sempre rappresentato nella zona una delle componenti primarie del paesaggio. Un percorso che rende possibile molino21osservare il cambiamento nei secoli, del rapporto tra l’uomo e l’acqua in quel territorio, ammirando la struttura di ponti, di manufatti, di idrovie o dei mulini. Proprio in tema di mulini ricordo lo straordinario mulino ad acqua dei fratelli Grifoni della fine del 1600 (vedi foto a destra), in quel di Pagliericcio, nel Comune di Castel San Niccolò, sulle pendici del versante del Pratomagno di cui allego un bellissimo servizio della trasmissione di RAI UNO Linea Verde, in calce al post. Un mulino dove si possono ancora ritrovare i sapori di una volta con farine di grano, di mais e di castagne, prodotti da oltre 300 anni dalle tre macine azionate dalle acque del torrente Solano,
  • Bosco: Un percorso davvero coinvolgente, in una delle più alte forme di ecosistema come il bosco, autentico simbolo del Casentino, immerso appunto nel verde dei boschi. Una delle più significative quest’area dell’Ecomuseo, dedicata al verde e alle diverse peculiarità del manto boschivo casentinese, alle foreste di conifere e faggi di Camaldoli e de La Verna o ancora al bosco giardino di Ortignano Raggiolo dove si trova il Museo della Castagna, autentico simbolo anche di sopravvivenza per le popolazioni di montagna nei momenti bui della storia dell’umanità. Completano l’ecomuseo poli didattici, musei o itinerari nei boschi per conoscere meglio la natura in tutte le sue forme, come il Museo del carbonaio a Cetica, nel Comune di Castel San Niccolo, o il Museo della Polvere da sparo e del Contrabbando nel comune di Chitignano o ancora il Museo del Bosco e della Montagna a Stia;
  • Sistema agropastorale: in un luogo con grandissima copertura di bosci e prati, ed una grande prevalenza di verde non poteva mancare uno spazio dedicato a questo fondamentale settore dell’economia rurale, che ha sempre rappresentato uno delle forme di sostentamento fondamentali del territorio casentinese.
  • Manifatturiero: importante branca della rete eco museale con i distretti lanieri di Stia e Soci, famosi per la produzione del panno Casentino, gli stabilimenti per la produzione della seta di Rassina e Subbiano, la grande arte fabbrile come la ferriera del Bonano, le botteghe di fabbri e maniscalchi di Pagliericcio e la lavorazione della pietra nel comune di Chitignano. Percorsi di grandissima valenza storica e didattica tra natura, storia, tradizioni ed economia rurale alla scoperta del passato e alle peculiarità di unbigonaio al lavoro territorio oggi più che mai attuale e di eccezionale valenza. Particolarmente significativo in questo ambito, ed in una regione come la Toscana, che è l’emblema assoluto nel mondo della civiltà del vino, l’angolo eco museale dedicato al “Bigonaio”, nel bellissimo borgo montano di Moggiona, nel comune di Poppi, definito appunto il paese dei Bigonai (nella foto di destra un bigonaio all’opera), costruttori cioè di “bigonce”, contenitori in legno utilizzati per la raccolta in campo delle uve ed il conferimento delle stesse alla cantina. Da Moggiona sono partiti per anni i caratteristici contenitori lignei per la raccolta delle uve verso tutte le fattorie della Toscana e non solo, prodotti dai molti artigiani del paese. Davvero bella e caratteristica la “bottega del bigonaio”, presente nel piccolo borgo casentinese e davvero imperdibile (link sito Pro Loco di Moggiona). Su questo affascinante ed antico mestiere, un significativo spazio nel video in calce al post.

Ricco anche il calendario di eventi che ruota intorno alla fitta rete eco museale (vedi figura sopra) caratterizzato, soprattutto nei mesi estivi, da mostre, laboratori, escursioni, feste, iniziative culturali, presentazione di progetti di ricerca, laboratori per bambini, etc..
Interessanti anche gli strumenti utilizzati a livello metodologico, di cui due mi hanno particolarmente colpito tra gli altri:

  • La “mappa di comunità”: si tratta di uno strumento con cui gli abitanti di un determinato luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni. Uno strumento capace di evidenziare il modo con cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce valore al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e anche come auspicherebbe che fosse in futuro. Materialmente si tratta di una rappresentazione cartografica o in un qualsiasi altro prodotto od elaborato in cui la comunità si può identificare. In questo modo un nuovo concetto di territorio, individuato non nel luogo in cui si vive e si lavora, ma che conserva la storia degli uomini che lo hanno abitato e trasformato in passato, i segni che lo hanno caratterizzato, eseguendo una operazione di nuovo radicamento, attualissima nei significati. Alla base di tutto questo approccio, la consapevolezza che qualunque territorio contenga un patrimonio diffuso, ricco di dettagli e soprattutto di una fittissima rete di rapporti e interazioni tra i tanti elementi che lo compongono e lo contraddistinguono. La mappa è un processo culturale e metodologico, introdotto in Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta e ampiamente sperimentato successivamente, attraverso il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio ed oggi gestito ed aggiornato attraverso anche lo scambio ed il confronto maturato nell’ambito di MONDI LOCALI (www.mondilocali.it) , una comunità di pratica che mette in rete alcuni ecomusei italiani ed europei.. Si tratta di molto più di un arido inventario di beni materiali o immateriali, dal momento che include un insieme di relazioni invisibili fra questi elementi. La fase di costruzione non può prescindere dal coinvolgimento e dal concorso dei residenti, unica strada per far emergere tali relazioni sommerse. Il prodotto che si ottiene non si riduce quindi ad una “fotografia” del territorio ma comprende anche il “processo con cui lo si fotografa”. Materialmente la predisposizione di una mappa di comunità significa intraprendere un percorso finalizzato ad implementare un “archivio” permanente, ed aggiornabile, delle persone e dei luoghi di un territorio. Uno strumento fondamentale per evitare la perdita delle conoscenze puntuali dei luoghi, quelle che sono espressione di saggezze sedimentate raggiunte con il contributo di generazioni e generazioni. Un luogo include memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti numerosi e complessi che a volte sono più vicini alla gente che non alla geografia, ai sentimenti che non all’estensione territoriale. A livello esemplificativo il link relativo alla “mappa di comunità” della Vallesanta (link), estrema propaggine nord-est del Casentino al confine con la Valtiberina. A seguire una figura che ci illustra la mappa di Comunità dell’Alta Valle del Solano, affluente di destra del Fiume Arno.

mappa_valle_solano

  • La “Banca della memoria”: è un progetto gestito dal servizio CRED (Centro Risorse Educative e Didattiche ) e Mediateca dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, dedicato alla raccolta e conservazione delle tradizioni e della memoria orale ed immateriale. Si tratta di un progetto di raccolta di interviste nato già negli anni ’90, che ha determinato oggi la realizzazione di un’archivio audiovisivo dedicato alla cultura materiale, alle tradizioni popolari e alla storia del ‘900, in forma video digitale. Molte le tematiche che ho avuto anche io la bambino l’immenso piacere di aspettare, seppure nella valle limitrofa dell’Arno, tra le quali, tra le più rilevanti vi sono:

– la poesia estemporanea toscana,
– gli antichi mestieri,
– le memorie di guerra,
– la gastronomia tradizionale,
– le tradizioni popolari e religiose
– una sezione è dedicata al cinema familiare, raccolto dal 2004 attraverso il progetto “Seicento Minuti di Novecento”, contenente memorie cinematografiche toscane e nazionali dagli anni ’20 agli anni ’70 dalla immensa valenza storica ed antropologica.

E’ attualmente in fase di realizzazione il portale della Banca della Memoria che renderà possibile la ricerca nell’archivio e la visione on-line di parte del materiale audiovisivo.

Davvero una iniziativa importante e costruita negli anni, quella di questa meravigliosa valle montana della Toscana appenninica, che merita davvero la massima attenzione, auspicando che possa costituire un valido spunto per altre realtà locali di cui è costituito quello straordinario paese che è l’Italia, troppo spesso attratto, in questi ultimi anni, dall’emulare modelli che non fanno parte della nostra cultura e con la forte esigenza di poterli riagguantare e tramandare alle future generazioni come una grande bussola per il futuro. Concludo con questa frase del grande giornalista e scrittore toscano Indro Montanelli che credo si calzi perfettamente al tema trattato “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente“.

  • Link EcoMuseo del Casentino
  • Video che spiega la straordinaria valenza, etica, culturale, economica e testimoniale di questo splendido angolo di Toscana

    • Video relativo al servizio della trasmissione di RAIUNO “Linea Verde”, dedicato al Mulino Grifoni di Pagliericco-Castel San Niccolò (AR) con la bellissima testimonianza del caro amico Andrea Grifoni, mugnaio di Pagliericcio, che sa trasmettere immensa passione solo ad ascoltare le sue bellissime testimonianze. La visita al mulino è ovviamente, vivamente consigliata.

Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Etica e Sostenibilità, In evidenza e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Comunità e memoria in un territorio che diventa “EcoMuseo”: lo straordinario esempio del Casentino

  1. sandra ha detto:

    caro sauro,
    un lavoro il tuo appassionante, fai davvero venire voglia di andare a visitare luoghi e incontrare i testimoni che tu citi, complimenti! Un’ottima promozione di un ricco patrimonio da valorizzare e godere e soprattutto tutelare per non disperdere la bellezza e l’integrità di un magico ambiente.

    • saurosecci ha detto:

      Carissima Sandra, non sai quanto coraggio mi danno le tue parole, credo che nella ricerca delle nostre radici e delle nostre origini ci siano messaggi fondamentali per proseguire il cammino in questa nebbia densa. Io ho ritrovato nelle piccole e semplici cose queste enormi valenze, anche grazie alla conoscenza diretta dei personaggi rimasti stoicamente in campo come il mugnaio Andrea Grifoni o gli appassionati curatori delle ricerche antropologiche come Danilo Tassini per il Casentino, vallata della quale mi sento oramai figlio adottivo nonostante la non più verde età. Se abbiamo occasione mi piacerebbe approfondire anche il bellissimo patrimonio anche della Val Bisenzio, che so essere ricchissimo a sua volta di grandi testimonianze.

  2. Pingback: Ricordi, miniere, carbone e… il Wwf con “No al carbone Sì al futuro” | L'ippocampo

  3. Pingback: Parco Nazionale Foreste Casentinesi: un secolo di storia per un pilastro fondamentale per la tutela della biodiversità in Italia | L'ippocampo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...