Mercato mondiale fotovoltaico: in vista la “quiete dopo la tempesta”?

Naviagant-Research-featured-426x188E’ oramai oltre un anno che il fotovoltaico sta vivendo momenti di grandi turbolenze, indotte dalla evoluzione delle strategie nei diversi distretti geografici del pianeta. Secondo le previsioni contenute nell’ultimo rapporto dell’importante istituto specializzato del settore Navigant Research dal titolo “Solar Pv market forecasts”, sarebbe in arrivo la classica “quiete dopo la tempesta” Infatti, secondo il nuovo rapporto, dopo che negli ultimi periodi varie turbolenze hanno scosso questo fondamentale comparto della green economy, come l’eccesso di produzione rispetto alla domanda e il vertiginoso calo dei prezzi dei moduli che ha portato molte aziende al fallimento o comunque sull’orlo del collasso. Tanti sono stati i colossi del fotovoltaico che hanno dovuto chiudere i battenti o sono comunque in una difficile fase di ristrutturazione dei propri debiti come le tedesche Q-Cells e Solon nel 2012, per arrivare, proprio in questi giorni, alla procedura d’insolvenza chiesta dalla tedesca Conergy. Ultima ma non per importanza in questa lunga sequenza la stessa Suntech, ex numero uno del fotovoltaico internazionale, che ha dovuto elaborare completamente una nuova strategia di rilancio. Nel nuovo rapporto “Solar Pv market forecasts” di Navigant Research sono evidenziati due grandi filoni che dovrebbero traghettare in acque più calme il fotovoltaico mondiale:

  • il primo che conduce dal vecchio continente verso gli Stati Uniti e l’Asia, le due aree geografiche decisamente più promettenti per questa fonte rinnovabile, anche a fronte della crescente maturità acquisita proprio sui mercati americani e orientali attraverso una maggiore stabilità degli incentivi, una crescita delle installazioni, e traguardi sempre più ambiziosi fissati dai Governi.
  • la seconda corrente che sta vedendo incrementare il flusso degli investimenti nei Paesi emergenti, tra cui Cile, Arabia Saudita e Sudafrica.

Secondo il rapporto Navigant Research, dal 2013 al 2020 si avranno 438 GW di nuova capacità solare installata a livello mondiale; con un fatturato annuale dell’industria fotovoltaica che supererà i 134 miliardi di dollari entro i prossimi sette anni (vedi grafico seguente).

grafico

In altre parole quindi, il mercato dovrà quasi raddoppiare, passando dai circa 31 GW installati nel corso del 2012 a una sessantina di GW installati mediamente ogni anno da qui al 2020. Come si legge nel comunicato della società di analisi e di consulenza, il solare potrà produrre energia elettrica competitiva, senza bisogno di sussidi o aiuti statali, con quella acquistata dalla rete, in un numero progressivamente crescente di Paesi. In questo senso, alcuni Governi stanno già pensando a ridefinizione degli incentivi, con una grande enfatizzazione dell’autoconsumo di energia fotovoltaica, a sostegno delle determinazione di quella grande rete di “generazione distribuita” costituita da abitazioni civili e piccole attività commerciali. Come sappiamo uno dei primi governi sensibili a queste istanze è stato il Governo tedesco, che ha partire dal maggio scorso ha lanciato un piano di incentivi per l’acquisto di batterie di accumulo abbinate a sistemi fotovoltaici residenziali (vedi post “Germania: al via gli incentivi ai piccoli accumuli di energia fotovoltaici”). Un altro segnale di stabilizzazione può essere poi quello giunto in questi giorni con l’accordo tra Europa e Cina sui dazi antidumping, di cui avevo riferito proprio alcuni giorni prima (vedi post “Fotovoltaico UE e la Beffa dell’ Antidumping: “come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”). Con un prezzo minimo per i pannelli importati da Pechino di 56 centesimi di euro/watt, da confermare in via ufficiale dopo il recente accordo, le relazioni commerciali con il gigante cinese dovrebbero rasserenarsi, escludendo le conseguenze più nefaste della disputa che era in corso tra le aziende del fotovoltaico, come la sovrapproduzione rispetto alla domanda di moduli e la concorrenza spietata sui prezzi delle celle solari. C’è anche da considerare che qualche imprevisto potrebbe colpire proprio il mercato americano, che ha visto verificarsi una esplosione da oltre 10 GW di potenza cumulata installata e dove, anche lì come in Italia, le grandi compagnie energetiche che gestiscono gli impianti termoelettrici tradizionali, alimentati dalle fonti fossili, hanno cominciato ad essere preoccupati per il calo della domanda elettrica e conseguentemente dei loro profitti, con la grande avanzata delle energie e tecnologie pulite. I prossimi mesi ci potranno sicuramente svelare qualcosa di più e capire se veramente, per il fotovoltaico, il nucleo centrale della tempesta sia veramente passato.

Sauro Secci

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