Mobilità sostenibile: finalmente un disegno di legge

rete-mobilita-nuova Logo Colore PKMi capita sempre più spesso nei post del mio blog ti affrontare temi riferibili alla mobilità sostenibile in generale ed alla forma più alta di questo ambito, riferibile alla mobilità elettrica. Un tema che ho cercato di affrontare sia sul fronte delle tecnologie disponibile e delle diffusione delle infrastrutture di ricarica (vedi il post “Reti integrate di ricarica elettrica: il caso spagnolo dei Paesi Baschi….”, ed anche  il post “Rete di ricarica veloce mezzi elettrici: ecco la soluzione dei Paesi Bassi targata ABB”) che anche nel valutare l’impatto della prossima definitiva consacrazione della mobilità elettrica sullo stesso sistema elettrico (vedi post “L’impatto dell’E-mobility sul sistema di distribuzione elettrico….”). La motivazione per cui mi avvicino all’argomento in questo post è invece legata a quando va emergendo all’interno del nostro Parlamento dove si sta discutendo della proposta di legge di “Rete Mobilità Nuova”, raggruppamento che raccoglie circa 200 associazioni, comitati e organizzazioni di categoria. Una proposta di legge presentata in questi giorni con un doppio appuntamento:

  • una cicloconversazione con alcuni parlamentari;
  • una conferenza stampa alla Camera che ha visto deputati e senatori impegnarsi per sostenere le nuove norme.

Ma veniamo ai contenuti salienti del cartello di associazioni per una nuova mobilità di cui fanno parte, tra gli altri, Legambiente, Libera, Slow Food, Auser, Cittadinanzattiva, Movimento Difesa del Cittadino, Touring Club Italiano, Euromobility, #salvaiciclisti. Nella bozza si parla di modificare il codice della strada introducendo il limite dei 30km orari nei centri urbani, destinando maggiori risorse al trasporto pubblico, collettivo e non motorizzato. La proposta è inoltre finalizzata atraffico concentrare le risorse pubbliche sui punti laddove si concentra la domanda di mobilità, suggerendo nel contempo un radicale e profondo ripensamento del settore dei trasporti, con il sostegno, attraverso scelte strategiche, ai cittadini che si muovono quotidianamente con i mezzi pubblici come treni locali, bus, tram e metropolitane, con la bicicletta o a piedi, dando comunque l’opportunità a chi usa l’automobile di poter scegliere un’alternativa più sicura, più economica e più efficiente. Secondo il comitato di associazioni promotore della legge, diminuire la velocità massima in città è un intervento già realizzato con successo in molte città europee che non presenta particolari controindicazioni dal momento che i tempi di percorrenza urbana risultano analoghi a quelli registrati col limite a 50 km/h, producendo invece una lunga serie di esternalità positive in termini di sicurezza stradale, di riduzione della congestione, di smog, di rumore, di consumi di carburante, di aggressività alla guida, rendendo praticamente a costo zero le strade maggiormente fruibili anche dal traffico non motorizzato. Un aspetto che induce invece, nei promotori dell’iniziativa, domande sul perché indugiare ancora da parte degli amministratori a passare al limite dei 30 Km/h nei centri delle città che da soli riuscirebbero quantomeno a dimezzare gli 2000 morti di incidenti stradali che ogni anno si registrano all’interno delle aree urbane. Nota dolente, dulcis in fundo, il punto chiave delle risorse pubbliche, visto che sono proprio gli interventi mob_sostenibile1sulle lunghe percorrenze a fagocitare gran parte delle risorse disponibili, nonostante che queste assorbano appena il 3% degli spostamenti di persone e merci. Nella nuova bozza di legge sulla Mobilità Nuova si prevede al riguardo, la creazione di un Fondo per lo sviluppo del TPL (Trasporto Pubblico Locale) e della Mobilità non motorizzata dove confluiscono annualmente il 75% dei fondi complessivi al trasporto e alle infrastrutture per la mobilità. All’interno delle nuove norme si ipotizzano anche i Target di mobilità e gli obiettivi nazionali e vincolanti di ripartizione modale degli spostamenti validi in tutte le città. Obiettivo importante della proposta quello di obbligare i sindaci, nell’arco temporale di due anni, di far scendere almeno sotto il 50% gli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del loro territorio.

Sauro Secci

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