Oneri di sistema: la dipendenza fossile spinge in alto la bolletta energetica italiana

imagesDi attacchi alle rinnovabili, in questi ultimi tempi ce ne sono stati parecchi, stanti i progressivi fastidi che le energie pulite stanne dando sempre più, ai grandi gestori di grandi impianti a fonti fossili. Spesso questi attacchi sono stati basati su argomentazioni assolutamente strumentali e per niente obiettive, lasciando fuori dalla porte le enormi esternalità energetiche negative che le fonti fossili hanno in termini di cambiamenti climatici, inquinamento dell’aria dell’acqua e del suolo e sulla salute umana e degli ecosistemi (vedi post “A proposito di esternalità energetiche”). E’ di questi giorni un interessante studio della Fondazione Sviluppo Sostenibile, guidata dall’ex Ministro dell’Ambiente di qualche anno fa, Edo Ronchi, che evidenzia il grandissimo onere lasciato in bolletta dalla atavica importazione di logo_fondazionecombustibili fossili dall’estero, salita oggi a 65 miliardi di euro. La bolletta energetica pagata da famiglie e imprese italiane è superiore del 18% rispetto rispetto alla media europea, a tal punto che che un allineamento dei prezzi dei prodotti energetici italiani (energia elettrica, gas e carburanti) a quelli medi europei, sarebbe capace di garantire un risparmio annuale di 25 miliardi di euro. Un dato composto da una elevatissima tassazione e da una dipendenza dai combustibili fossili tra le più elevate a livello europeo e con un mercato del gas e dell’elettricità con prezzi, nel 2012, sono risultati più elevati rispetto alle altre piazze europee. Sono questi gli aspetti principali evidenziato dal nuovo dossier della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che, partendo dall’analisi comparativa dei prezzi dei prodotti energetici, è arrivato a stimare una fattura complessiva, pagata dagli utenti italiani nel 2012 di oltre 160 miliardi di euro per l’acquisto totale di energia; con una tendenza alla crescita causata dall’aumento dei prezzi petroliferi, maggiore del 10% rispetto al 2011 e nonostante la netta contrazione dei consumi dello scorso anno, prevalentemente dovuta alla netta diminuzione della produzione termoelettrica nazionale, determinata dalla grande bolletta_energeticaavanzata delle energie rinnovabili. Una dipendenza fossile ancora fortissima per il nostro paese, alla quale sono imputabili gli alti costi delle nostre bollette energetiche, visto che in Italia, i combustibili fossili l’82% della domanda interna, uno dei dati più alti in ambito UE. Una considerazione ulteriormente aggravate dall’aumento dei costi del petrolio di oltre il 200% nel periodo 2000-2012 i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 200%, con le inevitabili conseguenze. Una fattura energetica, quella pagata dall’Italia per l’importazione di combustibili fossili, a parità di consumi ed al netto dell’inflazione, passata, da metà degli anni 90 dai 20 miliardi ai 65 miliardi di euro odierni. Un prezzo di questa impennata, pagato un po’ da tutti gli utenti del mercato energetico:

  • le famiglie sono particolarmente penalizzate dai consumi di gas naturale, che spendono dal 24 al 35% in più della media europea corrispondenti a circa 300 euro annui);
  • le imprese, sopratutto quelle medio-piccole, penalizzate dagli alti costi dell’elettricità, che devono fare i conti con un kWh dal 30% all’ 86% più caro della media europea.

A tutto ciò va aggiunto che i prezzi di benzina e diesel, la voce più grande della bolletta energetica, sono i più alti d’Europa. Ma lo studio della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è andato oltre, investigando anche su quali siano i costi “occulti” che gravano sulla bolletta energetica nazionale. Aspetto assolutamente non trascurabili, che certi portavoce filo fossili, come certi “illustri” personaggi si guardando bene di dire è che ci sono, ad esempio, tra i due e i cinque miliardi di euro l’anno di sussidi che in Italia vengono garantiti ai combustibili fossili, sotto forma di agevolazioni fiscali e altro, e che, a differenze di quelli destinati alle rinnovabili, non rientrano in bolletta e non contribuiscono a formare i prezzi dell’energia, ma vengono comunque pagati dai cittadini e dalle imprese attraverso la fiscalità generale. Escono invece assolti da questa analisi gli incentivi alle fonti rinnovabili, additati da più parti, come principale causa del caro bolletta, nonostante che quelli del settore elettrico abbiano raggiunto nel 2012 circa 10 miliardi di euro, pari al 16-17% della bolletta elettrica nazionale. Secondo lo Studio della fondazione però, il sostegno alle fonti rinnovabili ha inciso sull’aumento del prezzo del kWh degli ultimi anni solo per il 33%, mentre l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili ha pesato per ben il 57%. Numeri comunque nettamente favorevoli alle rinnovabili che non considerano il contributo delle rinnovabili alla riduzione del prezzo medio orario dell’energia elettrica che a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012 (vedi post “Mercato elettrico: segnali evidenti di rinnovabili”) e alla creazione di ricchezza e occupazione nazionale attraverso l’autentica costituzione di una nuova filiera economica e produttiva. Secondo le stime della Fondazione, su 1.000 euro spesi nelle fonti pulite, rimangono in Italia dai 500 ai 900 euro, mentre su 1000 euro investiti nella produzione elettrica da gas, la forme meno impattante tra le fonti fossili, ne restano sul territorio nazionale appena 200. Una analisi lucida e coerente quella della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che merita una seria riflessione sopratutto da parte dei “soliti noti”, si scagliano sconsideratamente contro le energie pulite, animati solo ed esclusivamente ad interessi di pochi.

Sauro Secci

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